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Spinazzola e Berardi brillano all’Europeo: la Juve si mangia le mani

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Spinazzola e Berardi brillano all’Europeo: la Juve si mangia le mani. Uno sacrificato per plusvalenza, l’altro non arrivò per colpa di… Zaza

La prima partita dell’Italia ad Euro 2020 ha portato in dote le super prestazioni di Leonardo Spinazzola e Domenico Berardi: forse non i nomi più attesi ma sicuramente due giocatori che in questa stagione hanno dimostrato di potersi esprimere al massimo livello senza particolari patemi. Due giocatori forse da Juventus, ma che motivi diversi alla fine non sono stati protagonisti in bianconero.

Spinazzola-Juve: sacrificato in nome del bilancio

Sempre più grandi i rimpianti della Juventus per il prematuro addio a Leonardo Spinazzola. L’esterno della Roma, cresciuto nel settore giovanile bianconero, fu riportato alla casa base dopo l’esperienza all’Atalanta. Una stagione intera per recuperarlo da un grave infortunio e poi la sorprendente decisione di sacrificarlo in uno scambio con Luca Pellegrini, utile soprattutto per l bilancio. Il primo fu valutato 29,5 milioni, il secondo 22 milioni per una doppia plusvalenza quasi totale.

Berardi-Juve: fumata nera per colpa di… Zaza

Era l’estate del 2013 quando la Juventus acquistò metà del cartellino di Berardi per 4 milioni di euro. Due anni dopo, in seguito all’abolizione delle comproprietà, il giocatore diventò interamente neroverde. Nel 2016 Marotta provò a riacquistarlo ma quella volta fu lo stesso attaccante a declinare clamorosamente l’invito. «Il no alla Juventus, in realtà, per come lo dissi io, non fu un no. Il mio era un sì al Sassuolo, il sì che a loro fra l’altro non avevo mai detto. Eravamo appena andati in Europa League: volevo giocarla con i compagni con cui me l’ero presa, volevo crescere un altro anno. E poi sì, è vero: a me piace tanto giocare e poco fare quello che mi dicono di fare. La Juve non mi ha costretto a far nulla, ma spingeva molto perché andassi: per me era una specie di imposizione. E quanto avrei giocato? Mi avrebbe fatto bene tanta panchina, così giovane? Confesso, l’esempio di Zaza un po’ ha pesato: ho contato i minuti che Simone aveva giocato lì, e ho tirato il freno», raccontò l’attaccante un anno dopo a La Gazzetta dello Sport.