Mancini racconta l’isolamento: «È difficile, mi manca la mia libertà» – FOTO

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Roberto Mancini racconta il suo isolamento a causa dell’emergenza Coronavirus: «È difficile, mi manca la mia libertà»

Il ct della Nazionale Roberto Mancini racconta le emozioni che sta provando in isolamento. Al giornalista Carmelo Abbate, il tecnico parla così.

«Ciao Carmelo, chi l’avrebbe mai detto di ritrovarmi chiuso in casa, dopo aver passato tutta la vita a correre libero dietro un pallone sui prati. Invece eccomi qua, segregato come tutti, per il bene di tutti. Sono giornate lunghe, monotone, infinite. Al mattino mi alzo, faccio un’ora di sport, me la prendo comoda fino all’ora di pranzo, guardo un po’ la tv, leggo, e poi aspetto la sera. Una sera che non arriva mai. Sto attento alle notizie, mi tengo informato.
Ecco cosa faccio. Niente. Penso. Ho paura, come tutti, soprattutto per le persone care. Ho paura per mia madre e per mio padre, che hanno una certa età e che sono più esposti ai rischi. Spero passi in fretta. Perché è dura assistere impotenti alle tragedie di persone che ogni giorno perdono i loro cari. È difficile. È straziante. Non socializzo più con nessuno, non vedo nessuno. Mi manca la mia libertà, di muovermi, di correre, di fare una passeggiata, di andare a messa, di andare a giocare, incontrare gli amici, scambiare due chiacchiere, fare una partita. Poi penso alle persone che piangono per la perdita dei propri cari, a quelli che sono ricoverati in ospedale e soffrono. Penso a tutti gli operatori sanitari che sopportano turni massacranti per provare a salvare delle vite umane. Alla fine realizzi che quello che ci viene richiesto, ovvero stare in casa, è uno sforzo minimo rispetto al peso che stanno portando sulle spalle tutte queste persone. Mi affaccio sul balcone, ascolto con i brividi su tutto il corpo le persone che intonano l’inno nazionale. Mi commuovo. Canto.
Prego il signore, affinché ci aiuti. Passerà. Finirà. E sarà tutto più bello».