Maran prepara il Chievo: «Soffriremo. E Dybala non dà punti di riferimento»

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Le dichiarazioni del tecnico del Chievo Verona, Rolando Maran, in vista della sfida di Serie A contro la Juventus di Max Allegri

Il campionato di Serie A riparte dalla terza giornata con Juventus-Chievo, anticipo del sabato. La formazione di Rolando Maran farà visita all’Allianz Stadium per tentare di fermare l’armata bianconera. Chi è il pericolo pubblico numero uno da marcare? Maran non ha dubbi: «Dybala non ti da riferimenti quindi è il più pericoloso. Un punto allo Stadium ci darebbe allegria e consapevolezza. Con la Lazio abbiamo perso ma la prestazione è stata positiva. Con la Juve sarebbe ancora più importante far risultato e farlo a modo nostro. Quando vai allo Stadium sai che soffrirai ma è una sofferenza che ti fa crescere e cerchi il modo di farla durare il meno possibile. E di far soffrire un po’ anche loro».

E poi prosegue: «Ripenso alle sfide con la Juve di questi anni: solo una volta ci hanno asfaltato, negli altri casi ce la siamo sempre giocata con le nostre caratteristiche» ha rilasciato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. C’è spazio poi per altri temi, a partire dalla grande novità introdotta in Serie A per la stagione 2017/2018. Ovvero l’utilizzo del Video Assistant Referèe, il VAR che tanto ha fatto discutere durante il corso delle prime due giornate di campionato. Dal canto suo, Maran, si schiera con quanto proferito da Buffon al termine di Genoa-Juve: «Condivido l’allarme lanciato da Buffon, il calcio ha una sua fisionomia che va rispettata. Le sensazioni sul campo non possono passare in secondo piano. Sulle situazioni oggettive come il fuorigioco invece la Var è utilissima. In ogni caso, so che non è semplice, ma lasciamo lavorare serenamente gli arbitri».

Conclude l’intervista l’allenatore del Chievo Verona tracciando un paragone con i suoi colleghi che allenano le cosiddette ‘big’: «Solo per il fatto che giocano per vincere. È stressante ma uno stress diverso dal mio e poi la domenica sera sono spesso più sereni di me. Un’altra differenza tra noi e le big è che noi non possiamo prescindere dall’organizzazione: non voglio soffocare le qualità individuali ma deve prevalere l’equilibrio».

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