
Juventus, la crisi di risultati è trasversale: Prima Squadra, Women, Next Gen, Primavera. Il club però non cambia gli allenatori: il motivo
Henri Bergson distingueva il tempo misurato dagli orologi da quello vissuto interiormente nella coscienza, che è continuo, fluido e soprattutto soggettivo. Da qualche mese la Juventus ha cominciato a misurare diversamente il proprio,riscoprendosi insolitamente paziente anche quando la pressione esterna si avvicina pericolosamente al limite di sopportazione. Per una società condannata a vincere sempre, tollerare l’attesa del trionfo rappresenta un dilemma esistenziale. Negli ultimi sei anni la frenesia ha bruciato cinque allenatori – Pirlo, Allegri, Thiago Motta, Tudor e Spalletti – e quasi altrettanti direttori, padroni di casa senza chiavi diventati inquilini da sfrattare all’improvviso. Giovanni Carnevali ha scelto invece di tracciare una linea di stabilità su un foglio pieno di cancellature: anche nella crisi feroce seguita alle disarmanti sconfitte contro Lazio e Genoa, la parola d’ordine resta la continuità. Lo scrive Tuttosport.
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A Luciano Spalletti, protetto dal club, viene concessa l’opportunità di risorgere senza essere additato come unico colpevole in un contesto appesantito da difficoltà finanziarie accumulate negli anni. «Cambiare allenatore non è nel mio spirito, dobbiamo cercare di programmare e costruire: bisogna dare tempo e avere pazienza, sapendo che bisognerà ingoiare bocconi amari»: le parole pronunciate dall’amministratore delegato dopo il ko di Reggio Emilia restano la bussola societaria. La linea dura di ritiri e strigliate è una misura estrema da evitare quasi a ogni costo, perché ogni problema ha bisogno di essere analizzato, metabolizzato e infine risolto.
Il disegno di Carnevali è trasversale e guida l’intero mondo bianconero. Lo dimostrano le Juventus Women, rivoluzionate da Mazzetta dopo il ciclo Braghin: nonostante le cadute con Milan, Como e Roma, la panchina di Guerrero è stata difesa con compattezza fino al riscatto europeo contro l’Austria Vienna. La medesima logica governa il settore giovanile di Claudio Chiellini, dove il percorso individuale di Primavera e Next Gen, con ragazzi che giocano sotto età, affidati alle cure di Padoin e Brambilla sarà valutato sul lungo termine. Conciliare questa pazienza con il DNA e la cultura di una piazza che pretende il massimo subito è la vera sfida: non tritare per non essere tritata. E se fosse proprio questo l’unico vero cambiamento di cui la Juve ha bisogno?