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LAVAGNA TATTICA – Szczesny sbaglia, ma è l’intera Juve ad essere disorganizzata

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Gli errori di Szczesny hanno deciso Udinese-Juve. Ha però inciso anche la scarsa organizzazione dei bianconeri nell’uscita

Szczesny è il principale imputato del passo falso della Juve ad Udine, visto che i suoi errori sono costati caro. Per quanto il portiere polacco si trovi, ormai da mesi, in un momento molto difficile, non può però passare in sordina la pessima ripresa disputata dagli ospiti. Fedele allo stile che abbiamo visto nei suoi primi 5 anni a Torino, Allegri ha scelto di mantenere un baricentro basso, approccio che verosimilmente vedremo anche con questo suo ritorno. Difendersi nella propria trequarti è però complicato, molto più di quanto si dica. Bisogna mantenere intensità e concentrazione, le linee devono muoversi correttamente sia in fascia che al centro. Ai tempi, la Juve aveva la BBC, un reparto in grado di blindare la porta che si esaltava quando aspettava in basso gli avversari. La porta di Buffon era un bunker inespugnabile.

Oggi però i giocatori sono cambiati, la Juve non possiede più calciatori di quel tipo. Proprio per questo, è parsa discutibile la scelta di Allegri di abbassare così presto il baricentro (già nella prima frazione), passando poi addirittura al 5-3-2, con l’ingresso di Chiellini, già al 60′. Persino l’Udinese, una delle squadre col più basso tasso tecnico della Serie A, ha aggredito in avanti e schiacciato una Juventus troppo attendista e speculativa. Oltre alle difficoltà nel risalire il campo, la Juventus ha manifestato inquietanti segni di fragilità. Ne è un esempio l’occasione del rigore, in cui gli ospiti si fanno bucare centralmente con troppa facilità, palesando scarsa reattività ed attenzione.

L’azione del rigore, con la Juve che si perforare centralmente. La squadra è messa molto male.

Come ha correttamente detto Mourinho nel post Roma-Fiorentina: “Difendere bene non basta più. Il campionato italiano è un modello positivo in Europa. Si gioca bene”. Se anni fa, dopo essere passati in vantaggio, aveva senso abbassarsi e difendere il risultato, questo approccio oggi rischia di essere anacronistico. Sia alla luce delle caratteristiche della Juve, sia per come il calcio è cambiato in questi anni.

Difficoltù nel palleggio

Anche l’errore di Szczesny nel gol del pareggio è conseguenza della mancanza di idee della squadra. Intendiamoci, il portiere polacco sbaglia chiaramente scelta, ma era da tutto il secondo tempo che – contro un’Udinese rinvigorita – la Juve buttava via palloni, regalando il pallone agli avversari. Gli ospiti non avevano la più pallida idea su come superare il pressing avversario, ossia uno dei principali difetti tattici degli ultimi anni. Questi lanci non erano una scelta, bensì un obbligo a causa delle mancanze di alternative. Appena l’avversario alza il pressing, la Juve incontra serie difficoltà: i calciatori sono pigri e fermi, nessuno si smarca per dare una soluzione di passaggio al portatore. Allegri avrà molto lavoro da fare, poiché la squadra sembra spesso incapace nel portare fuori posizione i marcatori rivali.

Ne è un esempio l’azione sopra, poco prima del 2-2. Szczesny è costretto al rinvio, poiché non ha nessun appoggio vicino. Preoccupante in particolar modo l’estrema staticità da parte di tutta la squadra, con nessuno che si smarca per dare un appoggio. La Juve in questi casi dimostra una passività da rivedere.

Il problema non è solo che, in occasione del 2-2, Szczesny non abbia spazzato. La grossa lacuna del secondo tempo di Udine è che la Juve ha fatto solo quello, buttando palloni nel vuoto e manifestando scarsa capacità di ordinarsi col pallone. Non è mancata solo pulizia tecnica, ma anche smarcamenti in grado di liberare traiettorie. Szczesny avrà i suoi limiti e vive un momento complicato, ma Allegri dovrà creare un sistema che non metta costantemente a disagio il portatore. A un certo punto della partita, ogni pallone scottava. Merito senza dubbio dell’intensità dell’Udinese, ma anche demerito di una Juve che fatica ad assumere una struttura credibile quando palleggia da dietro. L’erroraccio di Szczesny è anche una conseguenza di questo.