Al via i rimborsi per le partite non giocate (focus: Juventus-Inter 8/03/2020)

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© foto www.imagephotoagency.it

Il grave stato di emergenza sanitaria italiana causato dalla pandemia di Covid-19 (Coronavirus), ha colpito anche ilmondo del calcio, causando il fermo della ventiseiesima giornata di campionato e non poche discussioni.

In particolare, la partita Juventus-Inter si sarebbe dovuta disputare il 1 marzo 2020 a porte chiuse ed era stato chiesto il rinvio a maggio dal club bianconero, per evitare di giocare la competizione senza spettatori, cosa che avrebbe avuto pesanti conseguenze economiche visto il numero importante di biglietti venduti.
Ma gli scontri accesi sui social e nelle trasmissioni sportive e le accuse rivolte alla Lega di serie A di svantaggiare alcune squadre rispetto ad altre, hanno fatto prendere la decisione alla stessa, di far recuperare la partita il giorno 8 marzo, a porte chiuse su ordine dell’Autorità Governativa.

Questione rimborsi

La partita, quindi, è stata giocata l’8 marzo all’Allianz Stadium di Torino a porte chiuse e la domanda univoca di tutti i tifosi, che avevano acquistato il costoso biglietto, e degli abbonati non è tardata ad arrivare: “ma chi paga, chi rimborserà questi soldi persi?“.
Inizialmente la situazione non era chiara in quanto, se da una parte c’era la volontà dei dirigenti dei club di serie A di non deludere le aspettative dei tifosi, dall’altra c’era la constatazione dal punto di vista legale che tutela queste situazioni.

Infatti, per la legge, l’organizzatore del contratto (così viene definito il contratto di vendita in essere, con il quale “si cede qualcosa a fronte di un prezzo”) non può assumersi la responsabilità di un contratto non rispettato per cause non dipendenti dalla propria volontà, come cause di forza maggiore; infatti, nello specifico, la decisione di giocare le partite a porte chiuse, vista la drammaticità della situazione del Coronavirus, è stata presa da pubblica autorità.

Tra l’altro, molte società sportive hanno delle clausole nei contratti di vendita dei biglietti, che il tifoso prima di fare l’acquisto accetta, che prevedono il non rimborso del suddetto biglietto acquistato (altre società invece lo prevedono). Questo a meno che l’organizzatore dell’evento non decida in autonomia di farlo.

A tutela dei tifosi, è intervenuto anche il legale dei Consumatori diffidando la società bianconera a non tenere conto delle condizioni generali del contratto e delle clausole in esso contenute.
Per tutto il clamore creato e per venire incontro alle aspettative dei tifosi, nonostante la grave perdita economica, la società bianconera decide “in eccezionale deroga alla recente normativa applicabile e con un comunicato ufficiale pubblicato sul proprio sito web – di rimborsare il costo del biglietto acquistato e pagato attraverso i canali di vendita ufficiali”.

Come ottenere il rimborso

“Le operazioni di rimborso cominceranno giovedì 26 marzo”, con le seguenti indicazioni:

  • chi ha acquistato il biglietto su ticketone, riceverà in automatico il rimborso;
  • chi l’ha acquistato in ricevitoria è bene cercare di inviare il modulo apposito per il rimborso, entro il 30 aprile, sul sito di ticketone;
  • “Ai tifosi degli Official Fan Club”, si suggerisce di mettersi in contatto con il Club Juventino.

Per gli abbonati, purtroppo, non è previsto alcun rimborso.
La società juventina ci tiene a specificare che verrà rimborsato solo il costo effettivo del biglietto, escludendo dall’importo eventuali spese ed oneri del fornitore del servizio.

Disdetta abbonamento calcio pay tv

L’effetto Coronavirus e il fermo dato al campionato di Serie A, ha colpito tutto il mondo del calcio, non tralasciando neanche le tv a pagamento.
Sono molti gli abbonati ai pacchetti calcio, che, vista la non messa in onda delle partite per le quali avevano stipulato un contratto di abbonamento, cercano di ottenere un rimborso, mettendo in crisi una macchina infallibile, fino a pochi giorni fa.

Ma anche per le pay tv vale lo stesso discorso fatto per le società calcistiche: il Codice Civile Italiano, a tutela delle pay tv, stabilisce che non sono tenute ad alcun risarcimento, se la non messa in onda dipende da cause di forza maggiore non imputabili alle stesse.
Quindi il rimborso di alcuni pacchetti è impossibile da ottenere, in quanto la pandemia mondiale che ha colpito anche l’Italia è una condizione non imputabile alle tv a pagamento. Si può però procedere, attraverso la compilazione dell’apposito modulo disdetta Sky, alla chiusura dell’abbonamento stesso.

Stop al campionato di serie A calcio

È del 9 marzo scorso la decisione, prima del Coni e successivamente confermata dal DPCM del governo, di sospendere fino al 3 aprile prossimo, tutte le attività sportive ad ogni livello.
Decisione inevitabile, vista la situazione grave di pandemia di Covid19, ma non indolore. Basti pensare al grave danno economico delle società calcistiche, delle trasmissioni televisive e delle tv a pagamento.

Ma a parte l’aggravio economico, bisognerebbe cercare di capire come si potrebbe portare a termine il campionato italiano 2019/2020 (sempre che lo stato di fermo non continui oltre il 3 aprile).
La FIGC si troverà a dover prendere decisioni uniche ed importanti; l’ipotesi che circola è quella di far proseguire il campionato in tempi strettissimi. I giornalisti sportivi hanno ipotizzato partite ogni due giorni, ma non sarebbe possibile per lo scarso recupero che avrebbero i giocatori; o in alternativa lo spostamento e/o la cancellazione di Europei (già effettivamente confermato il rimando al prossimo anno), Coppa Italia, Champions League ed Europa League, in tal modo il campionato potrebbe essere ripreso a giugno, se dovessero sussistere le condizioni per la ripresa.

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