La vittoria assoluta di Massimiliano Allegri

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© foto Massimo Pinca

La Juve di Oporto è una squadra saldamente tra le mani del suo condottiero con l’occhio vigile e attento della Società, i ragazzi in campo sorseggiano gli avversari e vincono il match in quattro fasi grazie ai cambi perfetti

Porto complicato da affrontare, partita delicata, Estádio do Dragão impianto imbattuto, insomma le premesse realistiche per la Juventus, sottolineate più volte alla vigilia, erano quelle appena citate, poi il calcio chiacchierato mette il silenziatore e le squadre calcano il terreno di gioco. E sul campo può accadere di tutto, in maniera indecifrabile, impossibile da preventivare e tratteggiare nel prepartita. Diciamolo con chiarezza, questa è la vittoria assoluta di Massimiliano Allegri, allenatore troppo bistrattato e ingiustamente atteso al varco da una frangia di tifosi bianconeri che non lo hanno mai pienamente accettato sin dal suo primo giorno a Vinovo. Questa è la sua vittoria, fuori e dentro lo stadio portoghese, prima la perfetta gestione della vicenda Bonucci in concerto con la Società, poi i dettami tattici e i cambi chirurgici che decidono la sfida e consentono alla Juventus di portare a casa il quarto successo consecutivo esterno in Champions, numeri rilevanti e di lignaggio continentale.

Il match vero e proprio si dipana in quattro fasi, una diversa dall’altra ma propedeutiche al ottenimento del risultato finale. Fase uno, nei primi dieci minuti le due compagini si studiano guardinghe, il Porto tenta di aggredire le maglie bianche zebrate, ma capisce sin da subito che sarà assai dura mettere alle corde l’avversario. Fase due, la Juve rompe gli indugi, conquista campo, incomincia a giocare da squadra compatta, fa girare il pallone in maniera aggirante, sfruttando l’ampiezza del campo, spingendo i lusitani nella loro area e creando anche un’occasione da rete con un tiro di Cuadrado, sibilato a un palmo dal palo di Casillas. Fase tre, la follia di Telles al minuto 27 e la bravura del arbitro a punire con un doppio giallo due falli insensati e pericolosi nel giro di ottanta secondi, così l’ex Inter, lascia i compagni in inferiorità numerica e la Juve pronta a dominare. In questa terza fase, la più lunga del match, Madama si procura diverse occasioni per spaccare il match con Dybala, Higuain, Khedira, ma nonostante la calma e la ricerca del varco libero, con i biancoblù chiusi a testuggine e fautori di un 4-4-1 robusto e massiccio, i bianconeri non riescono a sfondare e nonostante la superiorità numerica non giungono occasioni clamorose per bucare l’estremo difensore ex Real. Fase quattro, Massimiliano Allegri opera due cambi e trasforma totalmente l’inerzia della sfida, spezzando e mandando in frantumi la difesa ad oltranza portoghese. Proprio come era accaduto altre volte il Mister vince il match con le sostituzioni, Cuadrado a Lione qualcuno lo ricorderà certamente. E allora Pjaca ottiene il suo momento da protagonista e goleador, entra e brucia l’erba insaccando nel angolo lontano di Casillas, Dani Alves fa staffetta con Lichtsteiner, e appena subentrato pennella di mancino il secondo gol su traversone di Alex Sandro, insomma i cambi perfetti e millimetrati di Allegri sconvolgono in due minuti, tra il 72° e il 74°, la trasferta di Oporto e meritatamente incoronano la Juventus.

L’unico neo da sottolineare, che dimostra inequivocabilmente che ci sono ancora ampi margini di miglioramento, risiede in un paio dei rilievi, la Juve sia in parità che in superiorità numerica è mancata, più volte, nel ultimo passaggio, quello decisivo a spalancare la porta, va sottolineata, poi, la latitanza di giocate risolutive, quelle qualitative e individuali che decidono, e annotazione tecnico-tattica, abbiamo notato una Juventus spesso assente sulle seconde palle e le respinte del fortino del Porto. Al netto di tutto ciò la Vecchia Signora opziona il passaggio del turno con un due a zero che sì, si dimostra un ottimo vantaggio in vista del ritorno, ma che non archivia la pratica degli ottavi. Anzi ci sarà da tenere le iridi ben spalancate allo Stadium. Bonucci rientrerà sabato contro l’Empoli, il caso tanto eclatante si è dissolto, Allegri ha imposto dettami e scelte sul campo dei Dragoni e ha portato via un’affermazione considerevole e lodabile, dimostrando che il gruppo è saldo tra le sue mani, mentre i ragazzi hanno agito da squadra matura, paziente, di voluminosa personalità. La Champions è competizione creativa e questa Juve ha ancora molto da dire.

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