Muratore: «L’Under 23 la mia fortuna. Pecchia mi ha convinto. Beltrame…» – ESCLUSIVA VIDEO

Il centrocampista dell’Under 23, Simone Muratore, in esclusiva su Juventus News 24: «Squadra con idee chiare, giochiamo sempre per vincere»

Non arrendersi davanti agli ostacoli, nei periodi talvolta duri che la vita gli ha proposto, per Simone Muratore, è stato sempre il punto di forza maggiore. Lui che nel 2012, dopo tanti anni di calcio giovanile in provincia, ha incontrato per strada il bianco e il nero, due colori che custodiscono da sempre il suo più grande sogno diventato realtà: giocare nella Juventus. Il centrocampista dell’Under 23 ha parlato in esclusiva su Juventus News 24. Di seguito le sue parole.

Cominciamo dall’inizio: i tuoi primi contatti con un pallone?
«Sin da piccolino. Penso i miei genitori mi abbiano regalato un pallone appena nato. I primi calci li ho dati tra i 4 e 5 anni nella squadra del mio paese, a Villafalletto. Poi sono passato al Saluzzo, vicino casa. Ho fatto la trafila delle giovanili lì fino alla seconda-terza media. E dunque quì alla Juve».

Quando hai preso coscienza che il calcio potesse diventare il tuo lavoro?
«Penso l’anno scorso, al mio primo anno tra i professionisti in Under 23. Nel settore giovanile non me ne ero reso conto».

Com’è stato il tuo primo contatto con la Juve?
«Tramite il mio vecchio mister ho saputo della Juve interessata a me. Ho fatto 3 mesi di provino tra Vinovo e Garino, a fine dicembre mi hanno telefonato per dirmi che mi avevano preso. Ero insieme a mia madre e mio padre, felicissimi tutti, non ho esitato 10 secondi: ho detto subito di sì. È stato un momento di gioia, ero molto felice. Venivo da una realtà diversa, giocavo nei paesini. Essere catapultato qua alla Juve è stato un sogno che ho sempre desiderato da bambino».

Qual è il ricordo più caro relativo al settore giovanile?
«Il primo anno che sono arrivato qua, già a dicembre. È stato un salto di qualità pazzesco. Ho riscontrato tante difficoltà, ho trovato un mister che mi ha fatto crescere a livello calcistico e soprattutto umano. Mi ha cambiato la mentalità, mi ha fatto capire che per stare alla Juve devi essere concentrato e con la testa sulle spalle».

Quali sono stati i passaggi chiave durante il tuo percorso, positivi e negativi, che ti hanno reso l’uomo che sei?
«La rottura del legamento crociato, due volte, mi ha fatto capire quanto è importante il calcio per me e quanto sono felice io a giocare a calcio. Mi ha dato tanta forza, consapevolezza e molta più voglia di lavorare tutti i giorni. È stata una cosa brutta, perché sono stato fermo tanto tempo visto che in due anni ho fatto tre operazioni al ginocchio. Però stando fermo ti rendi conto di quanta voglia hai di tornare a giocare».

Hai avuto paura che a un certo punto tutto potesse finire a causa di quei problemi?
«Alla seconda-terza operazione ho pensato che non sarei più tornato quello di prima, che avrei fatto molta più fatica. Ho avuto la fortuna di trovarmi alla Juve, ho trovato uno staff medico molto avanti che mi ha aiutato molto in quel percorso».

Chi ti ha dato la forza di reagire in quei momenti?
«Mi ha supportato la mia famiglia, mi ha visto per tutti quei mesi soffrire. Faceva male. La famiglia è sempre stata al mio fianco, oltre allo staff medico».

Il progetto Under 23 ti ha aperto le porte a una nuova vita calcistica…
«Arrivavo dalla terza operazione e loro avevano fatto questo progetto. I primi mesi sono stati complicati, ci ho messo un po’ ad ingranare. Per me è stato fondamentale perché non mi sono perso, per fortuna non sono andato a giocare da altre parti. Qua sono sempre stato sotto gli occhi dei medici, ho continuato il percorso di riabilitazione e sono tornato quello di prima, se non più forte».

Qual è l’aspetto in cui sei cresciuto maggiormente nelle difficoltà della passata stagione?
«A livello mentale sono cresciuto tanto. Ho capito che questo può diventare il mio lavoro. Ho fatto un passo in avanti».

Dopo un’ottima chiusura di stagione passata, un’estate particolare: avevi tante offerte, perché sei voluto rimanere?
«Ho deciso di restare perché ho trovato un mister, Pecchia, che mi ha colpito subito. Ha un obiettivo che abbiamo condiviso all’interno dello spogliatoio. Mi ha convinto lui, e mi hanno convinto i giocatori che sono rimasti. Io credo in questo progetto, credo si possa fare bene quest’anno. Voglio essere anche un riferimento per i compagni, qua non siamo in una squadra qualunque: siamo alla Juve. E allora bisogna fissarsi degli obiettivi e bisogna raggiungerli. La squadra ha le idee chiare in questo senso, sappiamo bene dove vogliamo arrivare».

Dove volete arrivare quest’anno?
«Siamo una squadra di giovani che hanno ambizione e voglia di allenarsi tutti i giorni al cento per cento. Ragazzi che per affrontare le difficoltà iniziali hanno fatto gruppo. Stiamo facendo squadra, abbiamo un obiettivo comune, vogliamo vincere più partite possibili».

Avete raccolto un pizzico meno rispetto a quello che avreste meritato, in cosa dovete migliorare?
«Dobbiamo migliorare in tante cose, ci alleniamo per quello. Fatichiamo un po’ negli ultimi minuti, dobbiamo stare in partita concentrati fino all’ultimo secondo».

Svelaci qualche segreto dello spogliatoio, chi fà cosa lontano dai riflettori?
«Siamo un bel gruppo. Il più giocherellone è Clemenza. Lui e Beruatto sono molto divertenti. Quello più esigente è Beltrame (sorride, ndr). È lui l’addetto “alle multe”, tiene sott’occhio tutti. C’è un clima bellissimo e di serenità, è davvero un bello spogliatoio. Siamo tutti ben consapevoli dei nostri mezzi».

A chi ti sei ispirato maggiormente in questi anni?
«Marchisio è sempre stato il mio punto di riferimento fin da bambino, per me che sono un centrocampista. Da quando c’è Emre Can mi ispiro molto anche a lui».

La scorsa estate la tournée con la prima squadra, che esperienza è stata?
«È stata la mia prima volta. Quando l’ho saputo ero al settimo cielo. Mi sono trovato molto bene, mi hanno aiutato tutti. Ci hanno fatto sentire, a me e ai miei compagni più giovani, all’interno del gruppo e questo per un ragazzo è molto importante. Abbiamo sentito quella fiducia che ti fa allenare decisamente meglio. Mi hanno aiutato tanto i centrocampisti: Pjanic, Emre Can, lo stesso Rabiot. Mi hanno fatto sentire a mio agio, mi hanno dato fiducia. Di conseguenza per me la tournée è andata molto bene».

Qualcuno ti ha dato qualche consiglio particolare?
«Bonucci mi ha sempre detto di rimanere concentrato. Questo già lo sapevo, però sentirselo dire da uno come lui, che adesso in assenza di Giorgio Chiellini è anche il capitano, è motivo d’orgoglio».

Qual è il tuo obiettivo stagionale?
«Fare tutte le partite al massimo, aiutare il più possibile i miei compagni dell’Under 23 e cercare con loro di scrivere un’altra bella pagina della storia della Juventus. Lottare per il sogno di andare in Serie B sarebbe straordinario per il progetto, noi per filosofia del club puntiamo sempre a vincere contro tutte le squadre avversarie e non ci poniamo limiti. Voglio crescere ancora e migliorare tanto».

Mentalità Juve, insomma: vincere è l’unica cosa che conta…
«Farò di tutto per far rendere al massimo questa squadra insieme ai miei compagni. Fino alla fine e forza Juve sempre».

Si ringrazia Simone Muratore e l’ufficio stampa di Juventus per l’intervista esclusiva concessa.