Chiellini, il segreto del “brutto anatroccolo”

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Giorgio Chiellini si guarda indietro: «Ero sempre il più “bruttino” e sgraziato. Però ho visto ragazzi con talento di 17-18 anni che non hanno fatto sacrifici»

«Ero molto più scarso». Non usa mezzi termini Giorgio Chiellini portando indietro le lancette di dieci anni. L’occasione è il “Randast Next”, evento organizzato appositamente per l’organizzazione post- carriera degli sportivi. Giorgio in questo è infatti un precursore, essendosi laureato a pieni voti alla facoltà di Economia. Ma per diventare un professionista al vertice ci vuol tutto un percorso dietro.

«Quando ho iniziato a giocare – spiega Giorgio – fra tutti ero sempre il più “bruttino” e il più sgraziato. Anche scordinato e grezzo col pallone. Gli allenatori però mi rivedevano dopo un pò di tempo e miglioravo sempre. Così ho cominciato con le selezioni regionali, quelle nazionali e così via. Perchè la cosa fondamentale è dare sempre il meglio di sè. Ho conosciuto ragazzi con molto più talento di me non lo facevano. A 17-18 non può non sacrificare qualcosa per la tua carriera».

La cultura del sacrificio di “Chiello” l’ha poi portato parecchio lontano. «Lo spogliatoio di una grande squadra è come una multinazionale. Ti devi adattare ed integrare diverse culture. Nella Juve noi italiani rappresentiamo un terzo del totale. Magari siamo più musoni, ma accettare le differenze con gli altri dà risultati enormi in campo».