Vaciago: «Cacciare Spalletti non è la cura di ogni male della Juve. È stata smontata la macchina di Agnelli e molti pezzi sono finiti nell'Inter di Marotta»
Hanno Detto

Vaciago: «Cacciare Spalletti non è la cura di ogni male della Juve. È stata smontata la macchina di Agnelli e molti pezzi sono finiti nell’Inter di Marotta»

«Cacciare Spalletti non è la cura di ogni male della Juve. È stata smontata la macchina di Agnelli e molti pezzi sono finiti nell’Inter di Marotta»: L’analisi di Vaciago

Nel suo editoriale dedicato sulle colonne di Tuttosport, il direttore Guido Vaciago esamina con grande lucidità la crisi della Juventus all’indomani della pesante sconfitta interna subita allo Stadium contro la Lazio, mettendo in guardia da scorciatoie:

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«Cacciare Spalletti è la mossa che molti considerano la cura di ogni male della Juventus. Può essere. Tuttavia, lasciatemi dire che è la classica risposta semplice a un problema complesso, brutta abitudine di un Paese che ormai va avanti a slogan semplicistici».

I problemi del club bianconero partono da lontano e investono in primis il «degrado della rosa e della società», evidenziando un organico costruito male e privo di punti di riferimento: «Oggi la rosa della Juve è costosa, ma non efficiente: ci sono giocatori non all’altezza del livello richiesto, giocatori che si incartano e, soprattutto, non ci sono uomini di grande personalità». Per Vaciago, infatti, «Gli ultimi leader del ciclo vincente, si sono estinti e il carattere della squadra è stato azzerato». Una palese carenza di personalità che scagiona solo in parte l’allenatore: «In panchina puoi metterci chiunque, ma se in campo non c’è chi sa guidare i compagni, sarà sempre altissimo il rischio di sbagliare strada».

Scavando a fondo alle origini del male, la disamina del quotidiano torinese si allarga alla gestione societaria.: «Dalla fine del ciclo di Andrea Agnelli, contrassegnato da un gruppo dirigenziale eccellente (prova ne è che quasi tutti oggi occupano posizioni importanti) e da una società dai meccanismi interni assai efficienti, si sono succedute tre dirigenze in quattro anni: Scanavino-Giuntoli, Comolli-Modesto e Carnevali-Massara. Tolta l’ultima, che è al governo da appena tre mesi, le due precedenti hanno via via smontato la macchina organizzativa di Agnelli, riducendo ai margini o mandando via figure, a volte invisibili ai tifosi, ma fondamentali al funzionamento della Juventus dei nove scudetti consecutivi. La pancia della società, il motore che gira sotto il cofano, è radicalmente cambiato e non sempre in meglio (anzi…), ma soprattutto quei meccanismi sono stati stravolti e oggi prevale una certa disorganizzazione interna, che non aiuta i processi tecnici. Ah, e indovinate dove sono andati molte di quelle figure “esonerate” negli ultimi anni? All’Inter di Marotta, che ne conosceva e apprezzava le qualità».

Fino ad arrivare alla disamina sul rendimento e sulle scelte tattiche di Luciano Spalletti: «È indubbio, infine, che qualche responsabilità della crisi attuale ce l’abbia anche l’allenatore. E che abbia commesso degli errori se la Juve si è così repentinamente involuta. Tanti sistemi di gioco cambiati e qualche equivoco nella gestioni degli attaccanti, per esempio».

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