Tifosi Juve, distanti ma uniti: Francesco e il suo “Pizzuò”

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Tifosi Juve, distanti ma uniti nell’emergenza: Francesco e il suo “Pizzuò”, pizzeria di Giuliano di Roma (Frosinone). La rubrica che ascolta e racconta le storie del popolo bianconero

Qui Giuliano di Roma, piccolo borgo di 2.300 abitanti in provincia di Frosinone. La situazione è la medesima che si sta vivendo, di questi tempi, in ogni angolo del Bel Paese. Tanti gli imprenditori e i piccoli esercizi costretti a chiudere momentaneamente i battenti: tra questi ecco Francesco Pizzuti, 35 anni, pizzaiolo e titolare di “Pizzuò“.

La pizzeria, aperta soltanto 6 mesi fa, è diventata in poco tempo un punto di riferimento per il piccolo paesino e per tutta la provincia. Merito soprattutto di una pizza leggera e creativa, cotta a puntino nel forno a legna, che racconta sapientemente la secolare tradizione culinaria ciociara. I sorrisi e l’aria familiare del locale fanno il resto. Il nostro Francesco, grande tifoso della Juventus, nonostante il momento difficile, non si perde d’animo: «Prima o poi la fortuna aiuterà noi audaci». Nella vita di tutti i giorni così come in Champions League, si intende. JuventusNews24 ha ascoltato la sua storia.

Ciao Francesco, ci racconti come è nata la tua attività e come stai vivendo questo momento?
«Ho aperto “Pizzuò” da sei mesi. Io sono pizzaiolo da 5 anni, e dopo svariate esperienze in alcuni ristoranti, ho deciso di fare il passo e creare un’attività tutta mia. La situazione chiaramente l’ho vissuta male, almeno inizialmente. Pensare di essere catapultato in questa situazione da un giorno all’altro, per chi è abituato a fare mille cose ed è iperattivo come me, non è facile».

Quando ti sei reso conto della gravità della situazione?
«Ho iniziato a capire che c’era qualcosa che non andava domenica 8 marzo. Parecchie persone hanno disdetto la loro prenotazione. La situazione è grave ed è giusto rispettare ciò che ci stanno chiedendo. Restare a casa farà sì che questa piaga cessi e tutti potremo tornare alla nostra vita quotidiana il prima possibile».

Hai pensato a soluzioni alternative per mantenere viva la tua attività in questo periodo? Magari le consegne da asporto…
«Inizialmente ci avevo pensato perché, sembrerà strano, ma senza questo lavoro non riesco a stare. I primi giorni mi ero messo a fare il pane, che ho regalato ad alcuni vicini e a chi era impossibilitato ad uscire dal paese per reperire beni di prima necessità. Sono sincero: mi sono sentito come in dovere morale di fermare tutto perché non aveva senso consegnare a domicilio, o lavorare attraverso le consegne da asporto. Avremmo comunque incentivato il peggioramento della situazione. Adesso più della mia attività, conta questa situazione e la vita delle persone».

Il Governo ha stanziato dei fondi per sostenere famiglie e piccole attività. Ti aspetti qualche altro aiuto?
«Credo e soprattutto spero che gli organi di competenza ci diano una mano. Questa manovra è un ottimo paracadute per noi piccoli commercianti e artigiani. Altre misure necessarie, a parer mio, sarebbero quelle di sospendere gli affitti e le rate dei mutui, e magari posticipare il pagamento dei contributi. Con questi piccoli accorgimenti, tutto potrebbe risultare meno pesante e garantirebbe una ripartenza più veloce e meno sofferta».

Non solo le piccole attività: il Coronavirus ha fermato anche il calcio. “Troppo tardi” dicono in molti…
«Penso che davanti ad una situazione del genere non debbano farsi distinzioni. È giusto che tutti si fermino. A mio parere i tempi di sospensione della serie A sono stati giusti. Al 9 marzo non c’era ancora molta chiarezza sulla situazione sanitaria. Non condivido invece l’aver fatto giocare alcune partite di Champions in piena emergenza».

Stop a parte, cosa ne pensi della stagione della Juventus?
«Qui tocchiamo un tasto dolente. Amo questa squadra e soffro nel vederne le difficoltà sul piano del gioco, nonostante abbia calciatori di livello pazzesco. Penso che molto dipenda dalla testa dei ragazzi. Magari alcuni non si sono ancora calati nei nuovi meccanismi, anche perché dopo anni con un allenatore come Allegri, ritrovarsi con Sarri, che punta al bel gioco, non deve essere facile. Comunque si sono visti dei miglioramenti: la stagione è in corso e magari alla lunga ce ne saranno altri, e chissà… Sono fiducioso».

Spiegaci meglio quel “chissà”…
«Io penso che attualmente in Italia, nonostante non sia facile dopo anni di dominio trovare altri stimoli, la Juventus abbia la rosa più migliore. Non credo, al netto degli scongiuri,  in una vittoria finale di Lazio e Inter. La questione Champions è differente: ci sono squadre più attrezzate di noi, anche se come dimostra l’eliminazione dei campioni in carica del Liverpool, contano anche voglia e soprattutto fortuna. Quest’ultima a noi purtroppo manca da parecchi anni. Io ho vissuto la vittoria del 96′. avevo solo 10 anni ma ricordo bene tutte le partite ed ho impresso nella memoria ogni singolo gol di Del Piero, se ci ripenso ho ancora i brividi. Ho visto ben cinque finali perse, credo che prima o poi la fortuna aiuterà noi audaci».