Campionato noioso? E’ impero Juventus

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Un campionato noioso a detta di molti (anti-juventini): basterebbe non avere la squadra bianconera iscritta al campionato, magari retrocedendola per manifesta superiorità, ed ecco che allora verrebbe a risvegliarsi il senso estetico della competizione

Facile parlare quando si vincono cinque scudetti consecutivi – sul campo, come sempre – e neppure a metà del nuovo percorso si è già campioni d’inverno. Colpa della Juve o di chi, pur giocando meglio, insegue e guarda con rabbia, rancore e invidia la vetta della classifica? Colpa della Juve, punto. Sempre e comunque. Diciamo che fortunatamente la pensa così chi non riesce a trovare tempo per riorganizzare le proprie idee e preferisce non uscire dal gregge del “comodo” pensiero. Riflettere seriamente sulle negligenze, sfortune e anche sulle evidenti lacune tecniche della propria squadra del cuore è esercizio assai difficile per tutti anche quando si vince, figuriamoci vincendo poco o nulla. In questi casi la responsabilità la si ribalta cercando i “nemici”. Quasi sempre la Juve, spesso e volentieri gli arbitri che la aiutano o alterano la regolarità del campionato danneggiando tutte le altre, nessuna esclusa. Si lamenta il Pescara, fanalino di coda del campionato, il Chievo che viaggia abbastanza serenamente sulle proprie gambe, la Lazio che è terza in classifica e il Palermo che è tornato a vincere, a Genova, nel momento in cui ha smesso di urlare agli scandali. Ognuno ha di che lamentarsi per un rigore non dato, un fallo non visto, un giallo inventato, ma mai nessuno prova a lavarsi i panni sporchi nella propria bacinella di candeggina. I presidenti sanno come cavarsela nascondendosi sempre e solo dietro il dito indice puntato verso gli altri.

Il profilo basso sembra invece a prova di Inter. Almeno al momento, dopo i disastri sportivi degli ultimi anni e la ricerca costante di un colpevole all’interno. Pioli non è uno sprovveduto e voi tifosi di San Siro ne avete preso coscienza schierandovi dalla sua parte. Non è la vittoria col Sassuolo, dopo tanto tempo lontano da Milano, ad avervi convinto. Avete capito quello che tanti sapevano già, ma che i più negavano anche a se stessi: la realtà societaria. O chiamiamola pure la concretezza e la serietà nel gestire una società di calcio con la dovuta fermezza imprenditoriale e la chiarezza dei ruoli. C’è chi rimpiange Mancini, chi Mourinho per altri ovvi motivi, ma anche chi non vuole più sentire parlare di passato e guarda al magro presente cercando di sognare ogni tanto per il prossimo futuro. Il primo step porta il nome di Pioli, italiano e pragmatico, il secondo quello delle numerose cessioni necessarie per sfoltire la rosa. I motivi sono molto semplici: prima di tutto per eliminare le mele “marce” dello spogliatoio e poi per rispettare i parametri Uefa dando una bella sforbiciata alle spese messe a bilancio. Troppi giocatori, molti doppioni, altrettanti con poco spirito di squadra. Non si tratta di salvare solo questa stagione centrando un piazzamento europeo, ma di rimettere ordine al disordine a cui tutti hanno contribuito cercando di difendere la loro poltrona (o panchina). La proprietà si è fidata. Ora sembra che voglia cambiar rotta. E cattivi consiglieri. La strada è segnata e alla squadra non potrà che giovare il cambio di rotta. Ecco perché il girone di ritorno sarà il vero “termometro” per riuscire a intravedere uno sprazzo di futuro. Intanto i vostri “cuginetti”, quelli che luccicano di propria luce sempre e comunque, tenteranno l’assalto alla Supercoppa Italia. In attesa del Closing definitivo di Berlusconi. O dell’ennesimo rinvio. Buone feste.

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