LAVAGNA TATTICA – Come sta andando Chiesa in questi mesi di Juve

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© foto www.imagephotoagency.it

Come è andato Federico Chiesa in questi primi mesi di Juve? Analisi tattica delle sue prestazioni

L’impatto di Chiesa

Arrivato nelle ultime ore di mercato, dopo un corteggiamento di anni da parte di Paratici, Chiesa ha avuto un buon impatto alla Juve in termini di gol e assist. Tra Serie A e Champions, l’ex Fiorentina ha realizzato 3 gol e 6 assist (anche se una rete e un assistenza sono arrivate quando ancora vestiva la maglia viola). Per ora, Pirlo lo ha impiegato sia a destra che a sinistra, in una posizione piuttosto coerente con quelle che sono le sue caratteristiche: quella di esterno.

Chiesa è un giocatore abbastanza “specifico”, che ama pestare la linea di fondo e puntare l’avversario. Soffre ancora quando entra dentro al campo, in quelle situazioni sembra un po’ goffo e impacciato: non è molto pulito e lucido quando deve fraseggiare con i compagni in zone interne, anzi manifesta ancora limiti tecnici piuttosto grossi. Nel suo esordio a Crotone, in cui tra l’altro confeziona l’assist per Morata, Pirlo gli chiedeva anche di entrare saltuariamente dentro al campo.

Nel 3-2-5 con cui la Juve attaccava, Chiesa agiva largo a destra mentre Kulusevski era trequartista alle spalle di Ronaldo. Lo svedese, però, godeva di tanta libertà tattica, con il compagno che doveva assecondare i suoi movimenti. Quando l’ex Parma si apriva, Chiesa doveva entrare dentro al campo, sostituendolo tra le linee.

 

Succede spesso anche senza Chiesa. Kulusevski si stringe, con la mezzala/trequartista che si apre (in questo caso McKennie).

Un esterno classico

Con lo svedese che però ha via via avuto sempre meno minutaggio, l’ex Fiorentina ha interpretato il ruolo di esterno in maniera più classica (che poi è ciò che preferisce). Chiesa è sempre molto largo e aperto, vicino alla linea di fondo. Uno dei meriti del giocatore, elogiato da tutti gli addetti ai lavori per la mentalità e la dedizione al lavoro, è la capacità di saper incidere anche nelle prestazioni più negative. Vengono in mente le partite contro Atalanta e Benevento, in cui confezione rispettivamente un gol e un assist (tutti e due bellissimi) nonostante non fosse stato molto coinvolto nel vivo del gioco.

Rispetto a Sarri, la Juve di Pirlo vuole utilizzare molto di più l’ampiezza per attaccare: lo scopo è quello di occupare, in zona di rifinitura, tutti e 5 i corridoi verticali. I bianconeri utilizzano molto i cambi di campo sugli esterni, per consentire ai quinti (Chiesa, appunto) di poter puntare l’uomo sul lato debole.

Qui un esempio.

Il suo peso nel dribbling

Numeri alla mano, Chiesa è uno dei più importanti generatori di occasioni dell’intera Serie A, come dimostrano gli 0.36 Expected Assists per 90′. Si tratta del giocatore bianconero più capace di creare superiorità numerica, sia sul breve che su distanze più ampie: 2.1 dribbling riusciti ogni 90′, record della squadra.

L’aspetto in cui deve sensibilmente migliorare è il decision making. A volte è un po’ troppo frenetico e confuso, soprattutto quando viene servito da ferma. Spesso prova dribbling a testa bassa che però hanno scarse possibilità di riuscita, va ad infilarsi in vicolo ciechi. I 2.1 dribbling riusciti sovracitati, infatti, avvengono su un totale di 4.3 dribbling ogni 90′. C’è quindi una bassa percentuale di riuscita.

Chiesa deve essere più bravo a leggere queste situazioni, ma anche la Juventus deve migliorare nell’esaltare le sue caratteristiche. L’ex Fiorentina si esalta in situazioni dinamiche, quando può essere servito in corsa per puntare l’avversario. A volte però il palleggio va troppo lentamente sugli esterni, con Chiesa che viene servito da fermo. In ogni caso, pur avendo ancora ampi margini di miglioramento, questi primi mesi hanno confermato come l’ex Fiorentina abbia qualità importanti, che ai bianconeri mancavano.

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