Aluko: «Con la Juventus Women vinto tanto, voglio salutare i tifosi»

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Aluko: «Con la Juventus Women vinto tanto, voglio salutare i tifosi». Le parole dell’attaccante bianconera

In uno dei suoi editoriali per il Guardian, Eniola Aluko ha fatto il bilancio della sua esperienza alla Juventus Women, giunta ormai al termine. Tra le tante soddisfazioni e qualche problema di ambientamento, le sue parole.

ARRIVO- «Quando sono arrivata nell’estate 2018, mi sentivo attratta da una grande società e da un progetto importante dentro e fuori dal campo dove potevo essere protagonista. Sul campo abbiamo raggiunto importanti traguardi: un campionato, una coppa nazionale e una Supercoppa. Fuori dal campo posso dire che le cose non sono andate altrettanto bene».

CAMBIAMENTO – «Quando sono arrivata non sapevo se mi sarei adattata allo stile di gioco del campionato, alla città e alla cultura. Non sapevo dove avrei giocato, per quanto e come. In una squadra costruita attorno a nove calciatrici della nazionale italiana mi sono inserita bene e non credo sia una cosa semplice. In questa stagione ho cambiato la mia posizione, giocando più larga e con differenti responsabilità. E’ stato difficile mantenere la mia media gol e non sono sempre stata la miglior versione di me stessa, ma è stato comunque di lezione».

MOTIVI ADDIO – «Lasciare dopo 18 mesi non è stata una decisione facile ma ho dovuto riflettere sul fatto che fuori dal campo gli ultimi sei mesi sono stati difficili.​ Mi piace viaggiare, vedere le città nei miei gironi liberi, sono molto curiosa: mi piacciono eventi, musei, negozi e la varietà che se ne trova a Torino non è abbastanza come a me piacerebbe. A volte Torino sembra un paio di decenni indietro rispetto all’apertura verso diversi tipi di persone. Sono stancata di entrare nei negozi e avere la sensazione che il titolare si aspettava che rubassi qualcosa. Può capitarti tante volte di arrivare all’aeroporto di Torino ed essere trattata come Pablo Escobar per via dei cani anti-droga intorno a te. Non ho mai avuto problemi di razzismo dai tifosi della Juve né in campionato ma c’è un problema nel calcio italiano e in italia. La risposta che viene data mi preoccupa: dai presidenti ai tifosi del calcio maschile che lo vedono come parte della propria cultura».

AMBIENTAMENTO NELLA JUVE – «Inoltre, se il club vuole continuare ad attrarre le migliori calciatrici in Italia, ci deve essere più attenzione nel far sentire a casa le calciatrici internazionali e importanti per il progetto a medio-lungo termine. Anche se la squadra gioca bene, se le cose non vanno bene fuori dal campo sarà solo questione di tempo prima che una calciatrice decida di tornare a casa. Credo che i club con la miglior cultura, quelli più aperti ad accogliere ciò che tutti portano sul tavolo, siano quelli che riescono a mantenere più a lungo le calciatrici internazionali».

PRO E CONTRO DELLA SERIE A – «Ma credo che la conoscenza della Juventus Women sia cresciuta da quando sono arrivata. Ho cercato di aiutare, scrivendo questi editoriali, e parlando sui media dei motivi che rendono la Serie A un campionato tanto interessante. So che ci sono sempre più calciatrici internazionali interessate a giocare con la Juve e forse ho giocato una piccola parte in questo. La Juve è il campionato devono però fare molti cambi per raggiungere il top europeo. Passare dal dilettantisimo al professionismo sarebbe un grande passo avanti. Le grandi calciatrici vogliono un ambiente dove evolversi ed eccellere. Il vecchio detto dice ‘Se non è rotto non aggiustarlo’ ma non credo che questo sia il miglior approccio nel calcio. Devi sempre cercare di migliorare, credo che molti vedano un club che ha vinto gli ultimi due scudetti come un club dove niente deve essere cambiato.La mia ultima partita sarà con le seconde dell’ultima stagione: la Fiorentina, che resta un avversario per la lotta al titolo. Non vedo l’ora di salutare i tifosi della Juve che mi hanno mostrato rispetto e supporto. Sabato torno a casa».

BILANCIO – «Credo di aver raggiunto tanto a Torino. Ho vinto trofei, segnato gol e giocato all’Allianz Stadium. Ho imparato tanto dell’Italia e l’ho esplorata. Ora non vedo l’ora di tornare a Londra non solo perché ci sono i miei amici e la mia famiglia attorno a me ma anche perché ho alcuni progetti molto interessanti. Torno a casa dopo aver chiuso un capito di 18 mesi. Torno dove tutto è iniziato, ancora una volta, non vedo l’ora di vedere cosa ha in serbo il futuro per me».

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