Lapo Elkann: «Scoppiato a piangere alla vista dei camion di Bergamo»

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© foto www.imagephotoagency.it

Lapo Elkann: «Scoppiato a piangere quando ho visto i camion di Bergamo». Il cugino di Andrea Agnelli sull’emergenza Coronavirus

In un’intervista rilasciata ai portoghesi di A Bola, Lapo Elkann è tornato a parlare della sua campagna di beneficenza Never Give Up tra Italia e Portogallo. E più in generale dell’emergenza planetaria per il Coronavirus.

PROGETTO NEVER GIVE UP TRA ITALIA E PORTOGALLO – «L’idea è nata in Italia, dove molte persone hanno fame per tutto ciò che sta accadendo con la pandemia, e perché credo che la generosità sia la chiave per il presente e per il futuro e dobbiamo aiutare chi è nel bisogno. Joana Lemos, una mia grande amica, che ammiro molto, non appena le ho mostrato il progetto ha subito detto: “Perché non lo facciamo in Portogallo?” Ho detto di sì, che volevamo farlo tramite l’agenzia creativa Independent Ideas e Fondazione LAPS, gratuitamente. E devo dire che sono estremamente soddisfatto del modo in cui è stato fatto in Italia e qui. Tutti possono partecipare a questa campagna, andare sulla pagina Instagram o Facebook di Paulo Dybala, dove c’è un’applicazione con maschere con la bandiera di tutti i paesi».

AIUTO CORONAVIRUS – «Mi sto concentrando sull’aiuto, questa è la mia priorità e quella della mia famiglia, che ha già fatto la sua parte. Abbiamo donato 10 milioni di euro all’Italia, stiamo costruendo ventilatori in Ferrari, ho donato centinaia di migliaia di maschere in Italia e altrove. L’80 percento del mio tempo è ora dedicato ad aiutare. Sono una persona privilegiata, è mio dovere farlo, in Italia, in Portogallo e, in futuro, in tutti i paesi che chiedono aiuto e sostegno».

CATASTROFE – «Con tristezza dico che è quasi come la terza guerra mondiale, ma che non si ferma con le armi. Stiamo combattendo un virus, che è estremamente diverso, e la realtà è che solo insieme saremo in grado di uscirne. Credo, come italiano, e anche dopo aver ascoltato il discorso del vostro Primo Ministro [António Costa], che bisogna essere uniti più che mai. Dobbiamo tutti lavorare e collaborare insieme per uscire da questa pandemia, che sta colpendo tutti. Eterosessuali, omosessuiali, neri, bianchi, cinesi, portoghesi, italiani, americani, inglesi, francesi, brasiliani … È il momento di unirci, qualunque siano le comunità, qualunque siano le differenze. Dobbiamo fare della differenza la nostra forza, indipendentemente da etnie, generi, convinzioni, preferenze sessuali, abilità e disabilità, siamo tutti importanti. Queste differenze devono essere la nostra forza, come la generosità, la gentilezza, l’unità. Nel caso di questa campagna, che si tratti anche solo di 1 €, a seconda di quella che è la realtà di ognuno di noi, tutti possono contribuire ad aiutare a vincere il Covid-19».

400 MILA EURO RACCOLTI IN PORTOGALLO – «Se sono sorpreso? No, niente affatto. Sai perché? Amo profondamente il Portogallo e so che i portoghesi sono generosi. Le persone coinvolte in questa campagna hanno svolto un lavoro spettacolare e i portoghesi hanno mostrato la loro generosità. Sono un popolo con un cuore e mi tolgo il cappello per i portoghesi per quello, e per tutti coloro che hanno donato, che fosse 1 o 5 euro. Ognuno ha donato ciò che poteva. Non importa quanto doni, tutti abbiamo vite diverse, alcuni possono dare di più, altri no, ma vorrei congratularmi e ringraziare tutti coloro che hanno già partecipato. Il Portogallo ha dimostrato capacità di recupero, forza, amore e gentilezza nei confronti dei bisognosi e questa è la base della nostra campagna».

 ITALIA – «Quello che è successo in Italia ha spezzato non solo il mio cuore, ma anche la mia anima. Sono scoppiato a piangere il giorno in cui ho visto un convoglio di camion militari carichi di bare a Bergamo… Ho finito per scrivere una lettera d’amore in Italia, perché è come mia moglie. Sono sposato con l’Italia e non c’è niente che amo di più. L’ho tatuata sul braccio, tutte le mie aziende e attività portano il nome dell’Italia, quindi qualunque cosa io possa fare, la mia squadra e io, per l’Italia, per i miei concittadini, lo faremo senza esitazione».

FERRARI + ITALIA 2006 – «L’ho detto giornale italiano. Che dovevamo essere come i campioni del mondo in Italia in Germania, ma aggiungendo una Ferrari v12 e tutti insieme guidandola per rendere questo un mondo migliore e più sicuro. Il Covid-19 deve essere una lezione per tutti noi, per rendere questo un mondo più generoso e migliore, dove le cose più importanti sono i veri valori di un nuovo mondo».

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