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Caso plusvalenze, Sartori: «I numeri della Juve non mi sembrano anomali»

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Andrea Sartori, capo della divisione sport di KPMG, ha parlato del caso plusvalenze legato alla Juve. Ecco le sue dichiarazioni

Ai microfoni di Tuttosport si è parlato ancora del caso plusvalenze. A fare il punto della situazione è il capo della divisione sport di KPMG, Andrea Sartori, che si occpua dell’analisi dei mercati e della consulenza di imprese.

ALGORTIMI – «Il valore di un giocatore si può stabilire attraverso “una serie di algoritmi”, basati su “caratteristiche anagrafiche, come età e l’essere o meno extracomunitari”, sulle prestazioni del singolo o sulla squadra per la quale gioca». 

DIFFERENZA VALORE E PREZZO – «Il valore è la cifra alla quale un bene può essere venduto se tutti gli attori dell’operazione si comportano in modo razionale. Il prezzo è la cifra alla quale il bene viene venduto ed è influenzato, per esempio, anche dalle circostanze emotive. Se a 3 giorni dalla fine del mercato si infortuna il difensore centrale e ne avrà per 7 mesi, allora è quasi certo che andando ad acquistare un sostituto lo pagherai più del suo effettivo valore».

JUVENTUS  «Limitarsi a un periodo breve non dà l’idea dell’utilizzo delle plusvalenze. Negli ultimi 9 anni la Juve ha effettuato plusvalenze per il 21% del suo fatturato. Nella classifica dei 10 club che sono sempre stati in A in quel periodo è 7a. In testa Udinese e Genoa con il 69%, poi Atalanta (38%), Fiorentina (35%), Roma (33%) e Napoli (30%). Insomma, i numeri delle plusvalenze della Juventus non mi sembrano anomali».