Tanta Juve, poco Milan, vittoria meritata con polemiche

donnarumma
© foto Massimo Pinca

I bianconeri vincono la partita al fotofinish, su rigore, e si scatenano le solite polemiche, ma il campo racconta il netto dominio della Juventus

La Juve vince meritatamente, stradominando un match che, purtroppo, verrà ricordato solo per le violente polemiche del post gara per il rigore trasformato da Dybala agli sgoccioli del recupero. Ma il campo è stato chiaro, inequivocabile, ininterpretabile e le statistiche stanno a dimostrare tutto ciò. Allegri propone ancora il 4-2-3-1 scegliendo Dani Alves per supplire alla mancanza di Cuadrado e si trova costretto a rinunciare a Mandzukic, poco prima del fischio d’inizio per un problema gastrointestinale, buttando nella mischia dal primo minuto Pjaca. Barzagli viene schierato terzino a destra e si capisce subito che la sua non è serata propizia, capita anche ai campionissimi come lui. I bianconeri signoreggiano per tutto il primo tempo, forgiano occasioni, mettono sotto gli avversari, sfondano con Benatia, inedito goleador di giornata, ma subiscono nell’unico tiro in porta il pareggio di Bacca.

Seconda frazione di gioco, identico copione, Juventus a comandare le operazioni, assedio alla porta di Donnarumma che in tutto il match compie 6-7 paratissime salva risultato, mentre i rossoneri si rendono pericolosi un paio di volte su alcuni sbilanciamenti della retroguardia guidata da Bonucci e soci. Tutta qui la risposta del Milan, null’altro. Poi il rigore, le contestazioni furenti, il geometra Galliani in campo a fine gara, i giocatori milanisti ad accerchiare la sestina arbitrale: volano parole grosse, voci allo zenith. Una Juve che poteva e doveva chiudere la gara prima, ma le occasioni create sono state numerose, importanti e nitide. E le statistiche lo sono ancor di più e rappresentano una dura condanna calcistica per la squadra meneghina. Madama spadroneggia palesemente, 11 tiri nello specchio a 2, 24 tiri totali a 6, possesso palla di chiara marca juventina, 10 corner a 2, insomma un predominio totale nelle occasioni e nella mentalità atta a condurre il bandolo del gioco. E i numeri, checchè qualcuno li contesti o peggio li ignori, sono indubbi e rappresentano la vera sentenza del prato verde. Una Juventus propositiva, che corre, imposta, crea, ma finalizza poco, anche per merito di un Donnarumma in serata di grazia che riesce a respingere e a toccare ogni saetta scagliata verso la sua porta, talvolta con un po’ di fortuna, come nel caso della deviazione sulla traversa. Basterebbero gli episodi e le palle gol confezionate dalle maglie a strisce bianconere per chiudere la bocca a molti, ma così non avverrà. E allora nel post partita tutti ad azzannarsi sul penalty che condanna il Milan, tutti a fabbricare dispute ignobili, tipiche di un Paese, come il nostro, dove regnano sistematicamente cultura del sospetto, dietrologie e deliranti dichiarazioni bellicose da parte di innumerevoli detrattori della Juve, spesso istruite da chi fa informazione e dovrebbe insegnare e instillare i cardini della cultura sportiva al semplice tifoso.

Invece niente, siamo alle solite, il rigore di Dybala, al 95’, diviene occasione troppo ghiotta per tralasciare e oscurare ogni tema tecnico e tattico espresso dalla partita, preferendo accendere la miccia per far detonare diatribe bellicose e francamente stomachevoli. I due tecnici, invece, forniscono il buon esempio nel post partita, sia Montella sia Allegri parlano di calcio e soprattutto non sputano sentenze nei confronti del direttore di gara, perché, magari qualcuno se lo è dimenticato, ma il calcio è fatto di gesti atletici, prodezze, capacità, furore agonistico e componenti umane, nel bene e nel male. O si accetta tutto ciò, altrimenti non resta che l’arena. Il tifoso juventino gode e fa suo il mantra: chi di decisione arbitrale ferisce di decisione arbitrale perisce, ricordando il chiaro torto arbitrale subito a San Siro con l’annullamento della rete di Pjanic. Ma il tifoso vive di pancia il calcio, ne fa manifesto sbandierato della propria passione, gode della rete che si gonfia, invece chi, pretestuosamente, plasma discussioni furenti e cavalca la tigre della polemica, annulla totalmente ciò che è accaduto sul campo. Insomma, nulla a che fare con il calcio giocato, unico vero, insindacabile, afflato espressivo di questo sport. Molti parleranno per settimane di Juve-Milan come di un incontro “indirizzato” da un arbitro, dimenticando intenzionalmente e pretestuosamente il vero valore di questa disciplina, mentre il terreno di gioco ha premiato la superiorità palese della Juventus, con i bianconeri meritatamente e nettamente incoronati con la vittoria. Le chiacchiere le sparpaglia anche un singolo refolo di vento, relegandole nella categoria fuffa atomica, nicchia che ospita il discutere del nulla cosmico. Il calcio ha una regola principe che, per fortuna, mai verrà disattesa: si vince sul prato verde. Aldilà degli equilibrismi dialettici arroventati ad hoc che qualcuno ci propina, la Juve ha battuto nettamente il Milan mettendo in carniere il 31° successo consecutivo allo Stadium.

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