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Zenit Juve: i bianconeri si aggrappano ai cross di De Sciglio – ANALISI

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Analisi tattica Zenit Juve Champions League: la partita analizzata nei dettagli. Le mosse di Allegri e Semak

Nelle scorse partite avevamo visto una Juve che si era contraddistinta per gare di attesa caratterizzate da un baricentro molto basso. Il match contro uno Zenit molto rinunciatario era un modo per valutare invece le fase di possesso bianconera in incontri dove si attacca in spazi stretti. Nonostante la vittoria, bisogna ammettere che la prestazione degli ospiti è stata piuttosto sterile e deludente. Tant’è che sia allenatore che giocatori, nelle interviste post gara hanno sottolineato come la squadra abbai disputato una prestazione non certo esaltante.

La Juve è scesa in campo con un 4-3-3 piuttosto evidente con la leggera asimmetria di un Bernardeschi molto dentro al campo (De Sciglio deve ampiezza) e un Chiesa che invece partiva leggermente più aperto. Pur tenendo a lungo palla, per quasi tutta la partita alla Juventus è mancata incisività negli ultimi metri. Allegri ha infatti detto che occorre migliorare le scelte negli ultimi metri. Ci sono stati momenti in cui la Juventus ha provato a fraseggiare negli ultimi metri, ma si è vista tanta imprecisione. Bernardeschi e McKennie hanno sbagliato tantissimo tecnicamente, con pessimi controlli orientati e diversi brutti passaggi. Chiesa, circondato da maglie avversarie, è stato meno risolutivo del solito: a volte ha provato a forzare la giocata, ma è spesso stato ribattuto.

Allegri si aspettava che McKennie, aggredendo gli spazi, potesse dare pericolosità. Il texano invece è stato abbastanza timido: se lo si aggiunge a un Bentancur che, da mezzala, non è certo un calciatore creativo, si capisce come mai la Juve nel primo tempo abbia faticato a tirare in porta. L’unico giocatore a mantenersi su un buon livello è stato Locatelli. L’ex Sassuolo ha catalizzato tanti palloni su di sé, provando diverse imbucate dietro la difesa avversaria. A tratti si sganciava anche in avanti, con Bentancur che lo copriva dietro. Insomma, in una partita problematica, si è visto come Locatelli abbia tutt’altra tecnica rispetto ai compagni.

La situazione non è migliorata molto nella ripresa. McKennie ha aggredito con un po’ più di cattiveria gli spazi ma la Juve ha faticato a rendersi pericolosa con costanza. Consapevole delle difficoltà del match, Allegri ha scelto di fare entrare Cuadrado per vincere la partita “di inerzia”, sfruttando maggiormente le fasce e buttando palloni in mezzo. Questa scelta, più che il colombiano, ha però esaltato un De Sciglio che spostato a sinistra ha iniziato a essere molto più incisivo negli ultimi metri. Senza creatività tra le linee, ancora una volta la Juventus ha voluto sfondare sulle corsie esterne (per la verità piuttosto male prima del gol del vantaggio).

I dati ci danno una buona fotografia. De Sciglio è stato il miglior rifinitore della Juve (3 passaggi chiave): oltre all’assist per Kulusevski (che tra l’altro era entrato malissimo), aveva messo un bellissimo cross per un McKennie che aveva sfiorato il palo. Dei 27 cross totali bianconeri, ben 11 sono arrivati da De Sciglio, che è stato il miglior generatore di occasioni della squadra. Da segnalare che l’ex Lione era stato servito da un meraviglioso cambio campo di Bonucci, recordman della Juve per passaggi lunghi riusciti (15).

Insomma, la Juve continua a vincere anche quando gioca molto male. I bianconeri hanno ritrovato solidità senza palla ma è necessario avere una fase di possesso molto più incisiva quando si affrontano difese chiuse. Il rientro di Dybala sembra imprescindibile per dare più creatività a una rifinitura un po’ troppo prevedibile.