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Franco Neri: «Juve come un motore, vanno oliati i pezzi» – ESCLUSIVA

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Franco Neri, noto comico e cabarettista, ha analizzato in esclusiva per Juventusnews24 il momento dei bianconeri

Franco Neri, noto comico e cabarettista, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Juventusnews24 per commentare il momento della squadra di Massimiliano Allegri. Un occhio alla stagione e uno al calciomercato, svelandoci poi come è nata la sua passione per la Vecchia Signora. Ecco le sue dichiarazioni.

Qual è il suo giudizio su questa prima parte di stagione della Juve?

«Sicuramente non siamo partiti al massimo. Noi tifosi ci aspettavamo un altro tipo di Juve, una squadra molto più combattiva rispetto a quella vista fino ad ora. Il campionato però non è finito, per cui come in tutti gli altri sport i risultati si vedono solamente alla fine. Ora stiamo faticando, ma speriamo ci siano delle svolte, provenienti soprattutto dall’attacco. Poi sai, nel calcio quando si vince sono tutti bravi, quando non si vince diventano tutti scarsi. Non si può perdere con squadre che non abbiano la stessa caratura nostra, ma il calcio è imprevedibile. Sta a noi far si che non risucceda in futuro».

Parla del possibile acquisto di Vlahovic?

«L’importante è che si prenda qualcuno che metta la palla in porta con regolarità. Ora siamo indietro in classifica, era da tanto tempo che non eravamo così lontani dal primo posto. In ogni caso credo sarebbe opportuno non rivoluzionare ma evoluzionare, ossia aggiungere a questa buona rosa degli ottimi calciatori che riportino la Juve a grandi livelli».

Rimanendo in tema attaccanti, lei rinnoverebbe il contratto di Dybala?

«Nel calcio si sa che le cifre che girano sono sempre molto alte, ma l’alternativa a Dybala qual è? Se ci fosse qualcuno di migliore in giro proverei a cambiare, ma finchè non si trova io penso sia giusto continuare a puntare sull’argentino».

La svolta può invece arrivare dalla panchina? Crede che Allegri riuscirà a trovare una quadra?

«Mi auguro di si. Anche lui, come allenatore, non sta sicuramente attraversando un bel periodo, ma penso abbia tutte le intenzioni per far si che questa squadra arrivi almeno al quarto posto in classifica. Poi il tecnico è sempre sotto pressione, quando si perde è sempre colpa sua, quando si vince è merito dei giocatori».

La lotta scudetto è ancora aperta?

«Si, è ancora molto lunga. Difficile che la Juve riesca a portare a termine un’altra rimonta, ma non è tutto perduto. Se le squadre davanti avranno qualche momento di sbandamento dovremo essere bravi a sfruttarlo, bisogna ricominciare a vincere partite con regolarità come una volta. Di scudetto comunque non parlerei in questo momento».

E invece di Champions?

«Anche qui bisogna crederci fino all’ultimo momento, ma allo stesso tempo bisogna guardare la realtà dei fatti: siamo in grande difficoltà. Ripeto ancora, nello sport può succedere qualsiasi cosa, anche che questa Juve riesca a trionfare in Champions. La palla è di forma sferica, non sai mai dove va a finire. Riportare a Torino questa coppa dalle grandi orecchie non ci farebbe schifo (ride ndr)».

Come vede la partita con la Lazio al ritorno del campionato?

«La Lazio in questo momento sta andando molto bene, sarà una partita difficile ma come del resto lo saranno tutte le altre. Però siamo in una situazione in cui con le grandi squadre magari anche all’ultimo riusciamo a portarla a casa, mentre con le piccole facciamo ancora troppa fatica. La Juve in questo momento è come un motore, c’è da sistemare qualche piccolo ingranaggio qua e là, ma una volta fatto tornerà a girare come un tempo». 

Di fronte ci sarà Maurizio Sarri. Gli avrebbe concesso un’altra occasione sulla panchina bianconera?

«E’ sempre il solito giochino: quando si va bene l’allenatore è un genio, quando si perde è colpa sua. I giocatori però sono sempre quelli, sono loro che scendono in campo. Con il senno di poi non mi sembra sia stato giusto cambiare. Qui non si parla di antipatie personali ma di risultati e Sarri era riuscito a vincere uno scudetto tra mille difficoltà. Poi certe dinamiche le conosce solo chi vive lo spogliatoio ogni giorno».

Stesso discorso vale anche per Pirlo?

«Certamente. Pirlo è stato prima un grandissimo giocatore, quindi dovrebbe sapere meglio di tutti come funziona in una grande squadra. Per me è giusto confermare chi ti porta a vincere, perchè l’obiettivo della Juve ogni anno è sempre quello. Però forse ad Andrea è mancata la zampata decisiva per tenersi questa squadra».

Spostandoci sulla sua fede juventina, ci racconta come è nata?

«Io porto due squadre nel mio cuore, che sono la Juve e la Reggina. La Juve perchè sono di Torino e vivo qui da sempre, la Reggina perchè ho orgini calabresi. Quando ero bambino andavo con continuità allo stadio, abitando anche molto vicino. E’ stato normale poi che mi sia innamorato di questi due colori, che insieme si legano molto bene. E poi la Juve è la squadra italiana per eccellenza, quella dove c’è un rigore che devi sempre rispettare sia dentro che fuori dal campo».

I suoi calciatori preferiti?

«I giocatori che porto nel cuore sono due: Del Piero e Buffon. In questa Juve ancora non ci sono dei veri e propri eredi, ma bisogna avere il coraggio di azzardare su qualche giovane, anche se non tutti hanno le qualità mentali per giocare con i bianconeri. La testa è molto importante a certi livelli, dove la difficoltà è rimanerci con continuità più che arrivarci».

Chiesa potrebbe essere una futura colonna di questa squadra?

«Già il cognome mi piace, significa che c’è grande speranza (ride ndr.). Penso che si, potrebbe diventare una colonna futura della Juve. E’ un grande calciatore, uno che si sbatte anche per i compagni senza essere troppo egoista. Quando gioca è un bel vedere, si notano le sue qualità. Sarebbe carino avere undici giocatori come lui in campo. E’ già nel cuore di noi tifosi e sono convinto che ci resterà per molto tempo ancora».

Si è fatto un pensiero sulla mancata qualificazione a Qatar 2022 dell’Italia?

«Penso che i giocatori risentano ancora delle grandi fatiche dovute al Covid. Gli sportivi devono allenarsi con costanza, altrimenti quando arrivano sul terreno di gioco si sente la mancanza di quella magia che c’è nell’aria quando le cose girano bene. Poi negli ultimi tempi si sono giocate troppe partite tutte insieme, la fatica si fa sentire. Certo che, però, non vedere l’Italia al Mondiale è una grande dispiacere, anche perchè sarebbe la seconda volta consecutiva. Aspettiamo gli spareggi».

Si ringrazia Franco Neri per la cortesia e la disponibilità mostrate nel corso di questa intervista