Zerbo: «Dal Palermo alla Juve, vi racconto Dybala» - ESCLUSIVA
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Zerbo: «Dal Palermo alla Juve, vi racconto Dybala» – ESCLUSIVA

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Gabriele Zerbo, ex compagno di squadra di Dybala ai tempi del Palermo, racconta in esclusiva i primi passi della Joya prima della Juve

Gabriele Zerbo, ex compagno di squadra di Dybala ai tempi del suo approdo Palermo, racconta in esclusiva a Juventusnews24 i primi passi della Joya in Serie A fino al salto alla Juve.

Quale è il tuo primo ricordo di Dybala al Palermo?

«Lui come tanti altri è arrivato a Palermo come uno dei tanti investimenti che faceva Zamparini all’epoca. Gli piaceva fare queste scommesse e prendere ragazzi giovani dall’estero, portarli a Palermo e sperare che due o tre riuscissero a fare carriera. Lui è stato sempre un imprenditore nella vita e faceva così anche nel calcio. Quando Dybala è arrivato si è visto subito che aveva i colpi, però lui aveva un problema di crescita. Per questo a volte convocano i giovani della Primavera come me e non lui perché era ancora troppo piccolo dal punto di vista fisico. Anche quando veniva a giocare con noi della Primavera faceva fatica fisicamente. Zamparini, comunque, ha creduto in lui e decise di farlo curare e di fare in modo che riuscisse a crescere anche fisicamente».

Che ragazzo era dal punto di vista caratteriale e umano?

«Io ho avuto la fortuna di stare sempre in prima squadra dopo aver esordito, pur avendo appena 16 anni, e la domenica ogni tanto andavo a giocare con la Primavera se mi convocavano. Io tutta la settimana stavo con la prima squadra e posso dire che Dybala era un ragazzo molto semplice. Uno poteva pensare che, venendo dall’estero, potesse essere una persona timida o scontrosa perché comunque non è mai facile ambientarsi. Lui invece era un ragazzo solare, scherzava sempre. Spesso mi capitava di ridere anche in campo con lu e con gli altri compagni. Era un bravissimo ragazzo».

Dal punto di vista tecnico, cosa ti colpì?

«Sappiamo tutti che giocatore è Dybala. A me ha sorpreso la sua tenacia e il suo crederci. In quegli anni il presidente Zamparini ci credeva, ma vedeva che faceva fatica fisicamente. A me colpì che lui aveva la testa dura…e lui sapeva che in qualche modo sarebbe riuscito a farcela. Tecnicamente era forte, ma quando si andava a contrasto con lui, anche con un semplice spalla contro spalla, lui non reggeva e quindi le sue doti tecniche facevano fatica ad emergere. Però lui era proprio dura di testa e te la faceva vedere ugualmente. A me sorprese molto questo. Adesso Dybala lo conoscono tutti, ma molti non sanno che anche quando faceva fatica, non ha mollato nemmeno un secondo. Lui ci credeva e anche noi perché, viste le doti, era un peccato non vederlo emergere. Da lì è nato anche il soprannome U Picciriddu, proprio perché sembrava un bambino. Tutto lo chiamavano così, anche noi compagni di squadra».

Hai un aneddoto in particolare che ti lega in qualche modo a Dybala?

«Mi ricordo che spesso prendevamo in giro i nostri compagni, ma sempre per ridere e scherzare. Se qualcuno sbagliava un tiro, noi ci guardavamo a vicenda, ridevamo e li prendevamo un po’ in giro. Lui all’inizio parlava solo spagnolo, ma poi ha imparato subito a parlare italiano. Lui, come me, ha avuto al fortuna di allenarsi con giocatori come Pastore, Ilicic, Miccoli, Sirigu, Barzagli e Nocerino. Con loro era impossibile non crescere».

Passando al Dybala di questo periodo, ti aspettavi la rottura con la Juventus?

«A dir la verità non me l’aspettavo. Forse sarà una scelta più “burocratica” ed economica che per altri motivi. Noi non lo sappiamo, ma forse Dybala ha richiesto il rinnovo in un momento in cui la società è in difficoltà e deve riprendersi. E’ un po’ e un po’. Magari non è stata la volontà sua, ma quella della società che gli ha detto di andare via per il suo bene. Nel calcio questo può succedere».

Per il futuro in Italia si parla di Inter e Roma. Secondo te quale delle due è più adatta a Dybala?

«Dybala, per come è cresciuto e il percorso che ha fatto partendo da Palermo fino alla Juve dove ha fatto benissimo, lo vedrei bene all’Inter o anche al Barcellona. Adesso non se ne parla, ma lui è più da Barcellona. Ci potrebbe stare sicuramente in blaugrana».

Cosa gli è mancato alla Juve per fare il salto di qualità e diventare come Messi e Ronaldo?

«In Italia c’è una politica diversa del calcio diversa rispetto ad altri parti. Se Dybala avesse fatto le stesse cose che ha fatto in Italia all’estero, sicuramente sarebbe già tra i top al mondo. Non dico come Messi e Ronaldo, ma si sarebbe parlato molto molto di più di lui».

Tra i big che hai citato in quel Palermo c’è anche un altro ex Juve, Andrea Barzagli. Come era allenarsi con lui?

«Ho condiviso l’anno in cui poi è andato via. Posso dire di non aver conosciuto persone più umili di lui. E’ un ragazzo d’oro».

Nel Palermo attuale c’è Brunori, di proprietà della Juve, che sta facendo faville a suon di gol in Serie C. In futuro potrebbe ambire alla prima squadra bianconera?

«Adesso è un po’ presto per definirlo già come giocatore da Juve. Io dico che quando stavo a Foligno e andai ad una trasmissione televisiva, parlai con Brunori. Lui voleva smettere e addirittura faceva il camerere in estate, poi è andato in Eccellenza ed è ripartito. Nel Palermo sta facendo meraviglie e se ripenso a quella chiamata di pochi anni fa…questo per dire come è il calcio. Era in procinto di appendere gli scarpini al chiodo, ora fa la differenza al Palermo. Secondo me Brunori ha la testa per fare il giocatore per il semplice fatto che è ripartito in questo modo dopo aver toccato il fondo. Può raggiungere qualsiasi cosa e arrivare in Serie A. Ora magari non è da Juve, ma tra tre anni chissà…».

Si ringrazia Gabriele Zerbo per la cortesia e la disponibilità mostrate in occasione di questa intervista

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