Zoff: «Sarri alla Juve? Il bel gioco è quando si vince» – ESCLUSIVA

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Dino Zoff parla della ripresa della Serie A e rivive i suoi momenti alla Juventus, da calciatore ad allenatore: le sue parole

Dino Zoff è un monumento del calcio italiano. Il suo stile sobrio, dentro e fuori dal campo, si è sempre sposato bene con il mondo Juventus. Una carriera, quella in bianconero, costellata da successi come portiere e come allenatore, un campione a tutto tondo entrato nel cuore degli italiani anche per i successi con la Nazionale (l’Europeo del 1968 e il Mondiale del 1982). Intervenuto in esclusiva ai microfoni di Juventusnews24, Dino Zoff ha parlato della ripresa del calcio ed ha rivissuto alcuni momenti della sua carriera.

La ripresa delle attività del calcio italiano è oramai ufficiale: si ripartirà con la Coppa Italia per poi riprendere con la Serie A. Trova sia giusto riprendere? Cambierà qualcosa il lungo periodo di inattività? 

«Diciamo che si deve cercare di portare al termine il campionato, con tutte le condizioni del caso. Se la pandemia lo permette, è giusto provarci. Naturalmente si parte tutti allo stesso modo, è una continuazione, certo però che è una cosa diversa, si parte senza pubblico e tutto quello che vuoi, però questo è il male minore».

Nel giugno del 1988 lei diventava allenatore della Juventus: due anni in panchina con successi importanti, come la Coppa Italia contro il Milan e la Coppa Uefa vinta contro la Fiorentina. Che ricordi ha della sua esperienza di allenatore sulla panchina della Juve? 

«Un periodo straordinario, veramente abbiamo, anzi hanno fatto cose straordinarie i giocatori che avevo, naturalmente non ripagati come dovuto. Però insomma non era certo la Juventus di adesso, anche se come uomini certamente avevano qualcosa di più. Abbiamo fatto cose straordinarie, indubbiamente, forse non hanno avuto il risalto dovuto in quanto non avendo grande considerazione dell’allenatore, anche i calciatori non sono stati apprezzati a pieno».

Dopo tante battaglie insieme in campo, tra Juventus e Nazionale, Gaetano Scirea decise di affiancarla in panchina. Un rapporto speciale quello con il compianto eroe bianconero?

«Una grossa perdita quella di Scirea. Un legame speciale, non poteva essere diversamente con una persona così fine e di classe».

Venendo all’attualità: in vetta alla classifica due squadre che hanno fatto parte della sua carriera. Crede che la Lazio possa lottare fino all’ultimo per lo Scudetto contro la Juventus? I bianconeri ce la faranno a portare a casa il nono titolo consecutivo?

«La Lazio è ad un punto e giustamente se la vuol giocare, quindi si vedrà chi riesce a presentarsi nel migliore dei modi dopo un periodo diciamo così, di chiusura. Uno stop anche dell’onda emotiva? Non lo so, si vedrà, inutile fare previsioni perché è difficile anche se la Juve gode comunque dei favori del pronostico per la rosa di grande qualità».

Parlando di Juve, come giudica i primi mesi di Maurizio Sarri sulla panchina bianconera? Secondo lei è riuscito ad andare oltre le prime difficoltà?

«Se si trova difficoltà alla Juventus, uno al Parma (ad esempio) cosa deve fare? Il bel gioco deve portare alla vittoria, sennò non è un bel gioco».

In questa Juventus dice ancora la sua, in maniera importante, Gigi Buffon. Il rinnovo del portiere classe 1978 sembra oramai cosa fatta. Lei consiglierebbe a Buffon di continuare ancora per un anno?

«Certamente. Poi al giorno d’oggi giocano in due nel corso della stagione, quindi se se la sente può continuare a giocare benissimo. Somiglianze tra me e lui? No no, io ero il numero uno. Anzi, ho chiuso da numero uno, è più giusto dire così».

Successi sulla panchina della Juventus e un grande Europeo anche come commissario tecnico della Nazionale. Vittoria sfiorata nel 2000 come ct dell’Italia, con la finale persa contro la Francia con il gol di Trezeguet. Come valuta la sua esperienza sulla panchina azzurra? Il lavoro di Mancini le piace?

«Tutto bene, una squadra straordinaria, poi è finita così con il destino contro. D’altra parte avevamo avuto il destino dalla nostra parte, quando ci aveva un po’ aiutato (lui e Toldo) nella gara contro l’Olanda. Sono particolarmente contento, la squadra fece bene, si è comportata come Dio comanda. A me è sempre piaciuto avere del grande rispetto per questa maglia e poi anche sotto l’aspetto del gioco la squadra ha fatto bene. La Nazionale di Mancini ha fatto particolarmente bene adesso e secondo me ha buone possibilità di fare molto bene anche in futuro».

Un’ultima battuta su quegli Europei del 2000 ed in particolare sul rigore calciato da Francesco Totti contro l’Olanda, col cucchiaio. Cosa ha provato in panchina?

«Sinceramente, non me ne è fregato niente, l’importante che il rigore sia stato messo dentro, o di tacco o in qualsiasi altro modo. Ma poi sono cose vecchie, io sono vecchio e mi ricordo gli Europei del 1976 nella finale tra Cecoslovacchia e Germania Ovest. Vinse la Cecoslovacchia ai rigori e Panenka segnò il suo rigore con questa specie di pallonetto. Il calcio si ripete, anche se si cambiano magari i termini».

Si ringrazia Dino Zoff per la disponibilità e la cortesia mostrate in questa intervista

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