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Buffon: «Juve, Pirlo non ha fallito. Giusto far giocare sempre Szczesny»

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Buffon: «Juve, Pirlo non ha fallito. Giusto far giocare sempre Szczesny». Le dichiarazioni dell’ex portiere bianconero

Gigi Buffon è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport.

SCELTA PARMA – «Dall’ultimo Juve-Parma. Dopo la partita di Torino, mi sono fermato a chiacchierare qualche minuto con il presidente Krause e mi ha chiesto: «Verresti a giocare al Parma?».  In genere, per una forma di discrezione, uno non osa chiedere una cosa simile. E invece a lui è partita la domanda… Mi è piaciuta la cosa, perché ho intuito una visione. E poi era un americano. Nell’immaginario comune, l’America è sogno. Quello cercavo: qualcuno che mi facesse sognare attraverso una visione».

PIRLO – «Io credo che Andrea, dopo le normali e preventivabili difficoltà dei primi 3-4 mesi, abbia poi preso piena coscienza nel suo ruolo e anche una certa dimestichezza con i giocatori. Gli ultimi 4-5 mesi di Andrea sono stati quelli di un allenatore al 100%. E poi, diciamolo, qualsiasi altra società starebbe ancora festeggiando una stagione positiva come la nostra. E’ apparsa deludente solo perché avevamo alle spalle 9 scudetti e due finali Champions. Ma è una colpa?».

SERIE B – «Credo che il Monza sarà la squadra da battere. Insieme a noi. E poi, naturalmente, le retrocesse: Benevento, Crotone… E mi aspetto la sorpresa Frosinone, perché credo molto nella bravura di Fabio Grosso».

ITALIA-INGHILTERRA – «L’ho vista a casa. Bello assistere al primo vero trionfo dei miei figli: la sofferenza, i silenzi, le pulsioni, la gioia! Un piccolo rito d’iniziazione come lo era stato per me il Mundial dell’82. Io ho vinto molto e i miei figli hanno festeggiato spesso, ma qualche delusione cocente l’hanno provata: due finali Champions, quella dell’Europeo… Bello vederli felici e bello pensare ai bambini che avevano pianto dopo l’eliminazione con la Svezia. Avevo pianto anch’io a San Siro. Uno dei miei primi commenti era stato proprio per i bambini: “Mi dispiace aver negato la gioia di assistere a un Mondiale”. Ho sempre giocato per la gente, grande e piccola, che mi sostiene. Sento sempre la responsabilità nei loro confronti».

DONNARUMMA – «Ha fatto un grandissimo Europeo. Per le parate, ma soprattutto per la gestione delle varie situazioni, è stato di una spanna superiore a tutti gli altri portieri. Se a inizio torneo poteva essere ancora considerato una sorpresa, alla fine ha consolidato la sua posizione: oggi è lui il punto di riferimento mondiale».

MONDIALE – «Mancini ha fatto una cosa straordinaria. Possiamo solo fargli lodi e complimenti. E io ,a 43anni, anche per rispetto del lavoro del c.t., non sarò mai quello che si candida: “Oh, ci sono anch’io…”. Mai. Ma il Mondiale mi serve per sognare. Altrimenti per cosa gioco a fare? Per riportare il Parma in A, certo. E dopo? Quasi sicuramente Mancini non mi chiamerà , giustamente, ha i suoi uomini, il suo gruppo. Ma io ho bisogno di sapere che ci sarà un Mondiale in Qatar per continuare a parare e sognare».

BONUCCI E CHIELLINI CON DONNARUMMA – «Gelosia? L’avrei sentita, se non avessi vinto Mondiale, coppe e scudetti. Ma quando sei sereno e in pace con te stesso, come fai a provare invidia? Per due fratelli come Leo e il Chiello, poi! Ero solo spaventato dall’idea che potessero perdere un’altra finale e poi tremendamente felice per loro, due calciatori, due ragazzi dal valore inestimabile. Poi è chiaro, essendo un agonista, mi sarebbe piaciuto essere in campo a festeggiare con loro. Non lo nego. Ma si sarebbe piaciuto esserci anche con Pozzo, Bearzot e Valcareggi, se è per questo».

MESSAGGI CON BONUCCI E CHIELLINI – «Sì, spesso.Con Leo si ragionava dei rigori. “Se finisce dal dischetto, come lo calcio?’. E io gli dicevo: “Per me dovresti batterlo così…”. Poi ha sempre fatto di testa sua. Leo e Chiello sono la conferma di quanto ho sempre pensato sulla Nazionale. Devono giocare i migliori. Giovani? Vecchi?».

NAZIONALE GIOVANE – «No: i migliori! La Nazionale, non potrà mai essere un “progetto giovani”, ma un “progetto vincere”. Sempre. Mancini   è stato grande per questo. Avrebbe potuto nascondersi dietro l’alibi: “Siamo una squadra giovane”. E invece ha detto: “Noi vogliamo vincere”. Ha dato spazio a ragazzi di talento, ma li ha sorretti con 4-5 giocatori esperti che stavano in campo o fuori a dettare lo spirito e i valori vincenti. I vecchi possono anche rompere le scatole e non avere più le energie di un tempo, ma se ho un professore bravo, io gli faccio fare due ore di lezione a settimana. E gli studenti impareranno più da lui che in 24ore con un somaro. Leo e il Chiello, per quello che hanno fatto vedere all’Europeo, possono giocare ancora serenamente fino alla mia età».

GIOCATO POCO CON SZCZESNY – «Guardi, un grande club deve avere alcuni punti fermi e uno di questi deve essere il portiere. La Juve ha uno dei primi tre portieri d’Europa: Szczesny. Giusto dargli sempre fiducia».

CHIESA – «Con Donnarumma è stato la sorpresa dell’Europeo. Quando è arrivato alla Juve non pensavo che fosse così forte. Sono sincero. All’Europeo è stato imbarazzante: in finale con l’Inghilterra, ragazzi, quando partiva, non lo tenevano. Dopo un anno di Juve Fede non mi ha sorpreso, ma non era scontato che si confermasse in un contesto del genere. Quando ti vengono certe cose a un livello così alto, vuol dire che sei davvero speciale».