McKennie e il ruolo politico del calciatore: no a «Shut up and dribble»

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© foto www.imagephotoagency.it

Weston McKennie è senza ombra di dubbio il personaggio più intrigante della Juventus di Andrea Pirlo: il suo impegno anche fuori dal campo

L’arrivo di Weston McKennie negli ultimi giorni di agosto a Torino ha fatto alzare parecchie sopracciglia. Il centrocampista statunitense era sconosciuto ai più, anche agli addetti ai lavori che seguono costantemente l’evoluzione del mondo bianconero. McKennie, prima di atterrare a Torino, ha militato nelle giovanili dello Schalke 04 e poi in prima squadra mettendo in mostra le sue doti: la grinta, la propensione al recupero palla ed una spiccata capacità di inserimento a fari spenti. Doti che hanno impressionato anche Andrea Pirlo che da un po’ di tempo non rinuncia allo statunitense, vero e proprio ago della bilancia della formazione bianconera. Già, il primo statunitense della storia della Juventus e solo il settimo in quella della Serie A, ha assunto un ruolo di vitale importanza nello scacchiere bianconero.

Vita e importanza sono due sostantivi fondamentali per capire il personaggio McKennie a tutto tondo. Non è solo un calciatore o meglio non è il calciatore dell’immaginario collettivo (a volte stereotipato ingiustamente ma a volte no) che sempre di più sta scemando. Di calciatori impegnati in politica e nel sociale (tralasciando le iniziative di terzi che li scelgono come testimonial) nel nostro campionato ne abbiamo visti pochi: sicuramente Lilian Thuram che si è battuto sempre per la parità dei diritti e per la lotta al razzismo; anche Claudio Marchisio ha fatto sentire la sua voce per la lotta alla discriminazione sessuale e razziale, o fuoriuscendo dal mondo Juve, l’impegno di Kalidou Koulibaly e Osimhen, per citare i due casi più eclatanti.

Il caso McKennie

Vita e importanza: questi due sostantivi hanno assunto un significato ancora più netto e decisivo nel corso nel maggio del 2020 quando George Floyd, afroamericano di Minneapolis, venne brutalmente assassinato da un agente di polizia. La comunità afroamericana della città non poteva accettare l’ennesimo abuso di forza da parte della polizia, in particolar modo nei confronti degli afroamericani. Rivolte e insurrezioni si scatenarono in tutto il territorio nazionale con i giocatori della NBA schierati in testa ai cortei. Il ruolo dei cestisti afroamericani è sempre molto marcato nelle lotte sociali per garantire pari diritti alle comunità più deboli, anche in sede di voto con l’endorsment di Lebron James per Joe Biden e la conseguente “rivalità mediatica” con Donald Trump. Lebron James, sempre in prima linea, venne ammonito dalla conduttrice di Fox News Laura Ingraham con l’ormai celebre frase “Shut up and dribble”, tradotta in maniera esaustiva con “stai zitto e fai rimbalzare la palla”, per le dichiarazioni politiche del numero 23 dei Lakers, tra i migliori nella storia della NBA. Una dichiarazione che si è fatta manifesto per tutti gli sportivi impegnati politicamente e non ultimo Weston McKennie. Nel video pubblicato insieme a Juventus e Adidas, McKennie dichiara apertamente: «Rappresento un paese che forse nemmeno mi accetta, solo per il colore della mia pelle. E’ veramente tristissimo. Sentivo di sensibilizzare le persone oltreoceano. Sentivo dire: sei un calciatore non dovresti fare dichiarazioni politiche. Io pensavo dentro di me: è morta una persona, non sono dichiarazioni politiche. Non voglio stare zitto limitandomi a giocare». McKennie è stato uno dei primi in Bundesliga, ad inginocchiarsi per protesta e per sostenere il movimento Black Lives Matters, protesta che ricorda proprio il modo in cui venne assassinato dal poliziotto George Floyd. Ma il suo impegno continua e viene supportato anche dalla Juventus.

McKennie alla Juve: la società al fianco del suo calciatore

La Juventus ha dimostrato fin dal primo momento di essere vicino a McKennie e sostenere la lotta al razzismo. Il video succitato in collaborazione con Adidas è solo una parte dell’impegno della società bianconera. Già dalla prima conferenza stampa di McKennie l’appoggio della Juventus è stato chiaro: «Ho cercato di avere un ruolo importante, soprattutto in Germania, per questo movimento. Vogliamo cercare di intervenire il più possibile. Ho ricevuto sostegno per la posizione che ho adottato in questo movimento. Anche se sono in un Paese diverso non vuol dire che non possa portare avanti quello in cui credo». Impegno e vicinanza confermate dallo stesso Weston in una recente intervista a Sport Illustrated, raccontando il regalo di Andrea Agnelli, ovvero un libro di Nelson Mandela: «E’ stato un piccolo gesto, ma per me ha avuto un enorme valore. Il libro parlava del suo movimento e così il membro del club mi ha voluto rassicurare: “Voglio che tu prenda questo come segno del nostro impegno al tuo fianco, siamo con te e ti supportiamo. Non sei solo in questa battaglia…”». Sono le piccole azioni che scatenano le grandi reazioni e la missione di Weston McKennie e della Juventus è quella di sensibilizzare l’ambiente del calcio affinchè quello che oggi è straordinarietà, ovvero l’impegno concreto in prima persona nelle dinamiche social, diventi normalità con i calciatori coscienti del loro potere mediatico per veicolare messaggi positivi e oculati, non solo per fini commerciali e non dando adito a polemiche a volte totalmente fuori luogo.

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