Attenti al Var, non risolve tutti gli errori!

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Il problema non è il/la Var, ma il coro che da più parti si è levato per celebrare l’avvento della tecnologia come la panacea per tutti gli errori arbitrali. Ecco il Var pensiero della settimana di Luigi Schiffo

Il problema non è il Var. Vorrei infatti sottoporre all’attenzione dei lettori una situazione ormai quasi standard (e sottolineo il quasi): in caso di fuorigioco non chilometrico il guardalinee tiene giù la bandierina e l’arbitro attende il responso della regia a fine azione (gol o non gol che sia). Bene. Però poi c’è la volta che il guardalinee sbandiera lo stesso (Higuain a Genova) o quella in cui neanche il Var sembra vedere benissimo (Insigne al San Paolo)… e poi c’è un terzo caso da non sottovalutare, quello in cui il giocatore lanciato a rete in posizione poi risultata irregolare viene abbattuto dal portiere e rischia l’infortunio (Gomez al Grande Torino), cosa che potrebbe capitare anche al portiere stesso o a un difensore che si stira forzando l’inseguimento…quindi occhio anche agli infortuni da Var!

Errori da Var – Se poi ci aggiungiamo che a volte il Var vede spinte in area, altre non vede maglie sfilate ai giocatori su un corner; a volte annulla i gol per un fallo commesso a inizio azione, altre non segnala che il corner da cui nasce il gol non c’era, allora la conclusione è semplice: il Var non cambia la sostanza. Come tutte le tecnologie, anche quella dello stanzino degli arbitri è mossa da teste e volontà umane, che possono sempre portare a un errore o a una valutazione diversa dello stesso episodio a seconda degli occhi che la vedono… esattamente come accade in campo per gli occhi degli arbitri con fischietto (e senza monitor).

In sostanza contano sempre la volontà e la capacità di un arbitro, guarda un po’ come è successo da quando esiste il calcio. Siamo dunque di fronte a uno strumento che può consentire di evitare errori e iniquità, oppure dar luogo a nuovi tipi di errori e iniquità. Va benissimo così, solo non si dica che “il Var riscrive la storia del calcio”.

La storia del calcio la fanno i grandi giocatori, i grandi allenatori, i grandi dirigenti e i grandi arbitri/guardalinee. Forse bisognerebbe lavorare semplicemente per avere più grandi giocatori, più grandi allenatori, più grandi dirigenti e più grandi arbitri e guardalinee. Solo così si scrive la storia del calcio. Non ci sono scorciatoie, neanche dallo stanzino. Altrimenti rischi di trovarti fuori dal Mondiale senza un Var che ti possa far ripetere le qualificazioni…

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