
Striscia record per il tecnico tedesco con il Bournemouth, mentre Di Gregorio resta ai margini pur avendo mantenuto la porta inviolata nelle coppe
Dopo un avvio di stagione avaro di soddisfazioni e segnato da forti incertezze, Marco Rose sembra aver finalmente trovato la combinazione perfetta per far volare il Bournemouth. La formazione inglese sta attraversando un momento di grazia straordinario, spinta da un’incredibile striscia di sei vittorie consecutive impreziosite da zero gol subiti. Un rendimento difensivo d’acciaio che ha proiettato la squadra verso le zone alte della classifica, certificando l’efficacia del lavoro tattico dell’ex allenatore del Lipsia.
In questo quadro di entusiasmo travolgente vive però un evidente paradosso il portiere Michele Di Gregorio. L’estremo difensore, ceduto dalla Juventus nel corso dell’ultima sessione estiva di calciomercato, fatica a trovare lo spazio auspicato nelle gerarchie del campionato. Nonostante le aspettative riposte sul suo conto al momento dello sbarco in Inghilterra, il cammino in Premier League stenta a decollare, relegandolo al ruolo di alternativa nelle competizioni ad eliminazione diretta.
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Il rendimento dell’ex numero uno bianconero resta tuttavia immacolato e di primissimo livello ogni volta che viene chiamato in causa. Nelle sue sole tre presenze stagionali — due in EFL Cup e una nell’affascinante notte di Europa League contro il Milan —, Di Gregorio ha collezionato tre clean sheet su tre, dimostrando grande affidabilità e reattività tra i pali. Un segnale chiaro lanciato a Rose, in attesa di una chance concreta per sbloccarsi anche in campionato.