LAVAGNA TATTICA – Come la Juve di Pirlo può mettere in difficoltà Gattuso

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© foto Pirlo

La Juve di Pirlo deve reagire dopo la sconfitta di San Siro. Contro il Napoli può arrivare il primo trofeo

Difficoltà nel pressing

Contro il Napoli, la Juve cerca di ripartire dopo il crollo in casa dell’Inter e di centrare il primo trofeo con Pirlo in panchina. Come abbiamo scritto, i bianconeri hanno avuto enormi problemi senza palla nella trasferta di San Siro: oltre alle numerosi ricezioni concesse a Barella sul centro-destra (con il supporto di Hakimi, c’era un costante 2 vs 1 contro Frabotta), il primo pressing è stato sempre fallimentare. Per tutto la gara, l’Inter è uscita in modo pulita dal basso, trovando sempre libero Brozovic alle spalle di Ronaldo e Morata, con la Juve quindi spaccata in due.

Una delle molte volte in cui l’Inter ha trovato libero Brozovic.

Anche se meno rapido e diretto rispetto ai nerazzurri, il Napoli di Gattuso si caratterizza per un palleggio insistito ed elaborato dal basso. Schierato con il 4-2-3-1 (con il doppio mediano in mezzo), lo scopo è quello di attirare gli avversari in avanti per poi creare superiorità posizionale alle spalle, servendo i 4 attaccanti davanti.

Considerando che la Juve è solita soffrire molto lo spazio tra centrocampo a difesa, a causa di distanze spesso lunghe, bisognerà fare attenzione in particolar modo alla posizione di Zielinski. Con Insigne e Lozano che amano partire larghi, il polacco è spesso il principale riferimento tra le linee dei partenopei, i bianconeri dovranno essere bravi a leggere i suoi smarcamenti centrali.

La solidità del Napoli

In fase di possesso, non sarà semplice scardinare le linee azzurre. Già i numeri fotografano bene la solidità della squadra di Gattuso: con 16 reti subite, il Napoli ha la miglior difesa della Serie A e concede appena 8.27 Expected Goals a partia (anche questo, il dato più elevato del campionato). Rispetto alla Juve, la squadra di Gattuso ha uno degli indici PPDA più alti del campionato: in sintesi, concede in media tanti passaggi prima di intraprendere un’azione difensiva. Non è una squadra, quindi, che esaspera il pressing offensivo, ma anzi opta per una difesa di posizione dal blocco più basso e accorto, piuttosto attendista.  Una cosa già evidente nella finale di Coppa Italia dell’anno scorso, dove il 4-5-1 di Gattuso coprì alle perfezione gli spazi, annullando la rifinitura della Juventus.

La finale della scorsa Coppa Italia. Napoli cortissimo.

L’importanza di McKennie e Kulusevski

La palla dovrà girare più velocemente rispetto al big match di San Siro: sarà importante, soprattutto se non dovesse giocare Morata, la capacità do McKennie di aggredire gli spazi e trovare la profondità. Come abbiamo scritto molte volte, l’americano ha compiti offensivi determinanti quando manca lo spagnolo: è lui che si occupa di riempire l’area di rigore ed occupare il centro dell’attacco, diventando praticamente un attaccante.

Se il centrocampo sarà composto da Arthur, Bentancur e McKennie, verosimilmente vedremo i primi 2 più bloccato con l’americano che si butta dentro.

Inoltre, anche la verticalità di Kulusevski può rivelarsi un’arma importante nelle transizioni. Il Napoli, quando attacca, non è sempre irreprensibile quando perde palla: non ha giocatori molto rapidi nel correre all’indietro e nel coprire tanto campo. Come si è visto, per esempio, contro Milan e Udinese di recente, dove le ripartenze rivali hanno spesso bucato in due i partenopei. La Juve dovrà essere brava a sfruttare quelle situazioni.

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