Mondiale femminile, la vetrina per l’Italia in cerca del professionismo

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Il percorso dell’Italia nel Mondiale femminile ha regalato la visibilità che mancava al movimento: ora serve il professionismo

È finito a Valenciennes, proprio dove era iniziato, il percorso dell’Italia femminile al Mondiale. Si è concluso con le lacrime, inevitabili, dopo un sogno spazzato via sotto i colpi di un’Olanda organizzata, forte ma soprattutto piena di giocatrici professioniste. All’Italia di coach Bertolini invece il professionismo non è riconosciuto e questo rende ancora più grande il percorso che le donne sono riuscite a fare, pur non vedendo riconosciuto a pieno il nuovo lavoro.

A torneo finito (per le azzurre), resta da chiedersi cosa rimanga di questo Mondiale di Francia. Per le ragazze italiane rimane un quarto inaspettato alla vigilia e combattuto nonostante la forza dell’avversaria, rimane un’esperienza meravigliosa in campo, ma rimane anche e sopratutto una visibilità della quale il movimento aveva bisogno come linfa vitale. Le azzurre hanno conquistato i cuori del popolo italiano, rendendosi protagoniste di un’esperienza che ha coinvolto anche i più scettici. La passione che le ragazze mondiali hanno messo in campo, i loro sorrisi ma soprattutto il loro entusiasmo, hanno contagiato davvero tutti e hanno dato al calcio femminile quell’importanza mediatica che serviva per mettere in luce delle questioni importantissime, che non riguardano solo la disparità di genere o i pregiudizi sessisti, ma più pragmaticamente il problema del professionismo.

Il calcio femminile in Italia non è professionistico. Questo vuol dire che gli stipendi sono più bassi, che non esistono regole che impediscano alla società di contrattare direttamente con le giocatrici per i trasferimenti, che le donne non hanno un’assicurazione sanitaria (se non stipulata da loro), che non vi è il pagamento di contributi pensionistici e che non vi è tutela in caso di maternità e invalidità. Il presidente dell’Aic Tommasi si è espresso affinché anche in Italia, al calcio femminile venga riconosciuto il professionismo. Lo stesso ha fatto il numero uno della Figc Gravina. Adesso però c’è bisogno di fatti. L’entusiasmo che le azzurre hanno suscitato al Mondiale deve trasformarsi in voglia di combattere per i sacrosanti diritti di un movimento che, fino a questo momento, è stato troppo poco conosciuto e riconosciuto.

Le azzurre, al Mondiale di Francia, hanno fatto innamorare tutti, hanno dimostrato voglia, passione, entusiasmo e bravura. Adesso è ora che anche le donne abbiano le stesse opportunità degli uomini, è ora che venga riconosciuto loro il professionismo che altre Nazioni hanno già da anni, ma che in Italia fatica a trovare spazio.

Il Mondiale, oltre ai risultati ottenuti sul campo, ha donato al calcio femminile italiano una vetrina importante, che adesso non deve svanire, ma deve solamente consolidarsi, fino al raggiungimento del professionismo tanto sudato e meritato.