Il pronostico di Felipe Melo: «Tifo Inter ma occhio a Pjanic…»

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Il doppio ex Felipe Melo presenta la sfida tra Juve e Inter. Si va dalle sensazioni al pronostico, dai ricordi all’attualità. Ecco le parole del centrocampista brasiliano

Ricordo non eccezionale, per usare un eufemismo, quello lasciato da Felipe Melo ai tifosi di Juventus e Inter. Qualche buona prestazione, tantissimi passaggi a vuoto e troppi colpi di testa (e non in senso letterale). Il carismatico centrocampista del Palmeiras, comunque, non ha dimenticato i trascorsi in maglia bianconera e nerazzurra che, anzi, rammenta con orgoglio. Quale protagonista migliore, dunque, per presentare il derby d’Italia di domani sera? Ecco l’intervista di Felipe Melo a La Gazzetta dello Sport. Un doppio ex che, però, ha già scelto per chi fare il tifo: «Non potrei mai parlare male della Juve ma ho l’Inter nel cuore. L’Inter? Prima stagione positiva, indimenticabile il derby vinto. Poi l’addio di Mancini fu pesante, con lui saremmo stati da Champions. Ma che confusione con Thohir. L’Inter arriva a Torino alla grande. Se uscisse indenne avrebbe tutto per puntare con decisione al titolo».

Chi può risolverla?
«Perisic e Icardi da una parte, Dybala e Higuain dall’altra. Ma attenzione ai colpi di Pjanic».

Oggi Icardi è un vero capitano?
«Mi sta piacendo in tutto. Ha riconquistato il pubblico, è un vero interista. Sempre decisivo. E le parole sul Real sono bellissime. Merita la fascia».

All’Inter 15 mesi: un bilancio.
«Positivo. Partimmo alla grandissima, eravamo primi. Poi un po’ di difficoltà, ma quel quinto posto fu un buon risultato».

A Milano troppo tardi?
«No, fu un sogno. Potevo restare al Gala e mi voleva l’Arsenal, ma io desideravo solo l’Inter».

Ma quel rosso contro la Lazio…
«Dai… Non incide una sola partita! Sarebbe assurdo pensare che i problemi nacquero lì».

De Boer non era all’altezza?
«Non si può scegliere un tecnico che non parla la lingua. Il 2° anno partì male per questo».

In Champions con Mancini?
«Sicuro. Un grande, interista vero. L’addio fu un duro colpo».

Colpa di Thohir?
«Non c’era mai. Una volta con l’Inter, un’altra con il D.C. United. Troppa confusione… Zero colpe per Mancini e Ausilio».

Oggi la situazione è diversa.
«Progetto serio con Suning. Poi c’è Zanetti: guida e leggenda».

Caos anche nella sua Juve?
«Tanti tecnici, poca chiarezza. Non sapevamo con chi parlare. Poi arrivò Marotta, che disse “comando io”. Ecco i risultati».

Ora in campionato c’è bagarre.
«Grande lotta. Premier a parte, il campionato più bello del mondo, l’Italia rimane il top».

La favorita per lo scudetto?
«Tante. All’estero invece è diverso: solo una, due squadre sono da titolo. E nonostante il k.o. della Nazionale, la strada è quella giusta».

Con la Svezia, però, che botta…
«Clamoroso. Spiace, soprattutto per gli amici Eder e Buffon».

Chi vince in Russia?
«Voglio vedere il Brasile: un conto sono le qualificazioni, un altro giocare con la Germania. Dipenderà molto da Neymar».

Prandelli disse: «Felipe Melo è uno dei centrocampisti più forti in assoluto».
«Un grande, lo ringrazio. Ma anche Maradona e Mou parlarono bene di me. Non mi interessa ciò che dicono i media: se non fossi stato al top non avrei mai indossato certe maglie».

In campo ancora per quanto?
«Per 5-6 anni. Sto benissimo e voglio vincere col Palmeiras».

Cosa farà da grande?
«Prima pensavo alla Mls, ma qui sono un idolo. Poi non escludo di fare l’allenatore».