Derby amato Derby

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Finalmente un derby d’alta classifica. Stiamo parlando del derby della Mole con tutto il fascino che avvolge la partita e la città

La parte sana delle due tifoserie è da quasi due settimane che aspetta il momento con sana ironia. L’altra magari premedita di far scontare qualche rancore a suon di botti all’arrivo dei pullman allo stadio. Purtroppo anche questo registrano le cronache degli ultimi anni. Allo stadio ci si trasforma, si pensa di poter liberamente rovesciare tutto il malessere della settimana e non solo. Si pensa soprattutto di poterlo fare senza regole e controlli, ma anche senza pensare alle gravi conseguenze. Sapere che l’ultimo assalto al pullman bianconero sia stato anche solo pensato da un padre di famiglia con al fianco il proprio figlio di tenera età lascia capire quanto il cervello dell’essere umano sia facilmente contaminabile. Un padre incensurato, responsabile di un punto vendita di un grande magazzino che invece di godersi la vita decide di complicarsela per sempre. Anche solo agli occhi di suo figlio. Nessun moralismo. Mio padre quando mi portava a vedere una partita di calcio mi guardava fisso negli occhi e già solo per questo mi scansavo dall’imitare il gregge. Era una faccenda di e tra “ultras”. Il gioco del fine settimana. Se le davano di santa ragione ma tra di loro, per guadagnarsi una fetta di potere nelle gerarchie da stadio fino a non pagare il biglietto, quasi sempre introvabile per noi comuni mortali. Negli ultimi anni c’è stato poi il caso del tifoso bianconero capace di lanciare una bomba carta nella curva “primavera” del vecchio stadio Olimpico, zona notoriamente zuppa di anziani e famiglie senza tessere di appartenenza. Addirittura simulata un’autoaggressione. La cosiddetta par condicio di chi non meriterebbe nessuno sconto da parte della società civile.

Tornando al derby, sembra essere tornati agli anni ’70, almeno riascoltando le parole dei grandi ex. Miha ricorda Giagnoni, Allegri un po’ Trapattoni quando faceva finta di dare importanza agli avversari e invece sotto-sotto li snobbava. La qualità delle due rose è aumentata. Da troppo tempo manca il segno X in schedina. Sarà la prima volta allo Stadio Grande Torino. Chi teme l’altro è perduto. Un po’ come capitato nel derby di Milano. L’Inter ha giocato meglio nel primo tempo, ha rischiato poi di perdere e ha raddrizzato l’asticella all’ultimo, quando il Milan già cantava vittoria. Il derby è questo. Intanto di acqua sotto i ponti ne è passata, ma l’Inter non ha ancora trovato uscita dal tunnel della crisi. Ma chì è l’Inter? Se lo chiedono in tanti, anzi ve lo chiedete prima di tutto voi tifosi interisti. Le società si possono gestire oramai da migliaia di kilometri, basta che si sappia cosa, come e chi comandare. La squadra non si può lasciare alla deriva e sotto la sola gestione tecnica. Pioli non ha la bacchetta magica e oramai di tempo se n’è perso abbastanza. Chiaro che bisognerà aspettare il prossimo anno. Ma da subito bisogna ripulire l’ambiente: in campo, fuori e dentro le mura di comando. E anche chi vi propone, o meglio vi illude, che sia in arrivo babbo natale con la maglia di Messi, non fa il bene del club. Serve una risposta forte da parte dei proprietari di questa Inter: chi siete e dove volete portare questa squadra. Adesso come adesso il business deve passare necessariamente in secondo piano. Fatti non parole. E prima della fine dell’anno.

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