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2017

Juve, c’era una volta: dai treni notturni ai 120 anni di storia

Avatar di Emanuele Lubatti

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La Juve si prepara a festeggiare i 120 anni della propria storia: da quella panchina, alle maglie rosa, senza avere soldi… c’era una volta la Vecchia Signora

«Sono davvero orgoglioso di far parte di questo club, che festeggia i 120 anni di storia». Senso di appartenenza, consapevolezza di far parte di qualcosa di più grande. A parlare è Max Allegri, nel giorno della vigilia di Sporting Lisbona-Juve. Riflettori puntati, sponsor e stipendi milionari. Giocatori copertina dotati di ogni tipo di comfort. Ma all’inizio le cose erano ben diverse. Da quel 1 novembre 1897 di acqua ne è passata sotto i ponti. Come quella che non usciva nella fontana di via Montevecchio a Torino. Partì tutto da lì: quattro pareti e un campo in terra battuta.

La prima maglia era rosa, come ormai tutti quanti sanno. La Juventus accomunava tutti, dai figli degli aristocratici agli operai. A forza di scolorirsi si ripiegò sul bianco e nero. Più pratico per sopportare tutti i lavaggi. A Lisbona Dybala e compagni sono andati in aereo e col pullman privato. Nel 1897 i giocatori non avevano neanche i soldi per pagarsi il treno e raggiungere i tornei dove (occasionalmente) erano invitati. Da qui quindi la scelta di prendere i treni notturni che costavano meno per arrivare poi il mattino dopo a destinazione. Nessuna ricompensa, nessun comfort. La musica cambiò nel 1923, con l’arrivo della famiglia Agnelli. Da lì in poi la Juventus divenne la Juventus.

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