Vialli: «Juve appagata? Non esiste. Ma il campionato quest’anno è aperto»

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Vialli sullo Scudetto e non solo: «Il campionato quest’anno sarà più aperto, ma il senso di appagamento alla Juve non esiste, non è previsto»

Gianluca Vialli, nella lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, ha rilasciato dichiarazioni molto importanti:

DA COSA DIPENDE IL PROSEGUO DEL CAMPIONATO – «Dalle regole che devono essere certe, dal rispetto verso queste regole e dell’autorità che decide, dal rispetto della salute dei calciatori e di tutti quelli che fanno parte dell’ambiente. E da molto buon senso: bisogna dimenticare gli interessi personali o di parte per fare l’interesse del movimento. Dobbiamo trovare il modo di continuare a giocare nelle condizioni più sicure possibili».

IL CALCIO COME BUSINESS ED EMOZIONE «A volte si pensa sia soltanto un gioco. Il calcio è un gioco che però è diventato un business che regala emozioni e ricordi a chi lo guarda, muove tanti interessi economici e produce lavoro. Abbiamo il dovere di fare il possibile perché questo business non si fermi. Per l’aspetto economico, ma anche per dare alla gente emozioni, ricordi e felicità».

LA MALATTIA – «Non l’ho mai considerata una battaglia, perché ho sempre pensato che il cancro è meglio tenerselo amico. L’ho sempre considerato un compagno di viaggio che avrei evitato. Adesso cercherò di farlo stancare, in modo che poi mi lasci proseguire. Comunque sì, questo modo di intendere la vita mi è servito molto, perché se fai il calciatore impari la disciplina e quindi accetti certe cose che devono essere fatte durante la malattia, impari a non lamentarti. La vita è per il dieci per cento quello che ti accade e per il novanta quello che tu produci con intelligenza, passione, capacità di reazione».

MOMENTI PIU’ BELLI IN CARRIERA – «Tanti: vincere lo scudetto con la Samp, sicuramente. Era la prima volta della storia, completavamo un percorso, dimostravamo che davvero Davide può vincere contro Golia. Prima ancora ero nella Cremonese che tornò in A dopo cinquant’anni. Alla Juve, poi, la vittoria in Champions. Ancora oggi la gente mi dice: “Lei è l’ultimo capitano che ha alzato la coppa”. Per un paio d’anni questa cosa mi aveva fatto anche piacere, adesso dico: “Ma come? E tutto il resto che ho fatto, se lo sono dimenticato?”. E poi mi piacerebbe essere stato il capitano che ha vinto la coppa di una società che la coppa se la deve assicurare almeno un anno sì e tre no. Anche da allenatore ho avuto momenti di grande soddisfazione. Vorrei dire che sono stato fortunato, però se lo dico svilisco il culo che mi sono sempre fatto».

SCUDETTO – «Credo che quest’anno sia difficile per la Juve. Ma questo al di là del cambiamento di allenatore. È quasi fisiologico, dopo nove anni, che gli altri abbiano trovato le contromisure e che tu possa sentirti un po’ appagato. Anche se il senso di appagamento alla Juve, io ne so qualcosa, non esiste, non è previsto. Alla Juve devi allenarti come se non avessi mai vinto una partita e devi giocare come se non ne avessi mai persa una. Però le altre adesso credo siano pronte a competere. Non so chi lo vincerà, ma credo che quest’anno le altre, oltre ad essersi rafforzate, forse sentiranno meno di prima che il campionato è scontato lo vinca la Juve. Sarà più aperto».

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