Analisi tattica Crotone-Juve: Pirlo soffre sul lato di Chiesa e Danilo

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Analisi tattica Crotone Juve: la partita dello Scida analizzata nei dettagli. Le mosse di Andrea Pirlo e Giovanni Stroppa

(Di Jacopo Azzolini) – All’Ezio Scida si affrontano la Juventus ed il Crotone. Il match e le mosse dei due allenatori analizzate e studiate nei minimi dettagli.

Il peso di Kulusevski

Nonostante la rosa rimaneggiata in avanti, Pirlo ha mantenuto lo stesso scaglionamento che abbiamo visto nelle prime partite. I bianconeri hanno giocato con il solito 3-2-5 (che diventa 4-4-2 in fase difensiva): Frabotta e Chiesa davano ampiezza, mentre Kulusevski, Portanova e Morata erano le punte. La Juve ha cercato di costruire soprattutto a destra, ed in quel lato Pirlo ha chiesto fluidità ai propri giocatori.  A seconda della situazione, Chiesa e Kulusevski dovevano alternarsi nell’occupazione degli spazi: quando lo svedese si defilava, l’italiano entrava dentro al campo. Tant’è che li abbiamo visti sia larghi che aperti. La Juve ha palleggiato soprattutto su quella fascia, era lì che si faceva densità per poi crossare sul secondo palo (Frabotta occupava bene l’area sul secondo palo).

I bianconeri hanno però faticato a costruire occasioni, con tanta imprecisione tecnica: nonostante l’assist, Chiesa ha sbagliato parecchio, soprattutto quando agiva tra le linee. Al contrario, nelle difficoltà della squadra, Kulusevski ha dimostrato grande leadership, dai suoi piedi sono nate le occasioni più importanti. Tra cui l’azione del gol, in cui il passaggio dell’ex Parma per Chiesa è stato decisivo. Insomma, i bianconeri si sono aggrappati molto al proprio numero 44.

La sofferenza difensiva

Oltre ad avere palleggiato molto male, la Juve ha anche mostrato crepe preoccupanti in fase difensiva. Anche in parità numerica. Nella prima frazione, i bianconeri hanno sofferto in particolare una giocata ben studiata da Stroppa: con Chiesa sempre alto e Danilo stretto, la Juve era perforabile a destra. Di conseguenza, il Crotone ha effettuato tanti cambi di gioco verso il proprio lato sinistro, con Reca sempre tempestivo ad aggredire la profondità. Così è arrivata sia l’azione del rigore che l’occasionissima al 44′, con l’ibrido difensivo della Juve che ha coperto molto male l’ampiezza. Inoltre, Cigarini era sempre libero di ricevere e di effettuare cambi di campo, i bianconeri non sono riusciti a schermarlo bene.

Le difficoltà si sono ulteriormente accentuate a inizio ripresa, dove la Juve si è fatta sostanzialmente schiacciare da un Crotone che si è stabilito nella metà campo rivali. I bianconeri erano lunghi e fiacchi, con Messias che tra le linee ha dato molto fastidio. Paradossalmente, dopo l’espulsione di Chiesa si è rischiato meno: la Juve ha iniziato a difendersi con un 4-4-1 passivo che ha coperto l’ampiezza e negato spazi al Crotone.  Al contrario, il pressing offensivo ha funzionato molto male.

Il buon lavoro di Morata

Oltre che da Kulusevski, le poche notizie positive arrivano da Morata. In un contesto impegnativo, con pochi spazi e una manovra ingolfata, lo spagnolo ha fatto un buon lavoro spalle alla porta. D’altronde, il gol segnato e l’occasione di Portanova sono arrivate proprio da lui nel stesso modo: per superare il pressing crotonese, la Juve lanciava lungo da dietro su di lui, che puliva bene i palloni e faceva da sponda per l’uomo a rimorchio.

Insomma, ha dimostrato personalità e voglia di leadership, con oltretutto un’elevata pericolosità negli ultimi metri. Oltre al gol, ha segnato un’altra rete (annullata per fuorigioco millimetrico) e centrato il palo. Senza dimenticare del passaggio chiave che nel primo tempo ha portato all’occasionissima di Portanova. Insomma, se la Juve dava la sensazione di poter creare qualcosa, i meriti erano di Morata. Forse l’unica cosa da salvare della deludente trasferta di Crotone.

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