Verdi uno di noi: ecco perché il progetto Napoli non esiste

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Verdi rinuncia al Napoli per rimanere al Bologna: un clamoroso rifiuto che boccia il progetto Sarri ed esalta le scelte della Juve

Non c’era nemmeno il Mondiale, come motivazione principale, a dover giustificare il mancato approdo di Simone Verdi al Napoli. In Russia l’Italia non ci va, per cui ogni ragionamento di questo genere va a farsi benedire. In questo mercato, in un momento storico come questo, non si resta in una squadra di medio-bassa classifica per giocare con continuità e sperare in una convocazione per la rassegna iridata. Eppure Verdi, nonostante la certezza già acquisita da novembre di non poter prendere parte ai Mondiali, ha scelto di rimanere al Bologna. Rinunciando ad un ricco contratto (quasi due milioni di euro a stagione per quattro anni), ma anche alla possibilità di giocarsi lo Scudetto fino all’ultima giornata, come presumibilmente accadrà quest’anno nel magnifico testa a testa con la Juve. Ed ecco perché, il trasferimento saltato di Verdi in Campania, assume un solo significato: il progetto Napoli non esiste. O perlomeno non esiste un progetto tecnico degno di questo nome, perché probabilmente Maurizio Sarri non è in grado di dare un futuro alla splendida creatura da lui costruita in tre anni.

Verdi ha detto no al Napoli perché conscio di non avere alcuna prospettiva di giocare, pur meritandolo. Lo ha fatto con la consapevolezza di chi immaginava di poter diventare soltanto una pedina buona per l’Europa League (la cui importanza è equiparabile al Trofeo Tim, dalle parti di Castelvolturno), all’ombra di un Callejon al quale Sarri non rinuncia nemmeno sotto tortura. Neppure quando lo spagnolo palesa, attraverso prestazioni non all’altezza del suo valore, la necessità di tirare il fiato. Verdi ha declinato l’offerta del Napoli anche ragionando sul medio-lungo periodo, facendo una semplice riflessione: quest’anno non gioco, ma sono sicuro del fatto che le cose dal prossimo anno possano cambiare? E si è dato una risposta secca: no. No perché con Sarri vige un integralismo tattico che poco si adatta alle grandi squadre. Giocano sempre gli stessi e giocheranno sempre gli stessi, ci vuole troppo tempo per capire il gioco di un allenatore forse rimasto intrappolato da un giocattolo difficilmente perfezionabile.

Verdi avrebbe rischiato di guardare ogni partita dalla panchina anche l’anno prossimo. D’altronde è già successo a Rog e a Maksimovic, giocatori per i quali il Napoli ha speso e non poco. Il classe ’92 rimarrà a Bologna per giocare sempre, per sentirsi protagonista, per non essere messo ai margini come sarebbe potuto accadere con Sarri. Ma alla Juve il buon Simone non avrebbe mai detto di no. Semplicemente perché c’è Allegri, che con il passare del tempo (pochi mesi, non anni) riesce ad inserire qualsiasi giocatore nel contesto bianconero. Anche gente molto meno quotata di Verdi. Marotta e Paratici fanno il mercato, Allegri fa il pane con l’ottima farina che gli consegnano e i trofei arrivano come naturale conseguenza di un progetto che esiste. Lo stesso non si può dire del Napoli, imprigionato nell’integralismo di un allenatore distante anni luce da Allegri. Che magari non propone un calcio magnifico, ma vince perché capace come pochi altri al mondo di sfruttare ogni risorsa che gli viene offerta.