Contro la Juve la rabbia cieca dei perdenti

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© foto Massimo Pinca

È bastato l’ennesimo successo per scagliare le “marce” polemiche addosso ai vincitori. Il vittimismo è il vero male dei perdenti

Chissà come mai Milan-Juve dell’andata, Sassuolo-Milan, Inter-Roma e tante altre ancora sono state archiviate nel giro di pochi secondi e finite già nello scatolone dei ricordi? Eppure anche in quei casi ogni tifoso incallito avrebbe potuto continuare a sputare le sue verità nascoste prendendosela coi direttori di gara. Non so se avete notato la finezza, ma a chi ama veramente questo sport, a chi lo ha apprezzato scoprendolo nei campi dell’oratorio anche solo per mostrarsi alla biondina sugli spalti, non interessa il nome dell’arbitro. Interessa quello che capita e se poi ha qualcosa di meglio da fare al termine di quella partita, riordina le idee e torna a sorridere anche al di fuori del campo da gioco. Magari abbracciando il proprio figlio e non tirando pietre al pullman degli avversari. E il giorno dopo non grida “bastardo” per dimostrare le proprie maledette tesi incivili. E soprattutto non augura la morte a nessuno dei suoi avversari. Accettare le sconfitte sarebbe un bel passo avanti, ma per farlo sarebbe necessario farne cento indietro per comprenderne le ragioni.

I complottisti, a volte anche una fetta di tifosi bianconeri, dovrebbero essere messi da parte. Anche perché sono gli stessi che hanno sbandierato il rimedio alla sudditanza degli arbitri attraverso l’impiego della tecnologia senza rendersi conto che il vero male è la polemica nei confronti di una decisione che verrà presa sempre da una persona. E che a decidere saranno sempre delle persone in carne e ossa. E che a commentare saranno ancora delle persone. In questo Paese manca la fiducia negli individui. Non ci si fida più di nessuno. Figuriamoci nella bolgia di uno stadio se ci si può fidare di un uomo in pantaloncini col fischietto in bocca.

Tradotto: ma di cosa stiamo parlando! Juve-Napoli di Coppa Italia?

Nel primo tempo in pochi si sono scandalizzati del rigore non concesso a Dybala sullo 0-0. Nel secondo, in pochi si sono accorti che il Napoli non ha tirato nello specchio della porta. E poi gli interventi su Albiol e Cuadrado. Limitare la partita a queste due decisioni è sconcertante. C’erano tutti e due i rigori. Ma guardatevi anche la diversità dell’impatto e la disponibilità del pallone a chi resta. E a chi mette in sequenza l’accaduto ricordo il minuto “tredici” del primo tempo. Ma forse a Napoli sono troppo scaramantici e non solo.

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