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Tutti i numeri del fallimento di Spalletti: disastro da esonero (o dimissioni)

La Juventus di Spalletti è arrivata al punto in cui i giudizi non bastano più, perché parlano i numeri. E stavolta sono duri da rendere più morbidi.
Dopo il ko con la Fiorentina, i bianconeri sono scivolati al sesto posto a una giornata dalla fine, con la Champions diventata un obiettivo appeso anche ai risultati delle altre, oltre alla ricerca della vittoria a tutti i costi nel derby della Mole contro il Torino.
La Juve di Spalletti: cosa dicono i numeri
Spalletti ha preso la Juventus a fine ottobre, dalla decima giornata, esordio sul campo della Cremonese. Da allora la squadra è rimasta dentro una zona grigia: non abbastanza lontana dal disastro, non abbastanza vicina a una vera rinascita.
Ad aprile, si registrava una Juve da 48 punti in 24 giornate con Spalletti, seconda solo all’Inter in quella classifica parziale, ma il finale ha cambiato il peso del giudizio.

La media indicata di 53 punti in 28 partite, cioè 1,89 a gara, è coerente sul piano aritmetico. Il problema è sportivo: se quei numeri non bastano per riportare la Juve in Champions senza patemi, allora il progetto resta fragile.
Le partite che pesano davvero
Il conto si fa pesante contro le squadre alla portata. Torino, Fiorentina, Lecce, Cagliari, Lazio, Sassuolo, Verona: partite in cui una Juventus normale dovrebbe costruire la stagione, non lasciarla scivolare via.
Il senso è evidente: la Juve ha perso terreno dove non poteva permetterselo.
In Champions il colpo è stato durissimo: eliminazione col Galatasaray, 7-5 complessivo, dopo il 5-2 dell’andata e il 3-2 inutile al ritorno. In Coppa Italia, invece, l’Atalanta ha vinto 3-0 e ha mandato fuori i bianconeri ai quarti.
Spalletti si è preso responsabilità dopo la Fiorentina e ha parlato anche di confronto con John Elkann. Ma alla Juventus, quando i numeri diventano così ingombranti, il confine tra analisi ed esonero (o dimissioni) diventa sottile.