Stefano Esposito: «Juve penalmente innocente. Taglialatela? Affermazioni da bar»

Stefano Esposito
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L’esponente della Commissione Antimafia, Stefano Esposito, a tutto campo (in esclusiva) sul “Caso biglietti”, sull’inesistenza effettiva dell’intercettazione che incastrerebbe Andrea Agnelli e sulle deplorevoli dichiarazioni dell’onorevole Marcello Taglialatela

Senatore Esposito, cosa viene contestato al presidente Andrea Agnelli e alla società Juventus nell’inchiesta “Alto Piemonte”?

«Nell’inchiesta Alto Piemonte non viene contestato alcunché alla Juventus come società né ad alcun dirigente o dipendente della società. L’inchiesta ha determinato il rinvio a giudizio per associazione mafiosa di Rocco Dominello e di altri esponenti degli Ultrà bianconeri – tipo il tal Germani – per concorso esterno in associazione mafiosa. Dirigenti e dipendenti Juventus sono solo stati sentiti come testimoni».

Ci potrebbe fornire maggiori delucidazioni in merito all’inesistenza della presunta intercettazione che incastrerebbe Andrea Agnelli, il quale ha fermamente dichiarato di non aver mai incontrato esponenti della ‘Ndrangheta?

«In sede di commissione antimafia è stato citato uno stralcio di intercettazione attribuita ad Andrea Agnelli, intercettazione dalla quale, se ne fosse confermata l’esistenza, risulterebbe molto chiaro come lui fosse perfettamente consapevole del curriculum andranghetista della famiglia Dominello. Da verifiche fatte sugli atti consegnati all’Antimafia, e anche attraverso una domanda diretta fatta all’avvocato Chiappero difensore della Juventus (che dispone di tutti gli atti e di tutte le intercettazioni), allo stato attuale non risulta che tale stralcio di intercettazione sia presente. E’ evidente che se fosse confermata l’inesistenza di questo passaggio, cambierebbe completamente il quadro: un conto è affermare che Agnelli fosse consapevole che Rocco Dominello proviene da una famiglia andranghetista – vorrei ricordare che il soggetto è rinviato a giudizio ed è sotto processo ma attualmente non ha avuto neanche un giudizio di primo grado – altra cosa è scoprire che quell’intercettazione non esiste. Fare un’affermazione così drastica in Commissione Antimafia senza supporto di prove reali, mette a mio avviso in discussione la credibilità complessiva di chi l’ha fatta».

Cosa rischierebbero il presidente e la società bianconera sul fronte della giustizia sportiva?

«Penso che il Presidente Agnelli e gli altri soggetti deferiti rischino una squalifica per più anni, non credo si possa arrivare ad una radiazione, ma conosco poco i meccanismi della giustizia sportiva perciò preferisco astenermi da ipotesi campate in aria».

Che idea si è fatto in merito all’infelice uscita mediatica del Suo collega in Commissione Antimafia Marcello Taglialatela? Potrebbe rischiare di essere sottoposto ad un procedimento penale?

«Credo che ognuno sia libero di andare allo Stadio e usare “gli insulti” agli avversari che ritiene più adatti. Personalmente l’ho fatto anche io, e ho smesso all’età di 17 anni. Se Taglialatela si sente uno spirito giovane e ragazzino e quando va allo Stadio vuole gridare “Juve merda”, libero di farlo. Il problema è invece affermare in sede di intervista che gli arbitri italiani sono al soldo della Juventus, perché lo sponsor degli arbitri, una società di assicurazioni, sarebbe di proprietà della famiglia Agnelli-Elkan. Siccome questa è una bufala, una delle tante che ormai dilagano in ogni dove, Taglialatela dovrebbe fare più attenzione alle prove che porta. I luoghi comuni sulla Juventus sono diffusissimi in Italia, ma queste affermazioni qualunquiste e prive di prove concrete vanno bene al bar sport, non in bocca ad un esponente politico membro della commissione antimafia. Non credo sia passibile di procedimenti penali, semmai qualche querela, ma se la dovrà vedere lui…»

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