Juve-Barcellona, dove sbagliò Allegri due anni fa

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Ancora loro, in un remake perfetto della finale di Berlino di due anni fa. Ecco come quel Juve-Barcellona ha reso Allegri un allenatore migliore

Berlino, 2015. In uno stadio impregnato di italianità, con quell’immagine ancora un pò visibile di Fabio Cannavaro che solleva una Coppa del Mondo. Tutti segni del destino spazzati poi via sul campo: il Barcellona di Luis Enrique vince (e meritatamente) contro la prima Juve targata Massimiliano Allegri, che all’epoca fece molta auto-critica riguardo alle proprie scelte. Partiamo proprio da qui, dalle differenze. Era la Juventus del 4-3-1-2 (anche in quel caso il modulo fu cambiato a stagione in corso) con un centrocampo tutto diverso: Marchisio, Pirlo, Pogba e Vidal trequartista. In attacco Morata e Tevez, dietro Barzagli-Bonucci con Lichtsteiner ed Evra terzini. In tutto di quella squadra solo metà (5/11) sono rimasti e di quella metà tre erano nel pacchetto arretrato (le tripla B, Buffon-Barzagli-Bonucci).

COPERTURA DEGLI SPAZI– I blaugrana coprono meglio il campo e si ritrovano quasi sempre in superiorità numerica. La chiave tattica sta tutta lì. E’ un 4-3-3 che poi si trasforma in 4-1-4-1 in fase di attacco, con quindi sempre un uomo in più in mezzo al campo. L’ “1” davanti alla difesa è Sergio Busquets, in attacco Luis Suarez. Degli undici scesi in campo a Berlino contro la Juve, tutti sono ancora in rosa. Eccetto uno: Dani Alves, che di sicuro ha ancora qualcosa da chiarire contro gli ex. A mettere in crisi la Juve basta un cambio di gioco sulla destra dopo 4′. Taglio di Iniesta a fregare Lichtsteiner, superiorità numerica imbarazzante, appoggio per Rakitic ed 1-0. I bianconeri fanno fatica a interrompere i canali di gioco blaugrana e solo Buffon salva la baracca.

DIECI MINUTI– C’è un motivo se però la Juventus è arrivata fino lì a giocarsela con la squadra migliore d’Europa. I bianconeri incassano, creano poco, ma hanno una qualità incredibile: se cali per un attimo la concentrazione, ti colpiscono subito. Dal 10′ al 20′ del secondo tempo ci sono i dieci minuti in cui il Barcellona soffre di più nell’arco dell’intera stagione. Dani Alves dietro di sè lascia spazi, i catalani si sentono in controllo totale di match. Marchisio ha l’intuizione: tacco per smarcare Lichtsteiner che arma il destro di Tevez. Ter Stegen respinge, ma malissimo: palla che rimane lì e Morata deve solo metterla dentro. Eccolo il punto debole che la Juve non ti permette di avere. La difesa, oggi come ieri: il Psg insegna.

BARCELLONA’S KARMA– Oggi ci sono Dybala, Pjanic, Cuadrado, Mandzukic e Higuain. E’ un altro attacco, contro una squadra che ora come ora se la giocherebbe come fatto nella finale di Berlino. Ecco le domande che Allegri si farà: giusto mantenere il 4-2-3-1? Come ridurre l’inferiorità numerica in tutte le zone del campo, specie lì nel mezzo? Arretrando Mandzukic e Cuadrado? Come non lasciare troppo solo Higuain? Serve un centrocampista di ruolo in più? Allegri e il dubbio amletico. Barcellona’s karma.

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