Tifosi Juve, distanti ma uniti: la storia di Paolo, responsabile della security a Pisa

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© foto www.imagephotoagency.it

Tifosi Juve, distanti ma uniti: la storia di Paolo, responsabile della security a Pisa. La rubrica che racconta le storie del popolo bianconero

Il settore dei trasporti è sicuramente tra i più colpiti in questa emergenza Coronavirus. Aerei, autobus, treni: dal rumore assordante del via vai della gente al silenzio che caratterizza queste giornate così delicate per tutta l’Italia. Lo sa bene Paolo, responsabile della security dell’aeroporto di Pisa, la cui situazione lavorativa è cambiata notevolmente dopo il diffondersi del virus nel nostro Paese. A Juventus News 24, Paolo ha spiegato l’evoluzione di questo periodo nell’ambito dei trasporti, analizzando com’è cambiata gradualmente la sua attività fino ai giorni attuali.

Paolo, parlami un po’ di te e del tuo lavoro…

«Sono salentino e molto fiero delle mie origini. Laureato in lingue straniere, considero gli anni vissuti in Inghilterra un indiscutibile valore aggiunto al mio bagaglio culturale, professionale ed in particolar modo umano. Ho due figli, che adoro, e una compagna, altrettanto adorata. Sono il responsabile del settore security dell’aeroporto di Pisa, un ruolo complesso (dovuto al momento socio-politico attuale), quanto motivante».

Qual è l’aspetto che ti piace di più dell’attività che svolgi?

«Senza dubbio gestire e “collaborare” con il mio gruppo di lavoro. Occorre empatia, sensibilità, la giusta dose di fermezza e autorevolezza».

Com’è cambiata la tua situazione lavorativa in questa emergenza?

«Il settore dei trasporti è uno dei più colpiti. Il traffico commerciale è stato decimato con la conseguenza che l’aeroporto è ora un’area dove il silenzio assordante ha preso brutalmente il posto di un luogo brulicante di persone, attività, luci, suoni. Vita. Le prospettive non sono incoraggianti e lo spettro di cambiamenti radicali comincia ad aleggiare».

Quali conseguenze ti sta portando e come pensi sarà la situazione al termine di questo delicato periodo?

«A livello operativo, tutti i servizi sono stati ridotti al minimo. Le giornate di lavoro si alternano a quelle di ferie, quindi cassa integrazione. La mia personale opinione è che la ripresa sarà molto lenta, le persone modificheranno a vario titolo (paura del contagio, ristrettezze economiche, nuove abitudini) le loro modalità di spostamento, sia nazionali che internazionali. Vettori aerei e gestori aeroportuali sono di fronte ad una sfida tanto inaspettata quanto decisiva per la sopravvivenza».

Voltando pagina per parlare di Juve, cosa ti ha fatto appassionare dei colori bianconeri?

«La mia fede nella casacca bianconera ha origini lontane ed è profondamente radicata. Ho vividi ricordi di me da bambino con mio padre: in camera sua aveva questa televisione, bianca, con un piccolo schermo 11 pollici e con l’antenna integrata. Ed era di fronte a questa tv che con mio padre guardavo le prime partite della mia Juve, quella illuminata dalla classe di Le Roi Platini. Ovviamente era una tv in bianco e nero ed io, nella meravigliosa innocenza di un bambino, pensavo che ero fortunato a tifare per la Juve, perché i colori della maglia non sarebbero stati “viziati” dalle immagini dello schermo, anzi li rendeva più vividi e brillanti. E molti di quei momenti di condivisione “bianconera” con mio padre, sono quelli a cui sono più legato».

Qual è la partita a cui ripensi con più emozione? Quella che ti ha lasciato un dolce ricordo…

«Non ho dubbi: Juve-Real Madrid 3-1. Il Real dei Galacticos. Semifinale di Champions, 14 maggio 2003. Apre David Trezeguet, raddoppia proprio lui, Capitan Del Piero, chiude Pavel Nedved. Nel mezzo, il miracolo di Gigi Buffon sul rigore di Figo. Sento ancora l’emozione di quel momento, la gioia, le lacrime, l’abbraccio con i miei amici!».

Arrivando a questa stagione, ti avevano convinto i primi mesi dell’era Sarri?

«Il cambio di mentalità è stato quasi epocale. Il tempo era un fattore determinante e la pazienza, spesso sconosciuta al popolo bianconero, era dovuta. Replicare il gioco espresso a Napoli è un sogno che ho accarezzato, non lo nascondo, ma è evidente che gli interpreti non permettono una tale amalgama con quei particolari schemi. Tuttavia, sono moderatamente soddisfatto del gioco del mister. Nella speranza che il risultato premi».

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