Bonucci svela tutto: «Io tifoso Juve fin da bambino, sbagliai a lasciarla per il Milan. Conte mi ha cambiato la carriera. Allegri? Le litigate ce l'ho sempre avute con tutti»
Hanno Detto

Bonucci svela tutto: «Io tifoso Juve fin da bambino, sbagliai a lasciarla per il Milan. Conte mi ha cambiato la carriera. Allegri? Le litigate ce l’ho sempre avute con tutti»

Le dichiarazioni di Leonardo Bonucci sul suo addio alla Juventus e sul rapporto con Antonio Conte e Massimiliano Allegri

Leonardo Bonucci ha parlato al podcast ‘Il Fienile’ condotto da Zaia. Di seguito le parole dell’ex difensore della Juventus.

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TIFOSO JUVE – «Io ho sempre fatto il tifo per la Juventus. Idolo? Dico Alex, ma quando sono cresciuto ho avuto anche Angelo Peruzzi perché per noi viterbesi era l’esempio da seguire. Ci capitava di incontrarlo quando veniva a vedere qualche settore giovanile della zona, ho anche una foto con lui. Alex poi è diventato un amico, oltre che collega, perché ci sentiamo spesso, parliamo, ci confrontiamo e ci incontriamo tanti eventi. Da difensore poi un altro idolo è Alessandro Nesta»

ALLA JUVE – «Inizia male la mia avventura lì. Sono arrivato alla Juve prima del Mondiale del 2010. Ho finito, dieci giorni e volevo subito iniziare, ho chiesto di arrivare prima proprio per l’entusiasmo di iniziare e di entrare in questa grande famiglia. Quindi sono partito per il ritiro con mister Delneri. Subito ho giocato poi nel corso della stagione ho perso il posto da titolare. Alla fine arrivammo settimi ed è stato un po’ l’anno zero mio e della Juventus»

CONTE – «Mi ha cambiato la carriera anche se all’inizio voleva mandarmi via. Ci misi anche del mio: quell’anno mi sono sposato e sono andato a fare il viaggio di nozze per tre settimane, siamo andati con gli amici quindi poi sai come funziona: una mangiata e una bevuta di più, oltre a qualche festa. Sono tornato che non ero proprio nel mio peso forma. Mister Conte queste cose le odia. Facevo le ripetute con Toni e Quagliarella, che non sono proprio questi fulmini. Io facevo molto fatica e al secondo allenamento avevo i crampi. Così lui fece chiamare il mio procuratore dalla società perché mi considerava come quinto difensore. Qui era iniziata una trattativa con lo Zenit dove c’era Spalletti»

NO ALLO ZENIT – «Eravamo lì per chiudere e poi, io con il carattere che mi contraddistingue, mi sono detto: ‘Ho lottato una vita per essere qui, vivere il mio sogno, ma posso andare via dopo un solo anno?’ Così ho deciso di restare per vedere cosa sarebbe successo, così chiamo il mio agente e gli ho detto di non volermi muovere dalla Juve. Inizia la stagione, le prime 7-8 partite non ho mai visto il campo. Una volta si è fatto male Chiellini e Conte ha fatto entrare Vidal come terzino sinistro. Poi quell’anno i tifosi, memori anche di alcuni errori dell’anno precedente, mi fischiavano sull’intenzione. Mi alzavo dalla panchina per scaldarmi ed erano già fischi (ride ndr). Quello è stato un altro step di crescita con me stesso perché ho dovuto lavorare sul non giudizio e crearmi uno scudo»

MILAN – «Beh, lì è stata una cazzata innanzitutto. A livello sportivo io ero nel mio apice e sono sicuro che con la Juventus avremmo avuto tante soddisfazioni anche in quell’anno, però a livello umano no. A livello umano, per me è stato un anno molto importante quello, che mi ha dato un’ulteriore conoscenza di me e dei miei difetti, ma anche della mia forza. E successe quello che ormai tutti sanno con Allegri, che poi alla fine se non ci fossero state due telecamere a riprendere una mia corsa, forse rimaneva tutto dentro lo spogliatoio, non sarebbe mai successo nulla. Però poi c’è stata la finale di Cardiff, dove è stato inventato che io ho fatto casino in spogliatoio, cosa assolutamente non vera; la Juventus che non è voluta intervenire su questa cosa… Quindi c’è stato un insieme di cose che unite all’anno particolare che io avevo trascorso con Matteo, e mi portarono a prendere una scelta che era quella di non rimanere alla Juventus»

ALLEGRI – «Cosa dire ad Allegri che non gli ho mai detto? Col mister abbiamo sempre avuto un rapporto molto sincero e diretto, e ci siamo sempre confrontati. A me l’unica parte, l’unico momento che non mi è piaciuto è quello, che magari affronteremo dopo, in cui mi ha messo fuori rosa e non l’ha affrontata in prima persona. Le discussioni, le litigate ce l’ho sempre avute con tutti, ce l’hanno avute altri. Io ho litigato con Conte, o meglio discusso, che poi sono discussioni che io facevo per il bene della squadra, secondo quello che io vedevo dal campo e che magari l’allenatore al di fuori non vede. Ora io, nella figura di allenatore, vorrei che un mio giocatore da dentro mi dicesse ‘Oh, mister, guarda che succede questo, che te magari da lì non vedi’. Perché da dentro è più facile. E quindi con Allegri successe questo che poi mi portò a lasciare la Juventus, ma fondamentalmente non l’ho mai lasciata»

RONALDO – «Devo dire che è stato un esempio. È arrivato con grande entusiasmo. Lui un leader, un trascinatore perché comunque il modo che aveva di sentire la partita, di stare in partita, ti spingeva a dare sempre il massimo. Poi è un vincente perché non voleva perdere nemmeno nel Torello cinque contro due, quindi non voleva andare mai in mezzo. E quindi ha spinto tutti noi a a dare qualcosa in più anche durante l’allenamento. Le partitine che giocavamo durante allenamento sembravano le finali di Champions, perché poi quell’anno la squadra era veramente veramente forte, c’era un livello altissimo e nessuno voleva perdere le partitine. Lui è veramente un perfezionista? Sì, ossessivo. E devo dire che quello che mi ha meravigliato di più, al di là della forza fisica, del talento in campo e tutto quanto, è stata la costanza. Se tornavi alle 4:00 della notte da una trasferta doveva fare l’acqua fredda per recuperare. C’erano tanti, tra cui io, a dire ‘Ma sì, dai, domani la faccio, vado a letto’. E lui invece con tutto quello che c’era da fare, anche nella stanchezza, lui faceva tutto quanto»

SECONDO ADDIO ALLA JUVE – «Ero stato messo alla alla porta, come si suol dire. Non è che mi venga detto ‘non ci servi più’, cioè proprio mi viene comunicato ‘Sei fuori rosa, non ti devi presentare perché non rientri più nei piani’. Se è vero che mi facevano fare gli allenamenti separati? Sì! La squadra si allenava alle alle cinque e trenta e io insieme ad altri che erano fuori come me ci allenavamo alle sette e trenta, con due allenatori del settore giovanile. Lì secondo me è stato un po’ un corto circuito generale della Juventus a livello dirigenziale, allenatore. Niente saluto al pubblico? Io sono sempre abituato a pensare positivo, no? Perché io penso che per la nuova carriera che vorrò fare…  significa che il saluto a al mio pubblico lo farò fra qualche anno. Come si vive umanamente un momento così? Devo dire che, anche detta di mia moglie, io l’ho vissuto con la solita determinazione, cioè mi allenavo due volte al giorno, sia da solo con il mio preparatore che con la squadra degli epurati, perché volevo ancora dimostrare di essere giocatore, cosa che poi dopo mi è riuscita andando a giocare a Berlino. La scelta di Berlino è stata perché io volevo dimostrare a me stesso prima e a chi mi dava del finito dopo che potevo ancora giocare ad alti livelli, ed è quello è successo giocando contro il Real Madrid e contro il Napoli due delle migliori partite giocate giocate in carriera»

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