Floro Flores: «Sarri molto scaramantico, Conte un martello pneumatico»

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L’ex attaccante Antonio Floro Flores racconta Sarri e Conte, che ha avuto come allenatori sulla panchina dell’Arezzo

Domenica sera, Maurizio Sarri e Antonio Conte si troveranno uno davanti all’altro. A raccontare i due allenatori è stato Floro Flores, ex attaccante che ha avuto i due all’Arezzo. Le sue parole a Gianlucadimarzio.com.

SARRI«Sarri era legatissimo ad alcuni riti, aveva una serie di abitudini che non voleva abbandonare: era incredibilmente scaramantico. Per esempio, aveva una fissazione per gli scarpini: voleva che tutti ce li tingessimo di nero prima di scendere in campo. Il perché? Non l’ho mai capito. Una volta provai a spiegargli che l’Adidas mi pagava per indossarli in campionato, però non ne voleva sapere di cambiare idea. “E allora dovrò parlare con il presidente” gli dissi. “No, tu fai quello che dico io”. In fondo, però, era piacevole: pur essendo un tipo serio, ci potevi parlare e ragionare».

CONTE «Tornato al posto di Sarri, era diventato un martello pneumatico. Un giorno si sfogò con me, in privato, nello spogliatoio. Disse che, se non mi fossi allenato come diceva lui, allora sarei rimasto a casa. “Ora comando io”. “Perché, prima chi comandava?”, gli chiesi. Mi spiegò che da quel giorno in poi ci sarebbero state alcune regole da rispettare e che non avrebbe fatto eccezioni. Dopo quel faccia a faccia, si è creato un legame molto intenso: ne sono orgoglioso. Sin dal primo giorno, ha fissato le sue regole sulla dieta, ci teneva a vederci in forma e aveva ragione: è importantissimo. Quanto al sesso, non ricordo nessuna indicazione. Certe cose un professionista le deve saper gestire da sé. Anche perché, diciamoci la verità, come fa Conte a sapere cosa ho combinato a letto il giorno prima?!».

RITI«Prima di ogni partita, Sarri voleva che nello spogliatoio fosse riprodotto un audio. Era il discorso di ‘Ogni maledetta domenica’, che dovevamo ascoltare mentre ci preparavamo a scendere in campo. Bello? Per me no, non mi caricava per niente. Se mi vuoi trasmettere qualcosa nel pre-partita, per come la vedo io, lo devi fare tu, in prima persona, mettendoci la faccia. E Conte, sotto questo punto di vista, era tutta un’altra cosa. Conte scelse di farci vedere 300. Stavamo andando a Bologna, in pullman, magari pensò che quel film ci avrebbe potuto dare una carica importante. E il modo in cui si rivolgeva a noi, prima di ogni gara, rifletteva quel punto di forza che lo distingue ancora oggi: il carisma».