Tifosi Juve, distanti ma uniti: Bruno e la sua esperienza da operaio a Cuneo

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© foto www.imagephotoagency.it

Tifosi Juve, distanti ma uniti: Bruno e la sua esperienza da operaio a Cuneo. La rubrica che racconta le storie del popolo bianconero

«Grazie per avermi tenuto compagnia in questi giorni qua a casa». È con un sorriso sulle labbra che Bruno Artuso ha concluso la telefonata, congedandosi dopo aver raccontato la sua storia e quella della sua famiglia. 52 anni, residente nella provincia di Cuneo, e al momento senza lavoro dopo la chiusura della sua azienda di metalmeccanica nel cuneese per l’emergenza Coronavirus. Una moglie, due splendide figlie formano il nucleo familiare di Bruno, allietato in queste settimane di quarantena dalla presenza delle sue ‘donne’ accanto a lui. A Juventus News 24, l’operaio ci ha raccontato come sta trascorrendo questi giorni, cambiando tono di voce al solo pensiero di parlare di Juve, suo grande amore fin da quando era piccolo.

Bruno, qual è la situazione attuale legata al tuo lavoro?

«L’azienda ha chiuso una settimana prima del decreto, perché ha sanificato tutto l’ambiente cercando di procurarsi tutto il necessario (mascherine, ecc.) per farsi trovare pronta nei sette giorni successivi. Il problema è che la settimana dopo sono state chiuse tutte le aziende, per cui da quel momento in poi siamo rimasti fermi».

Per quanto riguarda la tua famiglia invece?

«Mia moglie lavora in un supermercato, quindi lei sta continuando ad andare. Le mie due figlie, una di 18 e l’altra di 14 anni, stanno seguendo le lezioni online. La scuola si è attrezzata bene, non da subito perché non si pensava fosse così grave, ma ora ci sono video-lezioni quotidiane per cui è quasi come se fossero in aula…».

Come pensi potrà cambiare la tua situazione al rientro?

«Secondo me, prolungheranno ancora e penso si possa rientrare i primi di maggio in azienda. Al momento c’è la Cassa Integrazione Covid-19, altre notizie non ne abbiamo avute dall’azienda. Fortunatamente dove lavoro io, siamo a distanza chilometrica gli uni dagli altri. I macchinari sono posti a corretta distanza: gli unici momenti di assembramento potevano essere la mensa, che era già stata chiusa, e durante la pausa caffè, in cui però erano stati posti i divieti di recarsi tutti insieme alla macchinetta».

Voltando pagina, raccontami com’è nata la tua passione per la Juve…

«La mia passione è nata quando ero piccolo, grazie a mio fratello più grande. Io sono del ’68, quindi mi sono appassionato ad una Juve vincente. Da lì in poi la passione è rimasta sempre: sono stato abbonato allo stadio anche per molti anni. L’impegno di andare ogni domenica a vedere le partite, poi, è stato accantonato quando mi sono sposato. Volevo rifarlo quando è nato l’Allianz Stadium, ma è stato praticamente impossibile trovarne uno… Ho visto l’epoca di Platini, conosciuto di persona Scirea quindi sono legato a quei calciatori».

Qual è stata la partita più emozionante a cui hai assistito allo stadio?

«Juventus-Inter del 1998. Lì è successo di tutto, è stata un’emozione incredibile. L’ho vista dal vivo, quel mio abbonamento l’avrebbero comprato a peso d’oro ma non l’ho dato a nessuno. Moggi dopo la partita è venuto sotto la curva, abbiamo urlato tantissimo e non ho avuto più voce per una settimana».

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