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Gallo: «Ternana e Juventus U23 non dovrebbero rinunciare alla finale» – ESCLUSIVA

Marco Baridon

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Fabio Gallo, allenatore della Ternana, ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Juventus News 24. Le sue dichiarazioni

Dubbi, tanti dubbi pervadono nella situazione relativa al campionato di Serie C. Ripartenza? Sospensione definitiva? I prossimi giorni saranno decisivi per comprendere quale sarà il futuro della stagione in Lega Pro dopo l’Assemblea delle scorse settimane. Il punto interrogativo riguarda anche la finale di Coppa Italia, che mette di fronte Ternana e Juventus U23. E proprio l’allenatore delle Fere, Fabio Gallo – in esclusiva a Juventus News 24 – ha espresso il suo punto di vista su questa situazione, spaziando anche tra alcuni ricordi che lo legano da avversario alla Juve.

Il presidente Ghirelli ha ribadito più volte la difficoltà nella ripartenza del campionato di Serie C. È davvero utopico pensare quindi ad una ripresa in Lega Pro?

«Per me è utopico pensare che si prenda come scusa quello che è successo per poi non pagare gli stipendi. Io spero nella ripartenza, perché abbiamo degli obiettivi, come la corsa ai play-off e la finale di Coppa Italia».

Un punto che fa parecchio discutere è il discorso relativo alla quarta promossa in Serie B. Quale sarebbe, secondo lei, il criterio più corretto per rispettare la regolarità del torneo?

«Come quello della Coppa Italia: giocare sul campo. Ci sono 17 squadre che hanno detto che possono e che vogliono giocarsi i play-off. Si parla tanto di riforma, e che riforma sia. Si possono fare dei play-off in forma ridotta, quindi anche un esborso economico per il ritiro normale visto che le partite sarebbero minori. Penso che sia una scelta meritevole sul campo, e non un coefficiente di 0,01 o un’estrazione. Questo mi sembra poco incline ai valori reali dello sport, messi comunque in difficoltà da quello che sta accadendo. Nel momento in cui ci sono 17 squadre che hanno dato il via libera per attuare i protocolli, non vedo perché non giocare i play-off in forma ridotta. In questo modo, poi, si possono vedere anche le squadre che il prossimo anno possono giocare la Serie C o no».

Resta il punto interrogativo anche sulla finale di Coppa Italia Serie C tra la Ternana e la Juventus U23. A suo avviso, è una partita che dovrebbe essere disputata?

«Questa finale è stata raggiunta dopo aver passato tanti turni, quindi non vedo perché non se ne debba parlare. Sarebbe il primo trofeo facile da assegnare, anche con una partita singola, e in cui le due squadre andrebbero ad ottemperare tutte le situazioni per giocare in sicurezza. Ho visto in Germania, sono stati attenti a tutto per poter ripartire. Ternana e Juventus U23 possono sicuramente fare in modo che ci sia la massima sicurezza per tutti. Sia noi e sia la Juventus abbiamo questo diritto: questo percorso è iniziato ad agosto, in cui per arrivare in finale i bianconeri hanno ribaltato il risultato contro la Feralpisalò e noi siamo andati a giocarci il ritorno a Catania dopo aver vinto in casa. Ce la siamo meritata, quindi non vedo perché dobbiamo rinunciarci. Se c’è la possibilità, è giusto giocarla».

A proposito di Juventus U23, come ha visto quest’anno la squadra di Fabio Pecchia? C’è qualche calciatore che ‘teme’ più degli altri?

«L’organico della Juventus U23 è di primissima scelta, con la poca esperienza nel campionato di Lega Pro a rappresentare l’unico problema. Esaminati singolarmente, sono tutti ragazzi di grandissimo talento. Giocare contro la Juve è un’insidia: puoi trovare la giornata in cui vinci facilmente o quella in cui prendi una ‘batosta’ incredibile. Sono giovani, hanno gamba, ma hanno anche tanta qualità».

Coppa Italia e Juventus nel suo destino, perché nel 1995 eliminò con un gol decisivo i bianconeri con la sua Atalanta. Che ricordi ha di quella notte?

«Quel gol mi ha fatto entrare nella storia dei tifosi dell’Atalanta perché, oltre che bellissimo, è stato di un’importanza incredibile. Quella Juventus vinse poi la Coppa Campioni, quindi è stata una delle partite più belle della mia carriera. Quando chiudo gli occhi e ripenso a quando ho fatto il calciatore, è quella che mi torna in mente».

Quest’estate, dopo l’addio di Zironelli, si è vociferato il suo nome per la panchina dell’Under 23. C’è stato qualche contatto reale? Le piacerebbe un giorno un’esperienza sulla panchina di una Seconda squadra?

«No, erano solamente voci. Io non so se qualche dirigente della Juve si è interessato con altre persone, ma sinceramente con me non c’è stato alcun contatto. L’esperienza in una Seconda squadra sarebbe qualcosa di diverso rispetto alle altre squadre di Serie C. È vero che ho lavorato tanto con i giovani, ma in questo caso al fianco della formazione ci sarebbe anche la ricerca dei risultati. Mai dire mai però, potrebbe essere una bella idea».

Da calciatore, invece, ha avuto come compagni di squadra alcuni ex Juve. Qual era l’aspetto che più la impressionava, ad esempio, di Paolo Montero?

«Paolo è sempre stato un ragazzo di temperamento, e il fatto di essere andato alla Juve l’ha aiutato molto. A Bergamo era più indisciplinato in campo, mentre fuori era un ottimo compagno. Così come in campo, e lo ha dimostrato in tutta la sua carriera, anche fuori è sempre stato un ragazzo pulito, genuino e di grande cuore».

Come vede Andrea Pirlo, suo ex compagno al Brescia, nelle vesti di allenatore? Quale esperienza le consiglierebbe?

«Andrea ha fatto l’esordio con me a Brescia quando era ragazzo… È stato un giocatore geniale, in grado di unire la sua genialità alle sue qualità straordinarie. Essendo un pensatore, può sicuramente fare bene anche da allenatore. Parlando della mia esperienza personale, credo che il passaggio con i giovani sia irrinunciabile per cominciare. Ti danno la possibilità di sbagliare e correggere senza che loro se ne accorgano: con i grandi, invece, è un rischio che si corre. Poi ci sono i predestinati, ma quello è fuori da ogni realtà».

Quale ricordo la lega a Francesco Pedone dopo l’esperienza al Como? C’è un momento particolare che si porta dentro?

«A prescindere dalla vittoria del campionato a Como, ‘Ciccio’ lo conoscevo già da avversario perché abbiamo sempre giocato contro quando io ero nell’Inter. A Como la squadra arrivava dalla vittoria della C1, e quell’esperienza ha sicuramente unito il gruppo in maniera incredibile. Era impensabile, infatti, che una squadra come il Como potesse vincere ad inizio stagione così come ha fatto quell’anno. Lui è un ragazzo d’oro, che ricordo sempre con grande piacere».

Da un allenatore della Juve ad un altro, perché nel 2016 è subentrato al Santarcangelo per pochi giorni al posto di Lamberto Zauli. Contro l’attuale tecnico della Primavera bianconera ha vissuto tante ‘battaglie’ da avversario…

«Era un grande talento in campo da calciatore. Per le qualità che aveva avrebbe meritato di fare qualcosa in più, magari con maggiore fortuna in determinate circostanze. Ci sono stati momenti in cui una scelta presa diversamente avrebbe potuto cambiarlo. La qualità di Lamberto è sempre stata unica, unita poi ad una grande genuinità come ragazzo. Non era mai sopra le righe, c’è sempre stata stima e correttezza anche da avversari».

Si ringraziano Fabio Gallo e l’ufficio stampa della Ternana, Lorenzo Modestino, per la gentile concessione dell’intervista

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