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Malagò dopo la sua elezione a presidente FIGC: «Vanno date risposte ai problemi strutturali. Sul nuovo CT non è stato deciso niente»

Intervenuto in conferenza stampa subito dopo l’elezione da presidente FIGC, Malagò ha confermato che nei prossimi giorni ci sarà la scelta del nuovo ct
Il mondo del calcio italiano si appresta a vivere una profonda trasformazione. Appena insediatosi al vertice di via Allegri, il neoeletto presidente Giovanni Malagò ha incontrato i giornalisti per delineare gli obiettivi strategici del suo mandato. Nel suo discorso, il nuovo numero uno della FIGC ha toccato i temi caldi del movimento: dai rapporti tesi con le istituzioni politiche alla nomina del futuro Commissario Tecnico, fino alla necessità di una riforma complessiva del sistema.
La prima sfida per Malagò consiste nel ritrovare la compattezza interna e nel ridefinire i confini diplomatici con il Governo, tutelando fermamente l’indipendenza della Federazione. In merito alla sua strategia, il presidente ha dichiarato:
«Compattare la squadra, hanno tutti una discreta personalità. C’è da impostare un discorso tecnico e sportivo, da ripristinare un rapporto con una parte della politica: sono sempre stato un convinto soggetto della managerialità sportiva. Oggi cos’è la politica? Con qualcuno di primaria importanza va ripristinare un discorso congiunto. Sono stato un quarto d’ora ad aspettare per una firma digitale che ancora non ho fatto. Per ora, almeno 5 personaggi dello Stato mi hanno chiamato ed erano persone che in queste settimane facevano il tifo per me. Questo deve essere una priorità: noi abbiamo poco tempo, loro meno. Ci sono due anni e mezzo soltanto di differenza. Poi, vanno date delle risposte ai problemi strutturali».
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La difesa della spallata autonomistica di Malagò contro i tentativi di ingerenza del potere legislativo è netta. Il numero uno del calcio italiano invoca rispetto per il settore:
«La politica deve rispettare lo sport, al di là di tutto il resto. Che uno si debba ritrovare dei provvedimenti legislativi per nostro conto significa che non si è interessati, non si è informati al completo e si innescano delle dinamiche che non fanno bene».
L’ampia vittoria elettorale, che lo ha visto sfiorare il 69% delle preferenze grazie al sostegno decisivo della Lega Nazionale Dilettanti, offre al presidente della FIGC una solida base politica. Commentando lo scrutinio e il nodo della panchina azzurra, il numero uno del calcio italiano ha spiegato:
«Ho detto chiaro che tutto ciò che ci sarebbe stato dopo il 60% era importante, sapete il peso della LND. Qualcuno in Serie A si è astenuto… Un dato di fatto è che l’incidenza dei dilettanti è di un terzo che ha votato per me. Come si fa a non essere contenti? Sono arrivato al 69%… un 12% era dalla LegaPro… Il risultato è importante. Sul CT, non ho parlato con nessuno. Da adesso ci pensiamo. Vanno viste anche alcune criticità, il bilancio».
La nuova guida tecnica della Nazionale dovrà sposare pienamente il piano di rinascita guidato da Malagò:
«Ho fatto un atto d’amore e follia lucida: non ci pensavo. Non è stata una mia idea candidarmi, ma sono stato coinvolto. Il CT deve abbracciare questo discorso: se dopo un anno il Presidente eletto al 98% e un discorso del vicepresidente dell’AssoTecnici, sembra un bollettino di guerra. Non opterò per una figura diversa dalla mia visione, ma la deve sposare appieno».
I primi impegni ufficiali sono già calendarizzati per l’inizio del prossimo mese, con il monitoraggio delle iscrizioni ai campionati professionistici. Il presidente ha confermato i dettagli della prima giunta:
«Sarà il 1° luglio: tappa obbligata da statuto. Ci sarà la deadline per le iscrizioni ai campionati, sembra che per il primo anno non ci sono situazioni di non iscrizioni ai campionati professionistici. Sul discorso tecnico, se ci sono elementi da portare nel consiglio, si vedrà. Il tempo è clamoroso: c’è il CIO, c’è un fine settimana con San Pietro e Paolo, poi il 30 giugno è complicato… Ci lavorerò».
Il fallimento sul campo e la necessità di sbloccare un sistema paralizzato restano i nodi centrali dell’azione di Malagò:
«Non è che ora si risolvono i problemi. Se avessero segnato i rigori contro la Bosnia, oggi non sarei qui. Serve disponibilità a cambiare, Gravina si è tolto qualche sassolino dalla scarpa e ha sottolineato che non ha portato nessuna riforma: qualcosa si deve fare. Ho delle priorità, sennò non si fa nulla».
Infine, analizzando le cause della crisi attuale, divisa tra colpe strutturali e umane, il presidente ha concluso:
«Entrambi. L’ha detto anche Gravina. Conoscete un altro settore in cui hai un mandato all’unanimità e non si riesce a fare nulla che tu hai proposto? La situazione è ingessata: difenderò l’autonomia dello sport. Se non si cambia, qualcuno ci metterà in condizioni di cambiare».