Analisi tattica Genoa-Juve: il match di Marassi ai raggi X

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Analisi tattica Genoa-Juve: la partita di Marassi analizzata nei dettagli. Le mosse di Maurizio Sarri e Davide Nicola

( Di Jacopo Azzolini) Al Luigi Ferraris si affrontano JuventusGenoa, in palio 3 punti preziosi in chiave Scudetto e salvezza. Il match e le mosse dei due allenatori analizzate e studiate nei minimi dettagli.

Bonucci e l’attenzione difensiva

Senza palla, la Juve è stata estremamente positiva contro il Genoa. Se si è mantenuto un baricentro altissimo è perché pressing e riaggressione hanno funzionato alla grande, recuperando sempre palla in avanti e impedendo al Genoa di risalire. I liguri sono diretti e verticali, non consolidano il possesso dal basso: cercano anzi di arrivare alle punte il più velocemente possibile. Questo piano gara non ha funzionato bene per essenzialmente due motivi. Prima di tutto, perché la Juve è stata veloce nello scivolare orizzontalmente. Un esempio nel secondo gol, un cambio di gioco telefonato che Danilo ha ben intercettato. Il Genoa allargava spesso a destra per Ghiglione che doveva poi lanciare lungo, ma Rabiot era quasi sempre puntuale nell’andare sull’avversario. Indotto all’errore, l’esterno ha perso diversi palloni.

Inoltre, nonostante Favilli svariasse molto e venisse incontro per raccogliere i palloni alti, Bonucci è stato preciso e coraggioso nell’anticipo. Accorciava sempre bene in avanti, con l’attaccante genoano che non è riuscito a far risalire la squadra. Sostanzialmente, il Genoa non è quasi mai uscito dalla propria trequarti.

La fluidità di Bentancur e Rabiot

La Juve si è mossa molto meglio del solito alle spalle delle linee avversarie. Oltre ad aver trovato le proprie punte in profondità, le mezzali si sono mosse bene. Rabiot si è buttato dentro quando ne aveva l’opportunità, così come Bentancur ha ruotato spesso la propria posizione. A volte si defilava a destra per formare triangoli con gli esterni, mentre in altre circostanze agiva bene tra le linee. E’ parso anche pulito nelle combinazioni con i compagni, mentre in altre partite soffriva un po’ quando c’era da dialogare sul breve.

In generale, la Juve ha occupato molto bene gli spazi centrali, con mezzali ed attaccanti che davano costantemente soluzioni di passaggio per Bonucci e Pjanic. La Juve è stata molto più fluida verticale rispetto al solito, con circolazione rapida e un maggior movimento senza palla. Da notare che, giocando stabilmente nella trequarti avversaria, era Cuadrado che dava ampiezza, mentre Bernardeschi agiva tra le linee.

La libertà di Pjanic

Si è visto anche un Pjanic convincente come non capitava da tempo. La Juve lo ha trovato quasi sempre libero dietro la due punte del Genoa: anche se Pinamonti e Favilli in teoria avevano il compito di schermarlo, i bianconeri lo hanno trovato libero tante volte. Quando poi riceveva, era sempre rapido e preciso nello scarico. Sia nella verticalizzazione tra le linee, che nell’aprire sugli esterni.

Come spesso succede, nelle migliori partite della Juve si vede il miglior Pjanic, che ha toccato la bellezza di 101 palloni. Sarri spera che in queste sue ultime gare da bianconero possa rendere la squadra fluida e dominante come quella scesa in campo a Marassi.

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