McKennie nuovo Davids: gol, stile e “pupilli” dei fuoriclasse. Il paragone regge?

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Weston McKennie si è preso il suo posto nella Juventus a suon di gol e prestazioni da incorniciare: il paragone con Davids può reggere?

Le prestazioni di Weston McKennie sono ben oltre la sufficienza in questo primo scorcio di stagione in maglia Juve. Il centrocampista statunitense è senza dubbio l’acquisto migliore del mercato estivo, numeri pesati alla mano, più di Morata (goleador un po’ spento nell’ultimo periodo post Champions) e anche più di Kulusevski, ancora troppo intermittente per prendersi il posto che il talento gli ha riservato. Meglio anche di Federico Chiesa? Forse sì, non fosse altro anche per il prezzo dello statunitense arrivato a Torino a fari spenti salvo poi spararli sugli spettatori della Serie A. Fabrizio Ravanelli, in un’intervista a Sky Sport, ha paragonato Weston McKennie ad Edgar Davids per il modo di stare in campo. Paragone lusinghiero certo se si mettono vicini i palmares e le carriere dei due calciatori. McKennie però ha solo 22 anni e l’approccio con il calcio italiano è stato davvero super. Dunque, il paragone alla lunga può reggere? Ci sono ancora dubbi legati anche al fatto che per ora si vede solo la punta dell’iceberg McKennie: certo sono lampanti alcuni punti di vicinanza dentro e fuori dal campo, come molto marcate sono le differenze.

McKennie-Davids, perchè sì: i punti di vicinanzadavids

  • LA GRINTA: Tutto il concetto di questo paragrafo potrebbe essere espresso in una sola parola: grinta. Davids è passato alla storia come il “Pitbull”, un mastino implacabile pronto a scaraventarsi su ogni pallone per recuperarlo. Le sue corse forsennate, la chioma fatta di dredlocks che saltellava per il campo, gli occhiali (purtroppo necessari) sono stati i punti fissi della Juventus tra il 1997 e il 2004. La grinta di McKennie, a distanza di quasi 20 anni, sembra essere quella: una corsa intelligente quella dello statunitense che è diventato essenziale per Andrea Pirlo come il suo “gemello” estetico Juan Cuadrado. Lo stile, dentro e fuori dal campo, è riconoscibile come quello di Davids: capigliatura afro e andatura ciondolante e un fare da guascone che lo rendono beniamino dei tifosi del 2020/2021.
  • PIONIERI: Edgar Davis e Weston McKennie sono stati primi calciatori provenienti dall’Olanda e dagli USA a vestire la maglia della Juventus.
  • SENSO DEL GOL: A metterli in una zona privilegiata è senza dubbio anche il loro senso del gol: sono 4 quelli di “Texas Boy” in 21 presenze con la maglia della Juventus con la firma d’autore al Camp Nou contro il Barcellona. Per Davis 10 reti in 235 presenze in bianconero.
  • RAPPORTO CON I FUORICLASSE IN SQUADRA: A renderli ancora vicini senza dubbio il rapporto con i campioni con i quali hanno giocato. Il rapporto tra Davids e Zidane era molto forte come spiega lo stesso ex numero 21 in un’intervista a Repubblica nel 2018 sulle partitelle giocante con gli immigrati a Torino sotto invito di Davids: «Non è una leggenda la storia che vuole che io mettessi un cappellaccio da pescatore per andare a giocare con gli immigrati, anche se l’ho fatto soltanto un paio di volte. A spingermi era il mio compagno di squadra Edgar Davids. Lui ci andava matto, lo faceva molto spesso: prendeva la macchina e quando vedeva qualcuno giocare in un parcheggio si fermava per aggregarsi. Mi diceva sempre: ‘E’ per loro che dobbiamo giocare, sono queste le partite importanti’. Lo ammiravo, perché era in grado di fare delle cose del genere». Non è un mistero che Weston McKennie sia il “prediletto” di Cristiano Ronaldo nel suo ruolo da mentore: il nomigliolo “Texas Boy” gli è stato affibiato proprio dal portoghese.
  • L’IMPEGNO FUORI DAL CAMPO: A legarli dunque anche l’interesse per le tematiche sociali, come spiegato da Zidane per Davids. McKennie invece è il portavoce della lotta alla discriminazione razziale con gesti e parole molto forti nel corso di questi ultimi mesi (QUI L’APPROFONDIMENTO).

McKennie-Davids, perchè no: in cosa differiscono

  • LA TECNICA: Il paragone vacilla per quanto riguarda l’aspetto tecnico. Edgar Davids era un mediano con tanta grinta, è vero, ma con una tecnica individuale da primo della classe. Non a caso il “Pitbull” era una delle presenze fisse negli spot della Nike a fine anni ’90 e inizio 2000, tra gabbie, numeri di alta scuola e mostri da sconfiggere. Il suo stile di gioco differisce da quello di McKennie nella fantasia: non si contanto le “veroniche” e i colpi di tacco dell’olandese però non agiva in una posizione avanzata come quella dello statutinitense. Il gioco di McKennie è più essenziale con tanti compiti tattici per rendere scorrevole il gioco di Andrea Pirlo: in molti casi è lui la punta all’interno dell’area pronto a raccogliere i cross.
  • FISICO E COLPI DI TESTA: Questo è un altro punto di divergenza: la diversa stazza dei due (McKennie è alto 185 cm, Davids 169) li pone su due piani diversi per quanto riguarda il fondamentale del colpo di testa. Sì, perchè McKennie ha segnato due dei suoi 4 gol in questo modo pur non essendo il più alto in campo ma sfruttando la meravigliosa scelta di tempo che lo sta distunguendo in questi mesi.
  • IL CARATTERE: Altro punto di divergenza è il carattere: pur tenendo conto del tempo esiguo di McKennie in bianconero (5 mesi) non si ricordano momenti di tensione o screzi con Andrea Pirlo. Il carattere caldo di Edgar Davids, invece, è stato più volte carburante delle liti con Marcello Lippi, suo mentore in bianconero.

McKennie e i suoi modelli: è un altro il paragone?

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Qual è dunque la soluzione alla domanda su questo paragone? Per il momento non c’è, McKennie è solo agli inizi della sua carriera in bianconero e soltanto il tempo potrà restituire una risposta abbastanza solida sul paragone con Edgar Davids. Lo stesso Davids, intervistato da La Gazzetta dello Sport nel 2017, aveva individuato in Arturo Vidal il suo erede: «Ce l’avevano già: Vidal non era come me, era perfino meglio. Un centrocampista difensivo, un guerriero, capace di far dieci gol l’anno non si è mai visto». E non sono pochi i tifosi juventini che hanno messo a paragone l’impatto di Arturo Vidal in bianconero con quello di Weston McKennie, tra inserimenti e gol ed una provenienza dalla Bundesliga conoscendo poco di entrambi. McKennie, dal canto suo, svelò la sua fonte d’ispirazione nella conferenza stampa di presentazione: «Ronaldo? L’ho ‘usatò nei videogiochi, vederlo da vicino mi aiuterà perché ho notato fin da subito la sua professionalità ed è il sogno di un bambino che si avvera anche se il mio idolo era Francesco Totti». Ad ognuno il suo.

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