Spagnoli: «Juve il mio sogno diventato realtà, ma facevano un altro sport» – ESCLUSIVA

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Lorenzo Spagnoli in esclusiva su Juventus News 24: la sua favola dal Cervia alla Juventus e il suo nuovo ruolo di presidente dell’Imolese

Lorenzo Spagnoli in esclusiva su Juventus News 24: la sua favola dal Cervia alla Juventus e il suo nuovo ruolo di presidente dell’Imolese, società di Serie C. La strana e unica parabola di un ragazzo che vinse il bianconero grazie al celebre reality tv “Campioni, il Sogno“, diventato uomo anche grazie a quella esperienza indimenticabile. Oggi Spagnoli è un dirigente di calcio capace e rispettato.

Spagnoli, da presidente di una società di Serie C, come si sta ponendo rispetto alla questione stipendi?
«Siamo un attimo in stand-by. Ieri abbiamo fatto questa riunione con gli altri vertici del campionato. Abbiamo delle richieste che Ghirelli porterà in FIGC e all’Assocalciatori. Cercheremo di trovare una soluzione. Ma non siamo eccessivamente preoccupati».

Di quello che sostiene l’AIC cosa ne pensa invece?
«In questo momento mi vergogno di sentire quello che dicono Tommasi e Calcagno. Bisogna dire la verità, sono costretto leggere che alcuni presidenti di Serie C stanno facendo i furbetti. Quando parlano di cassa integrazione per i calciatori di Lega Pro stanno mancando di rispetto ai lavoratori. Anzi ci stanno direttamente sputando sopra. Ma stiamo scherzando!? Nel nostro campionato ci sono contratti da 4, 5, 6 o 7 mila euro al mese. Il minimo federale è di 1500/1600 euro al mese e spesso ai giocatori viene anche pagato l’affitto di casa. Di cosa stiamo parlando esattamente!?».

I progetti futuri dell’Imolese?
«È molto complicato parlarne in questo momento. Noi siamo una squadra giovane che ha fatto un percorso fantastico negli ultimi anni. C’è stata una crescita a 360 gradi, quest’anno stavamo provando a salvare la categoria in tutti i modi. Ci eravamo proposti tra 5-6 anni di tornare ad avere velleità di promozione con un progetto alle spalle e le persone giuste accanto. Ora la realtà ci obbliga ad altri pensieri».

Dal Cervia alla Juventus: cosa ha significato per lei?
«Vengo da una famiglia juventina, io sono juventino: quell’esperienza è stata la ciliegina, un sogno diventato realtà. Quando andai in ritiro con la Juventus a Salice Terme mi sentivo, più che un calciatore, il rappresentante di tutti i tifosi che venivano a guardarci. Erano in 5-6 mila a tutte le partite. Quella era la Juve dei campioni del mondo, di Trezeguet, Ibrahimovic, Del Piero, Buffon, Cannavaro. Ho avuto la possibilità di realizzare un sogno, mi sembrava di essere in un film».

Ha pensato, anche solo per un attimo, di poterci rimanere alla Juve?
«No, ero consapevole che loro stessere facendo un qualcosa di diverso da me. Erano superiori per qualità, fisico, mentalità. Poi io ero davvero in un gruppo top, dopo di loro non c’era più niente. Cosa vuoi che si sia dopo Zlatan Ibrahimovic? La differenza la vedevi anche solo dalla velocità dei passaggi, ricordo che mi chiedevano di “picchiare” la palla. Vedevano le giocate prima e a livello fisico avevano tutti dei motori pazzeschi».

Il suo aneddoto preferito di quelle settimane
«Uno su tutti che mi piace raccontare. Stavamo facendo degli “skip” vicino ai tifosi. A un certo punto uno di loro ci dice: “Così piano sono capace anche io”. Allora in 3-4 gli dissero di stare zitto. Poi però arrivò Del Piero che gli si avvicinò e lo guardò fisso, non so sinceramente se gli abbia detto qualcosa… Fatto sta che poco dopo questo signore ha preso e se ne è andato. Ti fa capire la leadership di questo campione straordinario».

È ancora in contatto con qualcuno di quella Juve?
«Ho visto recentemente Buffon, mi ha fatto piacere che mi abbia riconosciuto. Ho dei rapporti con Chiellini perché sono molto amico del fratello Claudio. Sono entrambe persone squisite. E anche con Tacchinardi. Ma all’epoca tutto il gruppo mi considerava uno di loro».

Capello com’era? La trattava come uno del gruppo?
«Lui era distaccato con tutti, osservava molto. Ogni tanto si fermava con qualche singolo per fare due parole. Ricordo il primo giorno, fu un discorso veloce: “Ben trovati ai nuovi, ben ritrovati ai vecchi. Noi siamo la Juventus, bisogna lavorare e vincere”. Quando facemmo un’amichevole col Pavia, durante il secondo tempo, mentre mi riscaldavo mi guardò e mi disse: “Spagno tu entri a sinistra e tagli in mezzo come Pavel”. Non potevo crederci».

E poi ha anche segnato su rigore… Pazzesco!
«Quando l’ho conquistato ero già felicissimo così e già pensavo a mio papà che mi stava guardando. Poi mi si avvicina a Mutu e mi dice di tirarlo. Io gli ho detto: “No no”. Poi anche Thuram ha insistito e a quel punto non potevo tirarmi indietro».

Di Ibra cosa ci racconta?
«Che aveva già una bella personalità impegnativa. Era l’unico che si permetteva di tenere il pallone nelle partitelle a due tocchi. Vedere uno di un metro e novanta con quella sensibilità di tocco era davvero uno spettacolo».

Anche se forse a battere le punizioni il migliore era lei…
«Nel gruppo c’era anche Del Piero, non vorrei che si offendesse. Alla fine di ogni allenamento si fermava a calciare per migliorare la velocità d’esecuzione. Io invece ho sempre avuto questa passione, il mio idolo era Baggio. Mi piaceva per come si gestiva anche fuori dal campo. Io ho trovato questo modo di calciarle con il saltello. Nell’arco della mia carriera ne mettevo sempre dentro dalle sei alle dieci a campionato».

Chi dovrebbe battere le punizioni alla Juve?
«Non vorrei bestemmiare ma tra Dybala, Pjanic e Ronaldo, sicuramente non CR7».

Del progetto Juventus U23 che idea si è fatto?
«Credo sia un progetto che bisogna portare avanti, ma non deve essere fatto solo dalla Juventus. Poi io personalmente darei più spazio ai calciatori italiani, visto che è un qualcosa che si fa anche in funzione della Nazionale. Il campionato di Serie C può essere molto formativo a patto che i calciatori non vivano ogni partita come un provino, a volte mi sembra manchi un po’ di senso di appartenenza».

I rapporti tra Imolese e Juventus sono floridi anche in sede di mercato
«L’anno scorso abbiamo fatto lo scambio Lanini-Mosti, quest’anno invece non c’è stato modo di fare affari. Ma per la qualità del rapporto che abbiamo sicuramente ci saranno altre occasioni in futuro».

Si ringrazia Lorenzo Spagnoli per la disponibilità e la cortesia mostrate in occasione di questa intervista