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Bonansea: «Voglio la Supercoppa e la finale di Champions allo Stadium» – ESCLUSIVA VIDEO

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Barbara Bonansea in esclusiva su JuventusNews24.com alla vigilia della gara di Supercoppa contro il Sassuolo

(di Alberto Mauro e Mauro Munno) – Barbara Bonansea e la Juventus hanno una cosa in comune: la necessità di ambire sempre alla vittoria. Hanno deciso di continuare a farlo insieme dopo un’estate turbolenta: domani in occasione della semifinale di Supercoppa con il Sassuolo; il prossimo 22 maggio, si augurano, quando allo Stadium si disputerà la finale di Champions. La fuoriclasse della Juventus Women si racconta in esclusiva su JuventusNews24.com tra consapevolezze acquisite, scelte di vita e obiettivi da perseguire.

Prima domanda legata all’attualità: come state vivendo l’avvicinamento alla Supercoppa e quanto le tante positive (ormai quasi tutte guarite) stanno influenzando la preparazione? Avete la sensazione di giocarvi il primo trofeo stagionale al meglio delle vostre possibilità?
«È una situazione particolare, ci sono state le vacanze di Natale, il Covid. Adesso stiamo cercando di recuperare le forze e di prepararla al meglio. È ovviamente un obiettivo della nostra squadra e della nostra società. L’affronteremo al meglio ma ovviamente nella nostra testa un po’ di difficoltà c’è. Alcune compagne non ci sono ancora, alcune sono arrivate all’ultimo ma cercheremo di fare del nostro meglio».

Incontrerete il Sassuolo che avete recentemente affrontato e battuto, ma che insieme alla Roma rappresenta la vostra principale antagonista nella corsa scudetto. Quali sono le maggiori insidie contenute in questa partita?
«È passato poco tempo. L’insidia potrebbe essere pensare di poterle battere perché lo abbiamo già fatto. Loro sono un’ottima squadra ben organizzata sia difensivamente sia offensivamente. Lo abbiamo visto anche quando ci abbiamo giocato in campionato. Non sarà una partita semplice ma tosta e combattuta. Sono una delle forze del campionato con cui ci giochiamo i primi posti. Dovremo fare attenzione perché sono veramente una buona squadra».

Riavvolgiamo un attimo il nastro: prova a riassumerci il tuo 2021 con la Juventus Women. Che anno è stato per te?
«Un anno bellissimo. Abbiamo il rammarico di non essere arrivate fino in fondo in Coppa Italia però abbiamo concluso un campionato perfetto che è stato motivo di grande orgoglio. Con la Nazionale ci siamo qualificate all’Europeo. Poi è ricominciata la stagione e abbiamo continuato a vincere le partite di campionato. Vincere aiuta a vincere ma dimostra anche che siamo una squadra tosta e che riusciamo ad affrontare ogni partita con la mentalità giusta. In Champions abbiamo poi fatto un cammino molto bello. Infine c’è stata la gioia di rivedere i tifosi sugli spalti. Sono state tutte cose positive per noi».

La scorsa estate si è parlato tanto di un tuo possibile addio. Ci spieghi quali sono state le motivazioni che alla fine ti hanno spinto a restare alla Juve? 
«Ho pensato alla mia carriera. Arrivavo ai 30 anni e volevo fare un altro salto. L’arrivo di un nuovo mister con idee diverse mi ha dato gli stimoli giusti per restare. Penso che ormai sappiano tutti qual è il mio amore per la Juventus che ha inciso tantissimo sulla mia scelta. Ho deciso così di mettermi ancora alla prova per vedere cosa potevamo fare insieme alla Juve».

La sensazione dal campo è che il tuo senso di appartenenza a questi colori oggi sia più forte che mai, con le dovute proporzioni ti piacerebbe diventare una bandiera eterna come Del Piero?
«Non ci penso, probabilmente da fuori si percepisce questa mia devozione alla Juventus. Non penso al futuro. Mi piace giocare qui perché sto bene e mi diverto. Credo che anche la società mi voglia qui e finché potrò restare starò qui. Gioco perché mi piace e per dare una possibilità alle bambine di sognare. È bello poter essere un esempio ma non mi paragonerei mai a una leggenda come Alessandro Del Piero».

Sei stata la prima calciatrice ad entrare nella “scuderia” Raiola, dopo quasi un anno sei soddisfatta della tua scelta?
«È stato un gioco di opportunità. Ero contenta che un personaggio così qualificato fosse interessato al calcio femminile. Ero felice per questo, non perché fossi io ad essere assistita da Mino Raiola. Fa piacere che professionisti che sono ai vertici del calcio maschile inizino ad interessarsi al nostro mondo. Certamente sono soddisfatta di questa mia scelta».

Sicuramente avrete già avuto modo di parlarvi, ma vuoi mandare un messaggio a Salvai, dopo il secondo grave infortunio?
«Non penso ne abbia bisogno, è una ragazza tosta. Ha avuto un attimo di sofferenza ma subito dopo il ritorno da Bari era già pronta per affrontare questa sfida. Sa che siamo tutte qua per sostenerla e aiutarla. Dopo il primo infortunio è tornata a livelli altissimi, il mio augurio è che possa affrontare con serenità questo viaggio non semplice. La aspetto sul campo».

Cosa pensi della scelta, per esempio di Aurora Galli, di lasciare la Juventus per l’estero; e cosa rispondi a Alia Guagni quando dice che avresti potuto metterti alla prova in un altro campionato fuori dall’Italia?
«Come ho detto anche ad Aurora ha avuto molto coraggio. Lei ne ha avuto più di altre persone, magari anche più di me. La vedo contenta all’Everton quindi sono molto felice per lei. Anche Alia è stata molto coraggiosa ad andare all’estero, per lei farlo significava mettersi in gioco. Magari sarebbe stato così anche per me ma la mia scelta è stata di restare qui alla Juve perché le sfide che ci sono qui sono di alto livello. Personalmente per la mia vita calcistica è la scelta migliore».

Ti saresti mai aspettata una simile progressione in Champions League? Quanto pensi che la Juventus Women possa ancora andare avanti nel torneo?
«Ci credevamo tutte. Abbiamo affrontato partita dopo partita senza pensare a cosa sarebbe potuto succedere dopo. Questa è stata la nostra forza e fortuna. Abbiamo fatto veramente qualcosa di straordinario. Non è stata una singola gara, non è che ci è andata bene una volta e basta. È difficile aspettarsi di più ma ora che siamo arrivate fin qui con questo cammino ai gironi… Se un po’ mi conoscete sapete già cosa penso. Mi aspetto di vederci là all’Allianz, in finale no?!».

 Ci parli del rapporto che hai con Montemurro e di quello che ti chiede nel suo modo di giocare così innovativo. Cosa è cambiato dalla precedente gestione tecnica?
«È un personaggio particolare. Mi piace molto sia sotto l’aspetto calcistico che personale. Aria nuova fa bene in ogni ambito, ha riposto un po’ più di fiducia nelle giocatrici, sia in quelle che potevamo definire titolari sia in quelle che di solito erano in panchina. Tutte ci siamo sentite maggiormente parte della squadra e io ho realizzato che potevo fare qualcosa di diverso nel mio ruolo, qualcosa che prima non pensavo neanche fosse nelle mie possibilità».

Come è possibile vincere 35 partite consecutivamente in Serie A? Cosa ha portato la Juve ad essere una macchina da guerra?
«Ci vuole un grande cuore. Di squadre forti ce ne sono tante, ma non basta. Alla fine le connessioni che ci sono tra noi giocatrici sono veramente forti. Credo che questo si percepisca in campo. Vincere 35 partite di fila in campionato non è un caso. Abbiamo qualcosa in più che non è tecnico o tattico ma è la passione. Quando entriamo in campo ci aiutiamo, qualsiasi cosa succeda nel bene o nel male. Questo fa la differenza, una squadra non vince solo perché è forte».

Volevamo chiederti di Agnese Bonfantini: è una calciatrice in cui la società crede molto e che ha molte caratteristiche in comune con te. Ci è sembrato che nelle prime partite della stagione tu quasi la riprendessi in alcuni momenti. A che punto è secondo te il suo percorso di crescita e se pensi che possa davvero diventare una top player a livello internazionale?
«In quanto compagna di squadra un po’ più vecchietta mi sento in dovere di aiutare lei e le altre giovani su alcune cose. Quando io avevo la sua età tante cose tattiche non le conoscevo ma è normale. Ognuno ha un percorso di crescita e un progresso. Penso che sia una calciatrice molto forte e che debba solo seguire gli step che bisogna fare nel calcio. Il fatto che abbia il mio stesso ruolo mi avvantaggia nell’aiutarla a poter crescere».

È iniziato il 2022, per il calcio femminile italiano sarà un anno importante perché sarà finalmente quello del professionismo. Credi che il sistema sia pronto per un simile salto?
«Era ora di farlo. Probabilmente non saremo tutti pronti ma quando ci sono questi cambiamenti non si sa mai cosa succede, nessuno ha la ricetta per fare le cose perfettamente. Ognuno affronterà questo passaggio al meglio che può, noi come calciatrici, poi ci sono le società e la Federazione. Penso sia il momento di fare questo salto e di riconoscere la nostra passione come una professione perché alla fine di questo si tratta. L’affronteremo tutti insieme».

In cosa è cambiato il mondo del calcio femminile negli ultimi anni e invece quali stereotipi e pregiudizi vi capita ancora di dover combattere?
«Il cambiamento più grande è stato nella conoscenza del calcio femminile. Ci siamo palesati agli occhi di un pubblico non più ristretto, di conseguenza tante bambine hanno cominciato a giocare a calcio. I pregiudizi ci sono e ci saranno sempre in ogni ambito, non solo nel calcio femminile. Esistono anche nel calcio maschile, bisogna solo sapere bene perché si fa una cosa e non sentirsi giudicati. Faccio quello che mi piace, se alla gente non piace non mi interessa».

Quali sono gli obiettivi e i sogni che Barbara Bonansea spera ancora di raggiungere?«Sono una che vive allenamento per allenamento, partita per partita. Però nella mia testa l’obiettivo c’è perché alla fine non è facile allenarsi tutti i giorni senza pensare di vincere qualcosa. Ho sempre sognato di vincere la Champions League e di poter vincere qualcosa con la Nazionale. Sono due sogni grandi ma le cose prima vanno immaginate, poi si possono realizzare. Se non riesci neanche ad immaginarle non puoi arrivarci. Per quanto riguarda quest’anno, toccando ferro, vorrei fare meglio dell’anno scorso con la Juve. Con la Nazionale c’è l’Europeo… Quindi non sto neanche a dirvelo». 

Si ringrazia Barbara Bonansea e l’ufficio stampa della Juventus per la disponibilità mostrata in occasione di questa intervista

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