Higuain, la vendetta è un piatto che va servito freddo

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© foto Ph.Massimo Pinca

Dopo la prova incolore di domenica, Higuain si è riscattato a suon di gol che hanno condotto la Juve in finale, quando forse i napoletani non lo temevano già più

Metabolizzazione. E’ questa la parola cardine che avrà accompagnato i pensieri di Higuain nelle 72 ore di intervallo tra il doppio impegno del San Paolo contro il Napoli. Sì, perché, inutile negarlo, al Pipita non è andata affatto giù la bordata di fischi che gli hanno riservato i suoi ex tifosi domenica, in occasione della gara di campionato: lo hanno in un certo senso offeso e condizionato la prestazione in campo. Dopo di che sono passati tre giorni, che sono serviti all’argentino per metabolizzare, appunto, in quanto ieri la storia è stata tutt’altra: al di là di un paio di svarioni difensivi, infatti, la Juve ha disputato una buona gara, facendo ciò che le avrebbe consentito di strappare il pass per la finale contro la Lazio. Ed il protagonista è stato proprio lui, rispondendo a tono al tifo partenopeo che pensava ormai di averlo incatenato nella gabbia dei fischi e degli insulti: Higuain ha prima sbloccato il risultato nel primo tempo e poi spezzato il sogno di rimonta del Napoli nella ripresa.

IL GESTO – Non si può definire esultanza, ma quel dito che indica la tribuna d’onore del San Paolo in cui siede il presidente De Laurentiis, puntatogli contro in occasione del primo gol può assumere un significato importante: è come una sorta di dedica ad un personaggio con cui i legami si sono rotti in maniera insanabile quest’estate ed il cui tifo napoletano ne ha purtroppo seguito in massa le idee, insultando Higuain dal primo all’ultimo minuto.

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