Juve, bravi tutti: ma il capolavoro è di Allegri

allegri
© foto Massimo Pinca

Innovazioni tattiche e mentalità vincente: ecco il mix che ha permesso all’allenatore toscano di rendere la Juve tra le big d’Europa

Al momento del suo arrivo, lo scetticismo era il sentimento più diffuso tra i tifosi bianconeri. E’ inutile negarlo ma il tifo juventino prese malissimo l’addio di Conte e non credeva che Allegri potesse esserne un degno sostituto: l’allenatore toscano riuscì a togliersi di dosso questo alone di pessimismo soltanto nella Primavera del 2015, quando riuscì a condurre alla finale di Berlino.

IL CAPOLAVORO – E’ questa, tuttavia, l’annata della consacrazione. In termini di rivoluzioni tattiche, soprattutto: dopo la sconfitta patita a gennaio a Firenze, infatti, Allegri ha completamente modificato l’assetto della Juve che da lì in avanti è scesa in campo quasi costantemente con un modulo super offensivo (4-2-3-1) e da quel giorno non ha mai più perso. L’apoteosi si è verificata martedì sera: mentre molti credevano che un modulo così sbilanciato all’attacco non fosse adatto per affrontare una squadra devastante offensivamente come il Barcellona, Allegri ha smentito tutti, riproponendo gli stessi interpreti e facendoli giocare allo stesso modo. Il segnale è stato chiaro, emblematico: siamo la Juve e giochiamo come abbiamo sempre giocato, perché non abbiamo paura di nessuno.

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