Felipe Melo, da Firenze il modello da non seguire

felipe melo
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Dalla Fiorentina alla Juve: non solo Bernardeschi, otto anni fa fu il turno di Felipe Melo. Un monito per non ripetere lo stesso errore

Alla vigilia di Juventus-Fiorentina non è tutto rose e fiori. Almeno guardando al passato. Perchè per un Bernardeschi che arriva a suon di milioni, fra gli applausi di tutti, c’è un precedente pericoloso. Quel Felipe Melo, che assieme a Diego, venne presentato nell’estate del 2009. 25 milioni il costo totale dell’operazione, considerando l’inflazione un signor prezzo. Sicuramente troppo per quanto fatto poi vedere in campo. Un monito da tenere in mente per il futuro.

Bentancur non è Felipe Melo e nemmeno Bernardeschi può essere paragonato al brasiliano. Ma il rischio di flop di mercato è sempre lì in agguato. In maglia bianconera Melo fece 78 presenze, con solo 4 gol segnati. Tutti finì in malo modo e dopo un 3-3 contro il Siena se la prese pure contro la curva che lo fischiava. Nei due anni a Torino perse la Nazionale brasiliana e con l’arrivo di Conte venne mandato via.

Al Galatasaray con Mancini però diede segnali di ripresa: 10 gol in 30 presenze il primo anno. Più del doppio di quelli siglati con la Juve. L’Inter lo riportò in Italia, ma anche lì dopo un buon inizio il suo animo focoso e incontrollato prese il sopravvento. Fino a una serie di duri interventi (l’ultimo su Biglia che gli costò tre giornate di squalifica). Da gennaio è al Palmeiras, a casa sua. Ma per la Juve rimane un errore da tenere a mente per il futuro.

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